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04 June 2008 @ 03:37 pm
L'abbigliamento della mia infanzia (la saga continua)  
Quando ero piccolo i miei pensavano che avere un berretto di pelo con la coda modello Davy Croquet fosse una gran bella cosa.
Teneva un bel caldo, lo apprezzavo nei pochi momenti in cui i miei compagni di scuola me lo lasciavano in testa.
La coda era un invito troppo evidente perche' qualcuno non ci si appendesse e siccome un berretto del genere lo avevo solo io ero chiamato "Quello con il berretto con la coda".
Passo'qualche anno e cominciai a capire l'importanza dei Marchi.
No, i miei non mi mandarono a lavorare in Germania, intendo i marchi, le etichette, le griffe.
Se fino a poco tempo prima indossare vestiti era un buon modo per non prendere il raffreddore, da quel giorno se c'era un etichetta con sopra scritto qualcosa di adatto, il capo di abbigliamento diventava improvvisamente piu' bello, caldo, comodo, duraturo.
Non so quale malia mi colse, sospetto che nei formaggini Milkana (qualita' oro) mettessero delle sostanze che rendevano le nostre giovani menti molto sensibili ai marchi, il fatto e' che vivevo nella disperata bramosia di possedere qualcosa di marca e nel cruccio di dover indossare spesso solo imitazioni.
Avevo un giubbotto marca Barra-cuda con il trattino (anche se la scritta interna seguiva i contorni sinuosi di un pesce), una polo con bottoni rossi fornita di coccodrillo che sembrava un otaria e una etichetta interna cucita con filo di acciaio che mi segava il collo.
Pantaloni marca "Yes" e scarpe Mecap.
Cosi' come le imitazioni, anche i marchi poco noti non erano approvati dal mio super-io
A quei tempi ogni giorno fiorivano nuovi marchi alternativi, veri e propri capolavori di creativita'.
Le mitiche esistevano in versione 4 strisce a marca Adados
Le borse Speedo (quelle cilindriche da piscina) si trovavano in versione Spido e Speado, c'erano gli occhiali Rey-ban e i pantaloni Roy Rogger.

Ma c'era un capo che solleticava i miei sogni affollati di scarpe da ginnastica: il piumino Mc Ross.
Era questo un piumino di vera piuma d'oca (come recitava l'etichetta dorata sulla spalla) disponibile nelle versioni blu e rosso.
Era magnifico, gonfio, vaporoso come fosse pieno di elio.
Teneva un bel calduccio e costava 49mila lire. (Che tenesse anche caldo era un valore aggiunto).
Un sogno che mia mamma esaudi'.
Purtroppo il Mc Ross aveva la particolarita' di perdere le piume.
Quando scrivo "perdere" non intendo "una ogni tanto".
Il maglione sottostante si riempiva di piume, cosi' tante da far invidia ad un capo indiano.
In ogni caso io lo buttai via solo quando era ormai un involucro vuoto (che continuava comunque a perdere piume).

Era quella l'epoca delle fibre artificiali, miliardi di fibre con il nome che terminava in "y"
Il Nylon la faceva da padrone.
Con quel materiale si costruivano due degli oggetti piu' cool del ventesimo secolo: Il K-Way e lo zainetto Invicta.
Entrambi avevano la caratteristica di poter essere ripiegati dentro una tasca e di poter essere poi portati in vita tramite una comoda cintura elastica.
A pensarci bene, anche adesso sembrano fichissimi.
Peccato che il Kway non era impermeabile (primo requisito di un capo contro la pioggia), era difficile da indossare e togliere (sopratutto quando era bagnato) e che spesso la cerniera si incastrava.
Lo zainetto Invicta era usato per i libri di scuola.
Tonnellate di libri dagli angoli acuminati sono stati trasportati da quei sottili zainetti.
Quanti nomi di innamorati sono stati scritti tra le righe colorate, quante giovani spalle sono state segate in due dal peso e dal sottile spallaccio di cui erano dotati?
Erano un simbolo, se tu ne eri sprovvisto... beh c'era sempre qualcuno in grado di consigliarti l'indirizzo di un buon psicologo.

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claudia: meg - snaarlflorealpolla on June 4th, 2008 02:40 pm (UTC)
Io al posto del Cicciobello, che costava troppo, ricevetti in regalo il Cicciodoro.
^^;;;;;
mephrinamephrina on June 4th, 2008 03:49 pm (UTC)
Io invece dei Levi's Strauss avevo i jeans Levi's Strass... Come e' possibile, a pensarlo ora? Aver avuto cosi' interesse per le marche e soprattutto, come abbiamo fatto a sopravvivere?
Conservo gelosamente il mio zainetto invicta a righe violetto.
space_oddity_75: text_youreanutcase_by_maplestspace_oddity_75 on June 4th, 2008 06:54 pm (UTC)
Proprio vera, questa storiella sui marchi 'in' e quelli 'out'.

Comunque, se ti può consolare, ho un bellissimo piumino d'oca nuovo nuovo (di marca, ma comprato in saldo) che perde tante di quelle piume che devo andare in giro con la spazzolina antipelucchi in borsetta per usarla ogni volta che me lo tolgo! SGRUNT!!!!!!!
(Anonymous) on June 4th, 2008 07:19 pm (UTC)
A proposito di marche, temo che ora sia molto peggio.
Se non è la borsa E., il balconcino P.
-slip coordinato, la maglietta U., i jeans W., le scarpe T., Kinsella docet, un giro d'affari di molti trilioni ...

A proposito di paltò, invece.
Mai sognato di possederne uno con interno e bordi e fondo maniche foderati di pelo -pecora o gatto delle nevi, a scelta- ricamato a motivi kashmiri, meglio se afgano originale, sospirando figli dei fiori anni Sessanta?
Appena potendo, scappai a cercarlo.
Ma, sarà stato per i fusi orari di qualche decennio sfasati, il conciame sapeva ancora di selvatico, il pelo una batteria di starnuti, i disegni fatti a macchina, il modello 'no style no party'.
Così, comprai un salwar kameez rosso, arancio e verde.
Anya