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16 October 2014 @ 12:01 pm
La gita di classe  
"Per favore mettetevi qui in fila che vi conto, forza che facciamo notte, Alberto dove vai? Carlotta dai mettiti qui, tu forza vieni qui vicino, allora 2,5,7,12 e 3 son quindici e diciannove e ventidue e 3 venticinque, manca uno, Simone, sempre lui, dove e' finito, mannaggia, qualcuno ha visto Simone? Ah ecco, dove eri andato? Ma bravo, ti sembrava il momento di andare a comprare la merenda? Lasciamo perdere, si non mi interessa, ora salite sul pulman, SENZA SPINGERE, piano che i posti non ve li ruba nessuno, ma cosa hai in quello zaino Sara, ti sei portata tutto l'armadio?"
"Signo' ha detto ai ragazzotti che se sporcano er purman poi Je faccio puli' tutto co a lingua?"
"Si mi sono raccomandata, stia tranquillo, piuttosto quanto impiegheremo per raggiungere gli scavi?"
"Eh signo', nun cio' a sfera maggica, ce vole er tempo che ce vole, dipende dar traffico, nun e' che posso vola' e poi..."
"Si si, va bene, ho capito"
Un ora e venticinque nella quale:
Carlo vomita
Sabrina riesce a incastrare una mano nella fessura del sedile
Paolo e Gregorio si menano
L'autista bestemmia dietro ad un apecar
Gino rompe gli occhiali a Luisa
Un passante vuole salire sul pullman perche' qualcuno gli ha mostrato il dito
L'autista vuole scendere a menarlo perche' non si deve permettere di picchiare a quel modo nella porta del SUO pullman.
Siamo arrivati agli scavi, li ho contati di nuovo, due volte, prima ne mancavano due, poi uno, alla terza volta c'erano tutti.
Avrei dovuto rifare la conta per essere sicura ma a quel punto la voce cominciava a calare, ero disposta ad assumermi tutti i rischi, compreso quello di subire un processo per abbandono di minore.
"Ora state tutti buoni qui, in silenzio che vado a prendere i biglietti, guai a chi si muove..."
Sono solo tre metri ma un calo di attenzione minimo puo' essere fatale.
Alla mia collega Bergonzi e' successo durante la gita al museo, si e' voltata un attimo e mezza classe era uscita attraverso la porta di emergenza.
Torno, la scolaresca e' dove l'ho lasciata, sono divisi in piccoli capannelli, l'attenzione rivolta a qualcuno che sta giocando a qualcosa sul cellulare. Potrei chiedere loro perche' si son portati il telefono rischiando di romperlo o perderlo ma so che e' fiato sprecato, in quel frangente e' servito come collante, son quasi grata alla tecnologia da rincoglionimento.
"Allora bambini, tra cinque minuti la guida ci accompagnera' a visitare gli scavi, poi ci sara' il laboratorio, mi raccomando di fare silenzio, di tenere le orecchie bene aperte per ascoltare quello che ci dira' avete capito?"
"Se apre le orecchie ancora di piu' Simone ci entra dentro un elefante"
risate
"...e tu ciai il sedere che potrebbe tenerci dentro un camion..."
pugno
"Ahiaa signora maestra Simone mi ha fatto male!"
"Smettela per favore, cosa ho appena detto? Ho parlato col muro? Ecco che arriva la guida..."
"Benvenuti agli scavi di Pasturia, possiamo cominciare? Allora seguitemi, ecco fermiamoci qui presso l'ingresso dove comincia la nostra visita, bambini dovete sapere che gli interventi per portare alla luce i vecchi edifici e i reperti si sono succeduti nel corso degli anni e grazie all'ultima campagna finanziata dalla regione si e' riusciti a portare alla luce un'importante necropoli a incinerazione risalente al 1000 a.C., periodo in cui inizia il processo di formazione dell'ethnos sabino. L'area a destinazione funeraria, con tombe a fossa e copertura di tegole, risale invece all'età tardo-romana. Qualcuno mi sa dire di che secoli stiamo parlando?"
"Boh cinquemila avanticristo?"
"No, siamo intorno al terzo secolo dopo Cristo...comunque come già accennavo prima, una precisa norma giuridica contemplata dalla legislazione più antica, faceva esplicito divieto di cremare e seppellire i defunti nello spazio urbano; la rigorosa osservazione di tale legge fece sì che a Roma e in tutto il mondo romano, almeno fino all'Alto Medioevo, i cimiteri si sviluppassero al di fuori del circuito murario, lungo le strade che uscivano dalla città. A Roma, ad Ostia, a Pompei, cosi' come qui a Pasturia e nei centri più lontani delle province, alle porte della città le tombe si allineavano....."
Vediamo capitelli e colonne, di nessun interesse per i bambini, per tre volte Davide si arrampica su un muro, quasi nessuno
ascolta la guida che per la verita' pensa di avere davanti una platea di universitari, usa parole che anche io faccio fatica a seguire. Le fosse con gli scheletri hanno una certa attrattiva, al negozio tutti comprano teschi di resina che non hanno nulla a che fare con la visita.
La mattinata termina, i laboratori son saltati perche' non c'era piu' tempo, sono esausta come se avessi costruito con calce e mattoni l'intera necropoli.
Rifaccio la conta, forse ci sono tutti, l'autista mi pianta su una solfa perche' i bambini hanno le scarpe sporche di terra, forse dovevo far portar loro le pantofole di ricambio, non lo so.
Quando siamo quasi arrivati sento uno strano silenzio, in certi casi sono preferibili urla e strepitii.
Mi alzo, vado verso il fondo del pulman, mi accolgono facce da mani nella marmellata.
"Cosa succede qui?"
"Niente signora maestra, niente di niente".
La paura si insinua nel mio corpo con fredde lingue di ghiaccio
"Come sarebbe niente, cosa hai li' sotto?"
"Ha un osso, ce lo detto che non si poteva ma lui l'ha preso..."
"Infame di spia! Fatti gli affari tuoi!"
"Forza dammi quello che hai preso, non voglio storie, siamo quasi arrivati e state seduti finche' il pulman non si ferma"
Arriviamo nel piazzale della scuola, una parata di facce sorridenti con attaccati i genitori ci aspetta, qualcuno ha pronto il telefono per scattare la foto del rientro, altri un vassoio con i pasticcini.
"Non spingete, chi non vede i genitori aspetti, per tutti gli altri... ci vediamo domani"
Sono andati via tutti, l'autista ha fatto un sopralluogo sul pullman, e' tornato con due carte di caramella, la plastica di un Estathe' e la confezione di una merendina.
"Queste sono sue signo'"
Le raccolgo contenta che non abbia notato le scritte sul finestrino tracciate con il pennarello indelebile.
Quando sono finiti i saluti, i bambini e le loro facce da angioletto sono andate tutte via, quando l'ultimo genitore mi ha stretto la mano e il pullman e' partito sgasando, mi siedo sulla panchina che sta alla fermata dell'autobus.
E' l'ora in cui tutti sono a casa a mangiare, nelle strade il traffico e' sparito, si sentono televisori sintonizzati sul Tg e sto pensando che appena arrivero' a casa mettero' qualcosa nel microonde e poi mi infilero' nel letto.
Arriva il 34, vuoto, salgo e quando metto la mano in tasca per prendere il biglietto mi accorgo dell'osso.
Lo tiro fuori, lo rigiro tra le dita.
Una costola umana?
Forse e' un osso di pollo che qualche cane ha sotterrato, no, mi pare troppo grande.
Ho il pomeriggio libero, potrei mangiare un panino e poi andare agli scavi col treno, spiegare alla guida che un bambino, non so
come abbia fatto, ha prelevato quel reperto e che mi dispiace e che ci vogliono mille occhi e che spero che tutti si aggiusti...
Poi apro il finestrino e lo lancio proprio mentre passiamo sopra il ponte.
L'osso in aria vola, ruota, pare una scena di 2001 odissea nello spazio. Guardo se l'autista mi ha visto poi mi siedo.
Appena arrivo a casa levo le scarpe e mi infilo nel letto vestita, chiudo gli occhi, immagino un mondo senza bambini, mi addormento.