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03 September 2007 @ 04:46 pm
Filibus De Ragni  
Nacque dunque il piccino un giorno che pioveva, così dice la storia e fin da quella sera, perché eran le nove quando si udì il vagito, tutti capiron subito che era nato un mito.
"Come le chiamerete?" - Chiese quel gran dottore.
"Forse Ermete o Cosimo" - rispose il genitore
"Chiamatelo Tobia come il suo antenato" - disse la vecchia nonna che stava lì di lato.
"Chiamatelo Terenzio come il San Patrono!" - suggerì suo nonno con un aspro tono
"Chiamatemi Sir Filibus" - disse forte il neonato, lasciando esterrefatto tutto quel vicinato.
Perché quel bambinello, al mondo da minuti, avea già la favella, e coi discorsi arguti poteva intrattener dottori o luminari senza paura alcuna, pareva un loro pari.
Svennero Nonno e mamma, il padre cadde al suolo, e il nonno che era vecchio, morì per il gran duolo.
Aveva preparato per dono un cavallino, di paglia la criniera e rosso il bastoncino ma per quel piccolo diavolo già nato professore, erano meglio i libri, le carte, un giustacuore.
Così si chiamò Filibus, Dè Ragni e come tale, tesseva fitte trame quel piccolo animale.
Volle subito vesti, cappello spada e manto, per chi non lo rispettava, già riservava il guanto.
Con sdegno smisurato, per la sua statura, lui li colpiva in faccia con quella copertura e poi giù nel piazzale, tra alberi di Pino, li trafiggeva lesto con il suo spadino.
Ad anni tre domava cavalli imbizzarriti, a quattro facea il gradasso, tutte erano sue le liti, a cinque componeva versi di pregio raro, a sei già masticava la polvere da sparo a sette si imbarcò per mari sconosciuti da dove poi tornò con ori rinvenuti presso tribù cannibali d'aspetto bellicoso durante un’esperienza dal tono misterioso.
Divenne generale, capitano e consigliere, ministro, alto giudice e scaltro faccendiere.
In breve la sua fama si sparse per il regno, non c'era altro giovane più lesto e ancor più degno.
Ma ahimè trovò quel luogo, nascosto nel castello che gli cambiò futuro e forse più di quello.
Era nelle segrete, tra topi e scarafaggi la porta che celava il modo di far viaggi senza partir per nave o in sella ad un cavallo, per lui cambiò la vita e il ritmo del suo ballo.
Aperto quel sigillo si ritrovò a osservare le botti polverose e le bottiglie rare, provò a stapparne una e poi sentì il sapore, rimase sconcertato da quel nuovo sentore che come scimmia scaltra saliva per la schiena, entrava nelle ossa e poi con nuova lena, solleticava i sensi, la gola e le emozioni le stelle sul soffitto parevano milioni, la stanza e le pareti giravano veloci, e tutto quel frastuono come di mille voci.
Cosi ne stappo’ un’altra e poi un’altra ancora e così fece di seguito per più di qualche ora, infin si addormentò sul freddo pavimento non più rumor di liquidi ma solo un russar lento.
Giunse la notte chiara, la luna già era sorta e lui dormiva sodo in mezzo a quella scorta, soltanto qualche topo pelliccia grigia scura, vegliava sul suo sonno, scacciava la paura.
Le visite a quel tempio, racchiuso nel profondo, cambiarono Sir Filibus, con lui tutto il suo mondo.
Andava sempre a caccia in sella al suo ronzino, nel fitto della selva beveva Grignolino, a volte camminava dall’alba fino a sera ma dentro la borraccia metteva la barbera.
Così crebbe felice, come zucca dell’orto, bagnato non da pioggia ma da vivace porto.
Divenne grassottello, il viso rubicondo, rideva per un nulla in meno di un secondo, non più spavalderie né voglia di apparire ma solo qualche sorso, scusate, per gradire.
Un giorno che pioveva il padre se ne andò, la madre addolorata dall’alto si gettò, Sir Filibus divenne per scherzo della sorte, padrone del castello, signore della corte.
Visse per molti anni, il naso sempre rosso ed una camminata da mare molto mosso.
Quando arrivò la dama che tutti porta via, lui le domandò: "Andiamo all’osteria?"
Di Filibus Dè Ragni. così finì la vita, tra i versi ritrovati così il poeta cita:

Visse da gran signore, giusto nobile e pio
Adesso sicuro brinda, lassù insieme a Dio
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(Anonymous) on September 3rd, 2007 04:21 pm (UTC)
E la gran dama che porta via, per lui questa pazzia
a Filibus Dè Ragni, con affetto, dedicò un sonetto
e perdoni Ortensia Mariposa la trascrizione gioiosa
Anya:)

Coprite, o Muse di color funebre
Tutto Parnaso et ogni luoco a presso
Svelto il Lauro piantate ivi el Cipresso
Sien le vostre querele ogn’hor più crebre

Il pianto ch’uscirà da le palpebre
Empia Aganippe e non se truovi in esso
Altro licor che quel che vi fia messo
Da li occhi vostri e da l’altrui tenebre.

E poi c’harete con dolenti segni
Mostrati i danni sempiterni vostri
Per Filibus cavalier a tutto tondo;

Direte a tutti i pellegrini ingegni
Che spendano in lodar i sacri inchiostri
Questo spirto gentil si raro al mondo.
(Anonymous) on September 5th, 2007 03:23 pm (UTC)
...e la cosa che mi fa sorridere è che
avrai avuto meno difficoltà tu a scrivere che io a leggere.
otto :-))