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28 December 2014 @ 11:21 am
Topolino  
Sono stato abbonato a Topolino per quindici anni.
Mio papà diceva che ne valeva la pena solo per il dono in omaggio. All'inizio sceglievamo giochi di società (Archimede il paroliere, Penta) poi passammo ai libri di grande formato che arrivavano a casa dentro un cartone con la scritta: "Arnoldo Mondadori Editore".
Ricordo ancora l'odore della carta e il peso del volume che andava letto sulle ginocchia afferrando le pagine con la stessa cautela che si sarebbe dovuta usare nella consultazione del book of Kells.
Topolino mi attendeva ogni settimana nella cassetta della posta. Quando entravo nell'atrio del portone rivolgevo sempre un occhiata in quella direzione per vedere se il postino aveva portato il prezioso giallofatto. Se la posizione nella cassetta non era troppo scabrosa, riuscivo perfino ad estrarlo dalla fessura senza utilizzare la chiave e dopo aver levato il cellophane, cominciare la lettura mentre salivo le scale.
Topolino è stato il mio primo fumetto e a distanza di anni posso affermare che le storie dell'epoca (1650 ca) seppur semplici e spesso troppo brevi, avevano la qualità di non stufar mai. Topolino era sempre sorprendente, divertente, originale.
Topolino era il fumetto adatto ad ogni membro della famiglia. Lo leggevano i miei e le mie sorelle ed era il miglior compagno durante le attese.
Ricordo di aver fatto morir dal ridere il tipo dell'assicurazione un giorno che era arrivato a casa, mia mamma sarebbe arrivata di lì a poco, e io gli ofrii appunto un topolino per ingannare l'attesa.
A letto, in bagno, seduti per terra, ogni volta che si andava dal dottore non mancava mai nella borsa della mamma o nelle tasche del cappotto.
Nella mia famiglia c'era addirittura un momento della giornata dove tutti quelli presenti in casa si dedicavano contemporaneamente alla sua lettura: il pranzo dei giorni feriali quando non c'era mio papà e infatti da lì il proverbio: Quando il gatto non c'è i topolini... si leggono.
Io e mia sorella tornavamo da scuola e mia mamma aveva già preparato il pranzo. Andavamo a lavarci le mani e poi a scegliere il Topolino nella ricca collezione che c'era in salotto.
Piatto pieno e Topolino accanto e partiva il connubio cibo-divertimento.
Probabilmente ad un osservatore esterno dovevamo sembrare tre psicotici con seri problemi di familiarizzazione ma noi ce la godevamo un mondo.
A lettura terminata i topolini si infilavano nella fessura del tavolo sopra l'asse per impastare. Un buon modo per metter via quelli già letti e per far venire un colpo a mia nonna ogni volta che sfilava la tavola per fare le tagliatelle: i topolini cadevano a terra con fragore ed era il momento perchè tornassero nella libreria.
I topolini si leggevano e si rileggevano senza sosta, non si diceva mai: "Questo l'ho già letto" ma al massimo: "Questo l'ho letto da poco."
Ero arrivato al punto di conoscere il titolo della prima storia (quella più lunga, spesso in due puntate) osservando la copertina, con mia sorella facevamo a gara.
Dov'era il segreto di Topolino? Perchè si è perso con il tempo la capacità di mantenere la magia?
Alcune storie le ricordo ancora adesso, le mie preferite erano quelle dei paperi, Paperino e il ponte di ferragosto, Paperino e il ritorno del dottor Zantaf, Zio Paperone e l'invasione dei Ki-kongi, Qui, Quo, Qua nella magica foresta, Zio Paperone e i "desperados" di Paperopoli, Paperino e la nave Gegè.
Mumble mumble, Mi è venuta voglia di rileggere qualche storia... alla prima occasione faccio un salto da mamma e mi porto a casa qualche magico Topolino al profumo di muffa.
Prosit