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03 November 2014 @ 08:20 am
Il lunedi' mattino  
Al mattino ci dovrebbe essere dell'oro da qualche parte. Ben nascosto, sia chiaro. La penuria di parcheggi si fa sentire anche adesso quando, almeno in teoria, si dovrebbe essere avvolti da una specie di mantello intriso di potere capace di guidarci con magica precisione al posto vuoto. I parcheggi non sono più come una volta e nemmeno i mantelli perciò capita di cercare un posto e scoprire che l'unica differenza con il giorno sta nella luce. Ma a quest'ora si può far colazione, immergerci in un vasto bar dove cercare il baule sommerso e le deliziose merendine ancora inviolate che ci attendono. E allora prendiamo un tovagliolino di carta, solleviamo il coperchio e stiamo per afferrare un croissant quando il barista, che ha ancora le guance stropicciate e un farfallino mezzo addormentato, con un impeto che non possiamo che invidiare,  ci illustra la varietà che solo a quell'ora è disponibile. Ci fermiamo con la mano a mezz'aria, con quel tovagliolino che sembra un pipistrello albino indeciso mentre lui declama:"Queste sono con la crema, queste con la marmellata,  integrali,  cioccolato, miele, vuote, zabaione, pistacchio e non so..."
Se siamo in vena di osare, e vogliamo subito vedere se la sorte oggi ci arride, possiamo provare quella che "lui non sa" oppure prenderne un altra a caso tanto abbiamo già dimenticato quanto ci ha appena detto.
Il cappuccino e la sua soffice schiuma ci guardano dal banco di metallo, cerchiamo segni sulla sua superficie e poi cancelliamo tutto con tre bustine di zucchero consci che non batteranno l'amarezza del lunedì.
Lo zucchero di canna è evocativo e anche se la pianta da cui si ricava non ha nulla a che fare con il bambù ci appare in mente il lontano oriente, i ciliegi in fiore, i kimono, le geishe e i samurai che appoggiata la katana al flipper, fanno colazione.
Pian piano la luce inghiotte il buio, le macchine come gomme da cancellare hanno già pulito il grande foglio bianco sopra il quale disegneremo il giorno, speriamo di prendere almeno una sufficenza o, se ci accorgiamo che stiamo facendo troppi paciughi, di poterci giustificare.
Prosit