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30 June 2015 @ 11:33 am
Un'idea  

Ma tutto questo, tutti i pensieri e il gran spreco di carboidrati e zuccheri che alimentavano il suo cervello e la bava sul cuscino e la pancia che gorgogliava impaziente di mollare una scureggia, la luce che entrava dalla finestra aperta e i rumori di quel mondo di cui faceva parte suo malgrado. Tutto gli sembrava troppo in quegli istanti, alzarsi una fatica sovrannaturale, aprire gli occhi uno sforzo titanico.
Eppure di li' a poco si sarebbe seduto al tavolo vicino alla finestra a vedere i cereali affondare nel latte e il pensiero del letto sfatto che mostrava ancora brandelli della sua forma sarebbe stato quasi fastidioso.
Poi si sarebbe messo a scrivere che a lui la pagina bianca non faceva nessuna paura.
Mai era rimasto piu' di qualche istante prima di cominciare a far fluire le parole che come formiche operose avrebbero ben presto cominciato a far cambiare colore alla pagina.
Scriveva, una definizione piu' vicina a "Colui che scrive" piu' che a quella dell'immaginario collettivo che vuole lo scrittore come una figura a meta' tra lo sfigato e  il mitologico capace di produrre idee e di organizzarle sulla carta a beneficio dell'umanita'.
Ci aveva provato un tempo lontano a divenire parte di quella cerchia eletta, conscio di dover cominciare dal basso aveva inviato racconti a vari concorsi affrancando la busta con tre francobolli e la speranza del pescatore dotato di pensiero laterale. Quello che tira su una scarpa destra e invece che dannarsi spera di pescarne una sinistra e dopo averle vendute comprare con il ricavato una cernia al mercato.
Aveva cosi'cominciato a collezionare rifiuti e silenzi, i secondi gli rimanevano impressi nella memoria ancor di piu' che le lettere che stipava dentro una vecchia scatola di biscotti che odorava di burro.

Poi un giorno gli era arrivata l'idea, quella suprema che a confrontarla con le altre tutte impallidiscono. Niente di cosmico, non aveva capito se Dio esiste o perche' l'uomo e' apparso sulla terra, non aveva compreso il potere mimetico dei calzini, l'arrendevolezza dell'elastico delle mutande o la creazione del batuffolo nell'ombelico ma era qualcosa che gli avrebbe permesso di vivere e di riuscirci grazie alla sua scrittura.
L'uomo ha la caratteristica di occupare per qualche tempo gli spazi, di vestirsi alla moda, di fantasticare e di festeggiare gli anniversari.
Compleanni, decessi, onomastici e matrimoni ma anche lauree, pensioni, vittorie e tutto quello che per qualche motivo deve rimanere indelebile sul calendario.
Per queste sue passioni si organizzavano feste a sorpresa, si gonfiavano palloncini, si compravano biglietti e c'era perfino chi, dopo aver suonato alla porta, intonava auguri sonori non appena il festeggiato andava ad aprire.
Cosi' investi' il poco che conservava dentro la scatola di un pigiama nuovo (Regalo della madre che sosteneva che ognuno dovesse averne uno di scorta in caso di ricovero urgente in ospedale) per un annuncio che sul giornale sarebbe apparso per un mese intero:

"Cerchi un modo originale per festeggiare un avvenimento? Vuoi che la tua lei o il tuo lui diventi protagonista di un racconto? Cerchi auguri in rima? Poesie personalizzate? Rivolgiti a me senza indugi, sconti per romanzi a puntate e saghe famigliari"

Poco sotto il numero di telefono.

L'apparecchio rimase silenzioso per due giorni, durante l'attesa rimase nelle vicinanze come un coyote fuori dalla tana del coniglio.
Quando squillo' attese il suono seguente, poi un altro ancora, infine sollevo' la cornetta e disse: "Si?"

E tanto basto', il successo arrivo' presto. I suoi scritti divennero di gran moda, richiesti da tutti ed apprezzati dalle celebrita'. Da quel primo lavoro (una lettera di felicitazioni) sono passati anni.
Recentemente un editore ha voluto raccoglierne alcuni in una antologia che uscira' a breve in tutte le librerie, ecco un piccolo anticipo:

Priscilla io ti conosco, tu non ancora.
Sono un vigile del fuoco, quello che ti ha estratto dai rottami dell'auto.
Stavi li', in attesa, come una sardina dentro una scatola schiacciata, una mentina sul fondo di un barattolo ammaccato.
Quando ti ho presa in braccio eri esile come un filo d'erba e pesavi meno del fumo che usciva dal cofano e si innalzava nel cielo come una nuvola di brutti pensieri.
Forse quel giorno non hai visto il semaforo, forse stavi pensando alla tua giornata o e' stato quell'altro che non ha frenato.
Poco importa, il passato e' passato, tu sei qui ed io vengo a trovarti tutti i giorni, il nostro tempo insieme odora di disinfettante e i secondi che passano sono scanditi dal "bip" della macchina che monitora le tue funzioni vitali.
Sei viva e non lo sai o forse lo sai ma preferisci dormire.
Mi sono innamorato di te, del tuo naso affilato, di quel broncio che decora il tuo viso e di quei nei perfetti che hai sui lobi come un paio di minuscoli orecchini.
Mi sono innamorato di te nonostante io non sappia che suono abbia la tua voce. Tu senti la mia? Cerco di parlare e parlare e leggere che mi hanno detto che e' importante, che a volte il malato la considera un richiamo, una luce da seguire per tornare in questo mondo.
Dentro questo pigiama sei come trasparente, un blocco di marmo paziente che aspetta lo scalpello che ne liberi la forma.
Amo il tuo corpo e lo immagino seduto, in piedi, in sella ad una bicicletta.
Quando ti sveglierai vorrei essere qui,  vorrei essere la prima sagoma che i tuoi occhi mettono a fuoco, sai come i pulcini o gli anatroccoli, e
se esclamerai: "Mamma!" forse ridero'.
Se invece ti sveglierai (perche' questo prima o poi accadra') quando non ci saro', leggerai forse questo foglio che lascio qui sul comodino.
Saprai che all'orario di visita arrivera' uno sconosciuto a trovarti, se anche lo trovi brutto non glielo dire, non subito perche' lui non e' forte come te (e' fragile come una bolla di sapone).
Mario