?

Log in

No account? Create an account
 
 
21 September 2014 @ 11:53 am
Dolori domestici  
Ogni tanto si svegliava per il dolore causato dalle fauci, quelle della sua cagna cervicale.
Era quello il modo con cui gli faceva le feste. Questo azzannare con ferocia il suo povero collo era una dimostrazione di affetto che aveva a poco a che fare con i metodi consueti. Non che un cane possa mandare cioccolatini o scaldarci con un abbraccio ma magari avrebbe preferito vederla scodinzolare o girargli intorno alle gambe saltellando felice.
Di solito arrivava di notte, silenziosa, scostava le lenzuola che gli coprivano le spalle con un abile gioco di naso e muso e poi serrava il collo tra i suoi quarantadue denti che cercava di utilizzare in toto perché non voleva fargli mancare neppure un canino d'affetto.
A volte lui si svegliava, sentiva il peso dell'animale, il respiro caldo e naturalmente la potente stretta delle mascelle.
Per quanto provasse a muoversi non gli riusciva di farla desistere, a volte provava a offrirle del cibo all'Ibuprofene ma non sempre lei mollava la presa e si gettava sul cibo, la maggior parte delle volte lo snobbava dimostrando che l'impegno di provocare quell'affettuoso dolore, era per lei di vitale importanza.
Così lui sopportava, a volte cercava di non pensarsi e si concentrava sui battiti del cuore con la speranza che il sonno sarebbe tornato, altre, per quanto ci provasse con un impegno notevole, non otteneva nulla. Quel dolore si mischiava con i sogni, li trasformava in incubi divenendo parte di lui e allora si immaginava svolgere le faccende di tutti i giorni con questa cagna appesa al collo che faticava a infilare nel cappotto o a far passare tra la folla che riempiva l'autobus.
Salutava l'alba con un sorriso tirato e anche se era conscio di aver dormito poche ore, la luce portava speranza e spesso, muovendosi come se niente fosse, la cagna cervicale decideva che era il momento di mollare la presa.
Lo faceva a poco a poco, un dente alla volta finchè rimaneva appesa alla pelle della nuca per poi liberarlo del tutto e correre via come se si fosse ricordata all'improvviso di un impegno inderogabile.
Lui amava i cani ma preferiva i gatti, una volta ne aveva uno che teneva al collo come una sciarpa, lo scaldava e mangiava le mosche, poi il giorno che è arrivata la cervicale è scappato e non è più tornato.
Prosit
Tags: