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12 December 2014 @ 10:05 am
Il lavoro mobilita l'uomo  

Si puo' sempre fare altro.
Intendo, piuttosto che lavorare.
Il lavoro e' li' che aspetta, non c'e' dubbio, e se proprio non appare chiaro cio' che sarebbe da fare, la nostra indole ci permette di
far finta che non ci sia nulla da fare.
A volte ci impegnamo in lavori che hanno lo scopo di rimandare altri lavori. Fare un buco sul soffitto, per far spazio alla pila di piatti sporchi, e' uno di questi.
Altre volte ancora cominciamo un lavoro ed entriamo nella catena di Sant'Antonio delle incombenze.
Prendiamo l'aspirapolvere per pulire in sala ma il filo si incastra nella mensola della dispensa, allora pensiamo che sarebbe bello avere un gancio sul muro dove appendere l'oggetto, cosi' spostiamo la scala per liberare la parete.
Ora dobbiamo trovare un posto per la scala e pensiamo che se accorciamo le mensole potremmo trovare un giusto spazio.
Cosi' cominciamo a liberarle, spostiamo le scatole delle scarpe, cade fuori un mocassino.
Lo prendiamo in mano per rimetterlo a posto e ci accorgiamo che la pelle avrebbe bisogno di un po' di lucido cosi', dopo aver trovato la scatola con il necessario per la cura delle calzature, ci mettiamo a lucidare quella scarpa, poi la gemella, poi apriamo le scatole e proseguiamo con tutte le altre scarpe fino ad avere un parco calzature lucido e profumato.
I nostri occhi trovano altri piccoli insiemi di caos che in quel momento non riusciamo ad ignorare.
La scatola con i lacci delle scarpe che pare un nido di serpenti, quella delle lampadine, i sacchetti di plastica, le carte regalo.
Ben presto affrontiamo quelle nuove sfide e non usciamo dalla dispensa finche' tutto non ci sembra in ordine.
Quando guardiamo l'orologio scopriamo che sono passate due ore, siamo chiusi in quella cabina da tanto di quel tempo che quando usciamo e' come se fossimo tornati al mondo. Con in testa il tema di "Nata libera" chiudiamo la porta soddisfatti senza piu' ricordare il proposito iniziale.
Ci sono dunque lavori che chiamano con insistenza e che noi, con altrettanta abnegazione, evitiamo. Ci sono lavori inutili dietro ai quali spendiamo energie e impegno (Ohh ecco fatto, ora tutti i gancetti fermasacchetti sono divisi per lunghezza e colore cosi' quando mi servono non devo piu' dannarmi a trovare quello giusto). E ci sono lavori che si evitano tirando fuori scuse.

Non ho passato lo straccio per levare lo sporco perche' non volevo annientare la muffa, il mio rispetto per le creature viventi va al di la' dei semplici lavori domestici.
Non ho spolverato per non cancellare il segno dei soprammobili cosi' quando li sposto so ESATTAMENTE dove erano posizionati.
Non ho portato fuori la spazzatura perche' ho pensato volessi farlo tu, non avevi detto che ti andava di fare quattro passi dopo cena?
Non ho stirato perche' la pila delle maglie mostrava un accostamento di colori degno di un Pollock
Non ho riparato lo scarico perche' trovo il rumore delle gocce molto zen
Non ho dato l'olio alle mappe delle porte perche' quel cigolio mi da' l'illusione di vivere in un antico maniero scozzese.

Nella foto: Allegoria del lavoro

 
 
 
capracottacapracotta on December 12th, 2014 11:42 pm (UTC)
Brutta vita i gatti, eh? Mi consola che la catena di Sant'Antonio delle incombenze non capiti solo a me.
bustonebustone on December 17th, 2014 11:31 am (UTC)
Loro sono saggi e noi abbiamo solo da imparare :-)