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08 December 2014 @ 01:23 pm
Sui racconti (un post di parte)  
Ci sono i libri. E c'è una speciale maledizione che riguarda tutti quelli che scrivono poesie e racconti.
Siamo davanti a contenuti differenti, è vero ma il contenitore "Libro" è come un frigorifero dove al suo interno si può trovare ogni genere di pietanza. Un arrosto pronto da cuocere, una confezione di uova da mangiare in sequenza, quel pezzetto di formaggio stagionato che racchiude in se una intera tradizione e che viene assaporato da ogni papilla gustativa, una pentola sporca di minestra avanzata, di quelle che non si buttano via subito ma hanno tempi di scarto sincroni con lo scrupolo e la lotta allo spreco. Insomma una porta, come una copertina, cela diversi contenuti ma in un caso tutto può essere senz'altro inteso come "cibo" mentre nell'altro non tutto è considerato "scrittura" appetibile. Ci sono momenti nei quali si predilige uno spuntino veloce ad una elaborata e lunga cena. E spesso certi buffet o
rinfreschi superano per qualità e varietà certi pranzi scontati dove la cadenza delle portate somiglia tanto al passo  del becchino che trasporta la bara verso l'inevitabile, ultima dimora.
Lo scrittore di racconti è convinto che una raccolta degli stessi formi un libro, l'editore no e a detta sua anche il pubblico perché i racconti non si vendono, non vanno, sono un genere di nicchia che prende posto sugli scaffali più nascosti, un pelo più in vista dei libri di poesia.
È una questione di tempi, non di qualità.  È avere il coraggio di provare un rinfresco al posto di una cena, è il coraggio di dire: "Sto leggendo un libro di racconti" senza il timore di essere considerati poco seri. E' luogo comune che i VERI lettori leggano romanzi e saggi e trilogie, saghe, e più il volume riempie lo spazio e più ne possono andar fieri come se esibissero una vistosa auto di grossa cilindrata. Ma sono storie, tutte quante. Quelle che scorrono attraverso le duemila e più pagine dei grandi classici,  come quelle che occupano una facciata.
Il racconto è sempre controtendenza, anche oggi che è tutto più veloce, i luoghi dove dedicarsi alla lettura sempre occasionali e rubati ad un viaggio, ad una attesa dove il racconto parrebbe essere adatto (e invece no).
I racconti di Calvino, Buzzati, Carver, Capote, per citare i primi che mi vengono in mente, sono autentiche perle.
Per trovare qualche difetto al racconto bisogna arrivare alla sua fine. Spesso termina rapido come cominicia e questo tempo, che lo scrittore ha scelto per ciò che voleva dire,  puo' non bastare al lettore. Perché nel racconto non c'è quasi mai il tempo di abituarsi alla fine. Se fa parte di una raccolta le pagine non sono rivelatrici si sa quanto manca alla fine del libro, non del racconto.  Ma forse è bella anche questa incertezza forse il racconto regala l'inaspettato.
E' Natale, siate più buoni, leggete racconti.
Prosit
 
 
 
capracotta: art books & morecapracotta on December 8th, 2014 03:50 pm (UTC)
E' dai tempi dell'università che leggo questa faccenda che "i racconti non vendono". Che stupidaggine. Io come lettrice sarei molto più adatta ai racconti e, proprio come dici tu, in questi tempi frenetici il genere andrebbe rivalutato.
bustonebustone on December 9th, 2014 01:04 pm (UTC)
Cosi' e', spero sempre in un cambio di tendenza... :)