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05 November 2014 @ 03:02 pm
Nonostante la pioggia  
Terenzio e Mariluna si conobbero nonostante.
Nonostante lei fosse appena uscita da una storia di cui ancora portava i segni, nonostante avesse giurato "Che mai più", sarebbe caduta nel barattolo della colla, nonostante il tempo che la sorprese con la pioggia e non aveva l'ombrello e le scarpe nuove che portava ai piedi non sarebbero più tornate del colore originale e "Cosa vuole questo che si avvicina? ci prova? Ma Dio santo non vede in che stato mi trovo?
Terenzio si avvicinò con l'affetto che avrebbe mostrato verso un pulcino bagnato e nonostante la sua innata timidezza si fece forza e gli offrì il braccio alla cui estremità stringeva l'ombrello.
Nonostante la sua reticenza lei accettò perche' in fondo gli sembrava un buffo cavaliere d'altri tempi, di quelli che avrebbero buttato il proprio mantello sopra la pozzanghera e avrebbe difeso la propria dama a fil di spada.
Non dissero nulla per lungo tempo,  come se sentissero che la prima parola pronunciata si sarebbe portata sulle spalle il peso di quell'incontro e poi le inevitabili conseguenze. Nonostante gli sembrasse una frase sciocca Terenzio infine parlò e la voce che pronunciava quelle parole gli suonava strana come se non fosse la sua. Mariluna rispose l'istante prima che il silenzio diventasse insopportabile.
"Io sarei arrivato ma posso accompagnarla a destinazione... o lasciarle l'ombrello" - disse mentre pensava alla risposta che avrebbe voluto sentire.  Poterle ancora stare accanto? O lasciarla con la scusa di recuperare l'ombrello e rivederla?
"E' stato molto gentile ma non posso approfittarne ancora" - rispose lei e buttò le parole come se le avesse sputate fuori, come se avesse voluto cambiarle senza riuscirci.
Nonostante le due possibilità, finirono per percorrerne una terza. Si fermarono a far colazione in un bar deserto che pareva aspettare solo i loro corpi sgocciolanti. Si sedettero ad un tavolo rotondo, così piccolo che il contenitore dei tovagliolini pareva pieno di asciugamani da spiaggia.
Ordinarono due cappuccini e focaccia che arrivò tagliata a strisce sopra un piatto sbeccato.
Cominciarono allora a mollare i freni, lentamente come per provare la pendenza della discesa. Quando arrivarono le prime risate filavano gia' a tutta velocità con i finestrini aperti e una musica sciocca che usciva dall'autoradio.

La loro storia comincia.
In quale preciso momento non si sa, forse con la prima goccia di pioggia caduta a terra quel mattino. Una storia unica come tutte le storie e prosegue per un anno tra momenti in cui la felicita' pare riempire ogni spazio e altri in cui le lacrime annebbiano vista e ragione. Il dubbio e' un animale domestico a cui hanno messo il guinzaglio, che portano fuori a turno e sfamano con amorevole cura anche se del suo carattere scontroso preferiscono non parlare mai come si fa con gli argomenti scabrosi.
Mariluna un giorno prende la decisione, dice che ha capito cosa vuole anche se non ha in mente una forma esatta. Il loro rapporto non le va piu' bene, sono i contorni, le sfumature, i confini e le distanze.
Terenzio non puo' che prenderne atto ed esce dalla sua vita cercando una ragione tutta sua. Sapeva fin dall'inizio che lei voleva qualcosa di diverso ma chissa' perche' si aspettava che sarebbe durata ancora un po'.
"Saremo amici?" - chiede
"Ma quali amici..." - risponde lei
Lui le dice che sarebbe contento di avere sue notizie, ogni tanto, se lei se la sente. Lei non promette nulla e lo lascia cosi' nonostante le lacrime, a volte i cuori piu' duri abitano corpi minuti.

Un giorno arriva una cartolina.
C'e' la data sul francobollo, la foto aerea di un paese medioevale e il suo nome, nient'altro.
Terenzio la avvicina al naso alla ricerca di un profumo famigliare ma odora solo di inchiostro.
Ne riceve altre nei mesi successivi, ed e' come una partita a Scotland Yard dove Mister X rivela ogni tanto la sua posizione sulla mappa senza che gli altri giocatori possano pero' salire sopra un mezzo pubblico e raggiungerlo.
Da allora lei scrive per fargli sapere che e' ancora sulla terra, da qualche parte.
Terenzio risolve l'equazione dove spazio, tempo e presenza sono le variabili da usare.
Se avesse un indirizzo le risponderebbe, o forse no, cosa potrebbe dire, cosa aggiungere alla loro storia che ormai e' diventata solo un tema pieno di verbi al passato senza piu' un soggetto?
Mariluna ora ha un altra vita, altri spazi, tempi e presenze ed e' felice perche' la forma che cercava e' quella dello stampo da budino che non ricordava piu' di possedere.
Terenzio la rivede negli oggetti, nelle parole che come un eco sente rimbalzare nei luoghi dove sono stati insieme, associa musiche e
profumi e tutto gli sembra ficcato dentro una scatola chiusa per bene e riposta in un angolo della cantina. E' quel luogo dove si mettono le cose che dispiace buttar via ma che non sono piu' di nessuna utilita'.
E' un posto buio, pieno di fantasmi intrisi di una straniante malia e il ricordo di cio' che e' stato si scontra ogni giorno con quello di cio' che poteva essere, una lotta silenziosa che lascia sul campo di battaglia gocce di pioggia e freddo dentro e un male che risuona come una campana.
Le storie finiscono perche' cominciano, il ciclo dell'acqua e' importante per la vita e Terenzio, nonostante piova spesso, non usa piu' l'ombrello.
Prosit