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29 December 2014 @ 09:58 am
Tempo  
Sono seduto su una Relaxa della SVAARDA, la più esclusiva sedia ergonomica del mondo, mentre nell'aria si librano essenze orientali.
Nella grande sala dai soffitti affrescati i virtuosi del Liechtenstein eseguono le nozze di Don Trifone di Rinaldo di Capua facendo udire le proprie note attraverso quattro enormi diffusori Reginald & Hampton che stanno nascosti nelle pareti.
Con le dita sollevate sopra la tastiera, come se avessi paura di tuffarle sui tasti, aspetto.
Proprio non ci riesco, oggi, ma sono mesi che si ripete lo stesso rito, a scrivere due frasi che abbiano un qualche significato.
Eppure mi pagano per quello, è il mestiere che mi sono scelto e considero la sua esistenza quella di un eletto che fa ciò che vuole seguendo il proprio estro e senza bisogno di uscir di casa (se non si considerano le presentazioni, le conferenze o i rinfreschi ogni volta che un miolibro viene alla luce).
Ma non mi dispiacciono gli eventi mondani, non dopo essere rimasto chiuso per lunghi mesi a produrre. Mi sento come il mare d'inverno che dopo aver trascorso i mesi freddi in solitudine si riempie di colori e voci e odori di cibo e creme abbronzanti.
"Uno scrittore è per i più una figura indefinita, eterea" - penso seduto in libreria il giorno dell'uscita del mio nuovo libro, "E' qualcuno dotato di poteri sconosciuti e tutti questi qui in coda, nell'attesa di ricevere una firma sulla loro copia, stanno pensando alla loro capacità scrittoria, alle difficoltà che hanno dovuto affrontare per scrivere un biglietto di condoglianze o una lettera all'amministratore del condominio e guardano me come se fossi il mago della letteratura. Forse pensano addirittura che quell'uomo seduto laggiù che sorride ad ogni viso che gli si para davanti è un semidio, una creatura leggendaria, un illuminato.
Eppure le mie dita non vogliono muoversi, non c'è neppure un impulso creativo che mi si formi in testa e che poi diventi un ordine per i muscoli.
Oh certo, le mani sanno dove andare, non c'e' più bisogno che i miei occhi diano loro ordini, si muovono da sole come giumente legate alla carrozza. E' vero però che anche le cavalcature abbisognano di cibo per il loro sostentamento e poi di una guida seduta in cassetta che dica loro quale direzione prendere.
Il problema è la partenza, tutto sta nel saper schioccare la frusta, nell'indicare la via, poi si può star sereni e godersi il viaggio ma quel primo maledetto passo è più duro dell'ultimo quando, almeno in teoria, la stanchezza dovrebbe prendere il sopravvento.
Ma cosa sto qui a fare? Invece che scrivere penso a come si dovrebbe scrivere? Non si riuscirebbe a stare a galla se si pensasse a come si nuota eppure oggi va così, mani sollevate (comincio a sentire un certo fastidio ai polsi e alle spalle) e pensieri che vagano.
Non sono ancora nel panico, quella tremenda sensazione che precede una scadenza che temo di non rispettare ma ci sono vicino.
Questa sedia non è poi così comoda, pensare a quanto costa... mi avevano detto che era ottima per mantenere una naturale postura, in fondo regge il mio peso per tutto il giorno ma quella vecchia sedia da ufficio, quella con una rotella che ogni tanto si staccava, ecco quando voglio pensare a qualcosa di comodo, penso a lei.
E la musica, forse non andava bene quella radiolina sintonizzzata sul bollettino ai naviganti? Trasmettevano notizie e musica che faceva compagnia senza troppe pretese.
Forse dovrei ripensare a come ero quando sono partito, quando ho mosso il primo passo, forse dovrei mettermi in fondo alla fila in attesa di trovarmi faccia a faccia con me stesso. Probabilmente rimarrei sorpreso, "Sono così vecchio?" - penserei perchè sembro proprio un vecchio e vorrei che quel viso non mi appartenesse.
Mi guardo le mani sollevate sulla tastiera, non tremano ancora, forse c'è ancora tempo.
Prosit
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