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27 December 2014 @ 09:37 am
Tutti sanno e non lo dicono  
Tirava la catena del gabinetto e stava ad osservare quel vortice che girava e girava fino a sparire come un piccolo tornado che non era durato che il tempo di un idea. Era un cataclisma tascabile ad uso famigliare che veniva creato dall'acqua e dalla forma di ceramica del water.
Probabilmente dietro a tutto ci dovevano essere studiosi della dinamica dei fluidi, fisici teorici, esperti in design e ingegneria dei materiali.
Gli idraulici avevano di certo collaborato e perfino una donna delle pulizie, passando di lì, avrà detto la sua forse donando la scintilla che aveva realizzato il water. Quell'oggetto bianco che usava tutti i giorni,  aveva il nobile e duplice scopo di aiutarlo nello svolgimento delle pratiche corporali senza farlo sentire un animale aggrappato ai bisogni primari. Era il centro del bagno, il big bang di quell'universo che da un semplice buco nel terreno si era espanso circondandosi di quattro pareti di legno, di due assi dove poggiare i piedi fino a divenire nei secoli un ambiente inglobato nelle case e decorato con piastrelle, porta asciugamani, specchi e atmosfere consone all'evacuazione.
Essere seduti lì sopra sapendo che a pochi centimetri di distanza si poteva scatenare una tromba marina non era piacevole. A differenza della maggior parte dei suoi simili, che spesso consideravano quei minuti di solitudine come sacri e quasi respiravano a pieni polmoni quell'aria che era tutt'altro che salubre, lui pareva un gatto con la sua cassetta di sabbia.
Certo come i felini manteneva un certo contegno tale per cui chi si fosse trovato inavvertitamente ad aprire la porta e a scoprirlo lì seduto avrebbe avuto l'impressione di avere davanti una statua. Le braghe calate fino alle caviglie sarebbero passate inosservate tanto era fiero il portamento, tanto profondo lo sguardo che andava al di là delle tendine gialle, oltre il vetro zigrinato per perdersi in un luogo noto certamente solo a lui stesso.
Ma quando aveva concluso era ben lesto a usare la carta igienica, a voltarsi per controllare la forma delle scorie, a scatenare il tornado che avrebbe cancellato ogni traccia.
A volte doveva usare lo scopetto, orrendo attrezzo che per vergogna nascondeva dietro il cesto della roba sporca.
Non che ne denigrasse l'utilità, spesso lo strofinio delle sue spazzole di gomma arrivava dove la dinamica dei fluidi si era arresa contro gli accanimenti della materia. Tuttavia il suo scopo era chiaro a tutti e non c'era alcun motivo di mettere la sua forma in evidenza.
Aprire la finestra, lavarsi le mani, controllare che sullo specchio non fossero rimaste gocce, erano riti da svolgersi in sequenza. La conclusiva fase annusatoria era necessaria per lasciare il locale a cuor leggero. Il deodorante alla lavanda, usato nei casi di emergenza, avrebbe in ogni caso coperto ogni traccia del delitto.
Prosit
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