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28 September 2014 @ 09:57 am
Quello spazio sotto il divano (dedicato a R.C.)  
A quel tempo bevevo. Adesso mi capita di buttar giù un goccio, ma allora avevo sempre una bottiglia di Old Navy sotto il cuscino del divano.
Quando tornavo dal lavoro tenevo pronto in tasca un biglietto da cinque, passavo dal supermercato e liberavo un buco nello scaffale. Era come una compressa per l'emicrania senza la quale potevo solo mettermi a pregare. Non che fossi praticante, andavo in chiesa solo per i funerali dove me ne stavo sulla porta, non appena il prete cominciava a innaffiare i fiori me la filavo via. Così le mie preghier erano inventate, "Signore" - dicevo  "Lo so che sei occupato ma la testa mi scoppia" e poi promettevo cose che sapevo (come di certo sapeva lui) che non sarei mai riuscito a mantenere.
Avrei tagliato l'albero in giardino, avrei pulito il garage, avrei cambiato la moquette in salotto.
Tutti lavori che Hellen mi pregava di svolgere da tempo e che io rimandavo.
A pensarci ora mi meritavo quei mal di testa e non mi meritavo lei.
Comunque non ho mai promesso di diventare astemio, devo riconoscerlo, almeno su quello ero sincero.
Quel divano era trasformabile, bastava tirare una leva per ottenere un letto matrimoniale. Lo avevamo comprato per quando la sorella di Hellen veniva a trovarci, lì sotto c'era spazio sufficente per una distilleria.
A volte capitava mentre guardavo la tv, infilavo una mano sotto il cuscino e tiravo fuori una bottiglia. Dopo qualche sorso ero convinto di possedere una tv ultimo modello e dopo mezza bottiglia parlavo con gli attori.
A volte Hellen se ne stava lì, in piedi, a dirmi delle bollette o del cane dei vicini o che le sarebbe piaciuto andare in centro nel fine settimana. Io non vedevo l'ora che tornasse in cucina per poter prendere la bottiglia e farmi un goccio, quel pezzo di vetro sembrava chiamarmi.
Hellen lavorava molto, era impiegata nell'ufficio della motorizzazione e sentiva tante di quelle scemenze durante il giorno che quando era con me stava quasi tutto il tempo in silenzio. Rientrava a casa, si faceva un bagno e poi preparava la cena. Se tardavo a volte mi aspettava oppure trovavo il piatto coperto come un disco volante appena atterrato.
Quella volta della promozione ci siamo divisi una bottiglia, poi un altra e se non fossimo stati ubriachi forse avremmo fatto l'amore sul divano. E' stata l'ultima volta che l'ho avuta vicina, poi mi ha lasciato per quel tizio che vendeva assicurazioni sulla vita.
Così mi sono ritrovato nelle mani solo una bottiglia vuota e a vedere la realtà attraverso il suo vetro scuro.
Ripetevo lo stesso giorno all'infinito, lavoravo per mangiare, mangiavo per vivere, vivevo per bere.
Non c'era più altro.
Avevo comprato un modellino una volta, una Ford T della Highway Pioneers in scala 1:32 Un mese fa ho ritrovato la scatola in cima all'armadio. Ho provato a costruirla ma è finita nel bidone insieme alla tovaglia, al barattolo della colla e ai pantaloni del pigiama. Hellen me lo aveva detto che non sarei mai riuscito ad arrivare in fondo.
Ora ho smesso di bere, Hellen non c'è più e nemmeno quel divano sparito un giorno, insieme a tutti i mobili della casa.
Li hanno portati via due uomini, "Stia fuori dai piedi" - hanno detto appena arrivati, solo quello, così sono rimasto seduto sotto l'albero in giardino dove li ho visti passare avanti e indietro finchè  sono andati via.
Quando sono rientrato a casa non sembrava più la mia.
Prosit
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