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15 October 2014 @ 12:08 pm
Fuori di qui  
"Non credere sia facile"
"...mi sembra impossibile..."
"Ed e' proprio quello che ti frega, se non ci credi non ce la farai mai, e' necessario che la tua convinzione si diffonda nel corpo, attraversi muscoli, tessuti, ossa fino ad arrivare alle cellule cambiando il loro stato. I legami si devono rilassare, la materia deve entrare in vibrazione, devi diventare come un liquido che passa in un colino per poi riunirsi dall'altra parte".
"Un colino, la materia... ci provo, si ci voglio provare e... riuscire, voglio passare dall'altra parte, andar via di qui..."
"Dai coraggio, prendi la rincorsa, non e' difficile, devi solo crederci, non ti fermare alla parete che hai davanti, ti ricordi di quella volta che hai macchiato quella del salotto con il caffe'?, Di quell'altra in cui hai dovuto fare tre buchi prima di riuscire ad appendere la mensola?
E molti anni prima, quando giravi per casa sul triciclo, hai scontrato la parete ed e' venuto giu' un pezzo di intonaco. Per non farti scoprire avevi tentato di chiudere il buco con un intruglio di maionese e crema per le mani che era puntualmente colata per terra peggiorando la situazione. Tua madre aveva preteso che tuo padre finalmente la accontentasse coprendo l'intera stanza con quella tapezzeria con le gardenie che aveva comprato alla svendita l'anno prima.
Chissa' se lui ti ha maledetto, forse per qualche secondo e poi si e' rassegnato come ha sempre fatto in tutta la sua intera vita.
Ricordi quando tua mamma ti ha telefonato per dirti che se ne era andato?
Lei era gia' oltre la perdita, erano passate poche ore e gia' guardava avanti osservando la tragedia dalla sua personale distanza di sicurezza.
Ti chiese se papa' avrebbe preferito essere sepolto nella tomba di famiglia, al paese natale, o nel cimitero cittadino.
Nel secondo caso si sarebbe trovato di fianco al cugino Vincenzo con cui non era mai andato molto d'accordo in vita, un bel dilemma.
Impiegasti alcuni istanti per comprendere che ti stava comunicando la sua scomparsa, all'inizio avevi capito che lui fosse partito per un viaggio, diceva sempre che un giorno gli sarebbe piaciuto visitare la nostra bella Italia.
Una sera a cena ti aveva descritto il suo proposito aiutandosi con le briciole del pane sulla tovaglia, la punta del coltello che disegnava il tragitto, si era fermato alla prima tappa: Arona dove c'era la statua di Carlo Borromeo. Quel colosso lo aveva sempre incuriosito. Ti aveva raccontato che ci sarebbe voluto arrivare poco prima della chiusura quando la maggior parte dei visitatori se ne era andata.
Sarebbe salito fin dentro la testa della statua per osservare il panorama dal naso, dagli occhi, dalle orecchie.
Per una volta sarebbe stato un pensiero dentro quella testa come fosse un cristiano in una cattedrale.
"Anche tu sei dentro una testa ma non ti piace, e' una testa troppo silenziosa e non ha occhi, ne' orecchie da dove tu possa guardar fuori..."

Gli infermieri ricordavano quando aveva cominciato a parlare da solo, da quel giorno non aveva piu' smesso. Dalla sua cella proveniva giorno e notte un incessante fiume di parole. Qualche volta qualcuno poggiava l'orecchio sulla porta per ascoltare e lo sentiva formulare domande alle quali rispondeva da se ma era come se ci fossero due persone li' dentro perche' cambiava il tono di voce, una stridula e acuta, l'altra profonda e pastosa.
A volte aprivano lo spioncino e lo vedevano riverso sul pavimento, altre lo soprendevano mentre si lanciava contro una parete.

"Allora te la senti di provare? E' piu' facile di quello che sembra, non devi desistere, pensa all'acqua, al colino, vedrai che ci riuscirai a lasciare questa testa, sarai un pensiero presto dimenticato, sarai un pensiero libero.
Prosit
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