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15 December 2014 @ 08:40 am
Un minuto  

Cosa credi che sia semplice?
Che  alzarsi sia un gioco da ragazzi?
Non che ci voglia molto a tirarsi in piedi, il piu' e' rimanerci.
Quei primi passi sono come quelli di un bimbo che al posto del suo giovane corpo elastico e gommoso, ha il tuo che cigola come un veliero dopo una tempesta.
Dunque non e' facile muovere le gambe fino al bagno e poi centrare la porta e  insomma, devi credermi non e' che devo scendere nei particolari.
Quando infili la tazza nel microonde ti allontani e pensi e mentre lo fai ti parte quel pensiero laterale che ti dice che quel minuto e' proprio lungo.
E' come una domanda che fai a te stesso, alla tua cognizione del tempo: "Certo che dura un minuto eh?"
Non ti rispondi, hai i pensieri rivolti a quello che dovrai far dopo, a quelle mille, piccole, faccende che dovrai sbrigare prima di uscire e guardi la tazza che gira e senti il rumore del motore e guardi il display e quel conto alla rovescia che finisce con il solito suono.
Ma il piu' e' dopo, quando sei uscito di casa, quando sul tappeto del portone gia' rimpiangi il suo tepore, la sua luce famigliare, i tuoi oggetti, il letto che conserva ancora un po' del tuo calore e prima di aprire l'ombrello, una goccia gelata, precisa, spietata, ti si infila nel collo e ti ricorda che sei vivo.
Ha piovuto di notte ma il cielo l'ha tenuta per festeggiare il tuo arrivo, se guardi bene da qualche parte ci deve essere un cappellino colorato.
C'e' bisogno che la natura ti illustri ogni volta la condizione umana? L'hai capita la lezione, lo sai bene quanto minuscolo sia l'uomo nei confronti di madre terra e sai che se dovra' piovere forte, sara' sopra di te e la furia degli elementi sara' inversamente proporzionale agli indumenti impermeabili che indossi.
Ti infili in auto e parti e mentre cerchi di decifrare le sagome che appaiono al di la' del vetro, continui a meditare e un pensiero arriva prepotente: il parcheggio.
Riuscirai a posteggiare l'auto una volta arrivato? O dovrai lasciarla piu' lontano di dove l'hai presa?
Ma poi lo trovi, e sei indeciso se essere contento o se essere triste per essere contento di cosi' poco.
Poi entri in ufficio, ti immergi nel torpore del lunedi' mattina, ombrelli aperti, ventole che girano, neon, passi incerti lungo il corridoio, un colpo di tosse.
Un minuto non dura che un minuto, il difficile e' riuscire a non guardare l'orologio.
Prosit

 
 
 
capracotta: base downcapracotta on December 17th, 2014 07:38 am (UTC)
Il minuto al microonde, la goccia che gela il collo, quella sensazione al parcheggio: non riesco a leggerti sempre, ma ogni volta che lo faccio rimango stupita da come riesci a descrivere in modo così vivido alcuni dettagli quotidiani.
bustonebustone on December 17th, 2014 11:32 am (UTC)
Grazie Molte! :-))