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13 September 2007 @ 09:12 am
Parole Zeneizi di uso comune  
Il dialetto genovese e' pieno di parole magnifiche per significato, sintesi e suono.
Se e' vero che il dialetto viene usato sempre meno e solo in certe zone, questa parole sono entrate a far parte della lingua di tutti i giorni e spuntano tra i discorsi della lingua italiana come splendide perle.
Eccone alcune:

Rebigo
Le parole piu' simili al suo significato sono la francese "Escamotage" o l'italiana "Stratagemma."
Entrambe si avvicinano di poco perche' in realta' la parola significa:

Data una meta, un percorso pianificato per il suo raggiungimento e l'occorrenza di un impedimento che ci costringe a cercare qualcosa di alternativo, la deviazione o le deviazioni che devono essere seguite per il raggiungimento dell' obiettivo stesso.

Chiaro no?

Esempio:
"Scusa il ritardo ma c'erano dei lavori stradali, ho dovuto fare un rebigo per raggiungere casa tua."

In ogni caso il rebigo e' sempre tortuoso e non si allontana mai troppo dal luogo dove vogliamo arrivare.
Si puo' considerare come una "Piccola deviazione" che ci ha fatto perdere tempo ma che, (una volta arrivati) ci ha quasi divertito.

Spesso al Rebigo si accompagna "Il motto" che e' qualcosa di piu' complesso.

Esempio:
Per raggiungere casa tua e poter passare di misura sotto un volto, ho sgonfiato le ruote della macchina.
Nel traffico cittadino genovese, Motti e Rebighi spesso sono accoppiati.

Tapullo
Non esiste parola che si possa paragonare a Tapullo.
Trattasi di riparazione di fortuna che pero' spesso dura nel tempo e aggiunge nuove funzionalita' all'oggetto stesso.
I Genovesi, da sempre parsimoniosi, sono abili nei Tapulli.
I Tapulli vengono mostrati con fierezza agli amici, alcuni diventano perfino leggendari e spesso i grandi marchi ci si ispirano per migliorare i propri prodotti.

A volte viene usato il termine per denigrare una riparazione di fortuna (raro), o per indicare una soluzione temporanea (piu' comune).


Ravatto
Dicesi di oggetto o persona dalle scarse qualita' estetico-funzionali.

Importante: Per la scarsa consistenza un oggetto che viene denominato "Ravatto" non potra' mai essere sottoposto a "Tapullo" per essere aggiustato/migliorato.
I ravatti riempiono box e cantine di mezzo mondo.

Anghesu:
In inglese si trova la parola "Gizmo" che ha piu' o meno lo stesso significato. (In veneto si chiama "Il mestiero").

A Genova viene usato in maniera bonaria anche per le persone.
ex. Hai rovesciato la minestra, sei proprio un anghesu
Un anghesu non e' mai cattivo, sbaglia e ride di se facendo sorridere anche i vicini.

Se riferito alle cose, l'anghesu e'un oggetto di limitata utilita' che viene usato in poche occasioni.
Spesso puo' essere sostituito da altri attrezzi tranne in rarissimi casi dove senza il giusto anghesu si rimane impotenti.

Esempi di anghesu sono:

l'attrezzo per levare i filtri nei miscelatori
L'attrezzo per svitare le casse di alcuni orologi
l'attrezzo per snocciolare le olive
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Current Music: Che dulure!!
 
 
 
(Anonymous) on September 13th, 2007 08:51 am (UTC)
inappuntabili e lucide spiegazioni, senSa rebighi.
bullesumme! (?)
(Anonymous) on September 13th, 2007 11:13 am (UTC)
Adoro:'belandi','abelinato', 'belinate', 'belinone', 'imbelinarsi','belin'

a proposito di BULLESUMME, che non conoscevo, ho trovato questo:
"Bullesumme" è il termine con cui i pescatori ed i marinai liguri definiscono in dialetto genovese un particolare stato del mare. Si tratta di un mare che non è né calmo né agitato, ma ribolle quasi "gassoso" e senza forma definibile, in modo monotono e grigiastro, senza apparente possibilità di mutamento. In genere, in questi casi, la pesca non è fruttuosa: sembra che anche i pesci siano assonnati e non si accorgano nemmeno dell'esca.
Non vi è dubbio che Lorenzo è psicotico: è molto difficile orientarsi in quello che dice e cercare di comprendere qualche cosa di più circa la sua posizione soggettiva. I suoi discorsi sono assolutamente sbrodolati ed interminabili: usa solo verbi più o meno impersonali e qualche avverbio, escludendo ogni sostantivo o nome proprio, fatta eccezione per il sostantivo "psicodramma" ed alcuni sostantivi che designano ruoli parentali o sociali a cui arriva, però, attraverso qualifiche preliminari abbondanti e complicatissime. Per esempio: "il cugino della zia della comare della nonna" oppure "la sorella del cognato del compare di mio nipote". Sulla fine del discorso, quando l'interlocutore di buona volontà è ormai esausto, si ferma interdetto e molto ansioso o semplicemente perplesso e sospirando dice: «Veramente volevo parlare di tutt'altra cosa».
Inoltre arriva sempre in ritardo o molto in anticipo, o addirittura arriva in un giorno in cui non avevamo fissato la seduta. Non paga o vuole pagare molto di più di quello che deve.
Si direbbe proprio che nel caso di Lorenzo il significante fallico non funzioni, non sia in grado di arrestare lo scorrere, o meglio, il ribollire della catena significante in modo che si verifichi un qualche "punto di capitone". Si direbbe anche che l'oggetto "a", che è l'altra faccia del significante fallico, non sia estratto per cui non si apre per lui la finestra attraverso la quale possiamo avere quella particolare visione della realtà, più o meno provvisoria, ma abbastanza condivisa da chi appartiene alla nostra cultura, per cui non ci troviamo in quella realtà completamente isolati.
In altre parole, Lorenzo sembra prigioniero di una significazione massiccia quasi del tutto incomprensibile per chi ascolta, ma probabilmente misteriosa anche per lui, anche se sembra che non se ne faccia in alcun modo un problema: si ha l'impressione, anzi, che per lui significato e significazione non contino.
Si direbbe che è prigioniero del "senso" inteso come l'alone che avvolge la dimensione semantica del linguaggio (v. Binasco e AA.VV. 1987 e più avanti il paragrafo 8 di questa nota). Ma non si tratta in alcun modo di un "senso" armonico che è in grado di arricchire e rendere più fruibile il significante: sembra invece che questa temperie costituita dal "bullesumme" conti solo come "tappo" da mettere sulla finestra della realtà. Più che di "senso" come godimento articolato al significante, sembra si tratti di un godimento che "bolle" del tutto al di fuori del simbolico.
Certo anche per Lorenzo l'Altro esiste ed in qualche modo incide, ma non c'è per lui articolazione-mediazione tra il grande Altro e l'altro che via via interviene nella relazione intersoggettiva: c'è confusione estrema e non dialettica.
Non sarà l'automatismo di Clairembaud, ma ci si domanda: a chi parla Lorenzo e perché parla? Fino a che punto decodifica i discorsi in cui si trova coinvolto? E fino a che punto si pone il problema della comprensione o almeno della percezione che gli altri possono avere del suo dire? Si dice che il paziente nel corso dei colloqui preliminari, quale che sia il suo disagio o la sua sofferenza, offra all'Altro la sua mancanza per riceverne un complemento, ma in questo caso si ha l'impressione che Lorenzo tenti invece di "farcire" l'Altro o l'altro, che io rappresento in quel momento, con un eccesso di jouissance perché non sia in grado di parlare e di domandare qualcosa dato che, in questo caso, rischierebbe di rivelare, a sua volta, una mancanza.
(Da Nuovi Quaderni di Psicoanalisi e Psicodramma Analitico)

Anya:)

(Anonymous) on October 21st, 2008 09:36 am (UTC)
sbagliato,anghesu è in italiano quel ferro che sta vicino hai potroni che serve per pulirsi le suole dalla bratta
(Anonymous) on December 13th, 2009 02:57 pm (UTC)
sbagliato, anghesu è in italiano quell coso fatto da due tavolette incernierate di cui una con un largo foro centrale che si trova appoggiata sopra alla tazza del water
(Anonymous) on January 25th, 2010 05:01 pm (UTC)
mi spiace ma il bustone ha in parte ragione.
angheso è riferito ad un atrezzo di fortuna ma di uso specifico, che per botta di culo u lè veniou ben.
viene in seguito riposto nell atrezziera e gelosamente custodito.
se mostrato ad un amico, ti rispondera: belin che anghesu
se ti presenti ad un amico malconcio o poco curato lui ti dira:..
belin,ti me paggi un anghesu. qui, in parte, il gergo assume il significato di malfatto, cosi come può esserlo un atrezzo di fortuna, malfatto anche se funzionale .
fonti portuali S.B.
(Anonymous) on June 16th, 2010 06:16 pm (UTC)
Anghesu:antigamente u nu gh'ea u cessu cumme ouua,ma g'hea u louegu o logu,che u l'ea in boesu i cimma de in scain addossu au pussu neigru,l'anghesu u l'ea in baccu cun au fundu in tappu pè tappà u luegu.
Traduzione:Angheso: anticamente non c'era il cesso come oggi,il cesso era costituito da un buco in uno scalino rialzato sopra il pozzo nero,l'angheso era appunto un bastone con in fondo un tappo per chiudere l'apertura di tale foro del cesso.
Salùti a tutti e cumplimenti pe u situ!!!!!!