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01 July 2008 @ 05:37 pm
Il dubbio  
Balzano i cervi, lungo scoscesi declivi, sulle erte falde di catene montuose soleggiate.
Balzano e sognano.
Mari in tempesta ove navigare con cautela, verze saporite da mangiare verso sera, fotografi attirati dal mistico momento in cui lo stagliarsi netto della ungulata silouette nel cielo rosso della sera e' roba da copertina del National Geographic

Stava pure l'Armando con il cestino appeso al braccio come un timido cappuccetto alla cerca di funghi commestibili.
Gli scarponi in suola Vibram facevano "scrish scrosh" sulle foglie morte, calpestando noncuranti cadaveri vegetali.
Rispettoso dell'ambiente, si grattava il culo e sputava di quando in quando contro un tronco.
Trovo' subito alcuni cardarelli ma non facevano al caso suo, si sa per lo sformato di patate e funghi ci vogliono solo le trombuscole, quelle gialle che vanno prima cotte in aceto per far perdere loro quella spiacevole caratteristica lassativa e poi, tagliate a piccole fette.
Fece ancora qualche passo, pareva che in quel sottobosco non ci fosse altro ma poi, all'improvviso, trovo' un grande albero che aveva radici che spuntavano dal terreno ed erano grosse quanto mazze da ribotta.
Come anello che abbellisce una mano, ecco, tra quei virgulti, spuntare il re di tutti i funghi.
Era l'imperatore dei Miceti, l'arciduca delle muffe, il signore assoluto di cio' che e' mangereccio.
L'Armando, senza neppure respirare, cavo' fuori dalla tasca il coltello a serramanico.
Busso' sul tronco per aprirlo e con un gesto veloce come un battito di ciglia taglio' il fungo alla base e lo afferro'.
Compi' quel movimento come se a quello potessero spuntare le gambe e le usasse per scappar via.
Soddisfatto lo sollevo' vicino al viso, mai aveva visto un esemplare cosi' bello.
"Ah questo si' sara' un gran magnar!" - penso' dimenticandosi all'istante delle trombuscole e dello sformato.
Gia' perche' il nuovo fungo andava mangiato crudo, tagliato a piccole fette quasi trasparenti, lasciato sciogliere tra la lingua e il palato la' dove e' piu' sensibile.
Poso' l'esemplare nel cesto e torno' al paese gonfio di felicita' come non gli capitava da tempo.
Era gia' sul limitar del bosco quando qualcosa arrivo'.
No, non era un timido cerbiatto o una lepre salterina. Non era neppura una goccia portata dal vento che annuncia un temporale, era un dubbio ed era di quelli che entrano senza neppur bussare o cavarsi gli zoccoli dell'orto.
"E se fosse velenoso?"
Di funghi se ne intendeva ma Diobon proprio il giorno prima aveva letto dei funghi ingannatori, quelli che sono in tutto e per tutto simili a quelli buoni ma pugnalano alle spalle, spappolano il fegato, arrestano il cuore.
La sua felicita' scese ben presto a terra, mescolandosi con l'erba calpestata fini' per sparire nella tana di una talpa.
"Passero' dal Gino" - penso'.

Andare dal Gino, che era medico ed esperto, non gli sconfinferava ma era l'unica cosa da fare.
Poi gli venne in mente la prova e cavata dalla scarzella una moneta da un centesimo prese a sfregarla contro il gambo.
Se avesse lasciato traccia, il fungo sarebbe stato baucco, se fosse rimasto bianco avrebbe rivelato la commestibilita'.
Ma la moneta andava interpretata e l'Armando era troppo agitato per decidere.
La fece sparire e porto' il fungo al naso.
L'odore era buono, pareva proprio quello che sembrava, ma fidarsi non era sempre bene, niente da fare, bisognava andare dal Gino e sperare che fosse in casa.
Arrivato sotto il pontesello grido' a gran voce: "Gino! Son l'Armando, te si' a ca'?"
La porta era chiusa ma il bastone stava di fuori, appoggiato al muro vicino alla porta.
Nessuno rispose cosi' l'Armando si senti' in diritto di salire i dieci gradini che lo separavano dalla porta di casa, prendere il bastone e cominciare a bussare con quello.
"Gino!" - diceva tra un rintocco e l'altro.
"Gino vien fora che go' un funso da mirar, te me devi dir se il sze bon!"
Dopo qualche minuto Gino arrivo'.
In pigiama, i capelli arruffati e gli occhi stretti per la luce, spunto' dalla porta.
"Vuto farme cascar la porta?" - disse
"Scusame ma go un funso che sze na roba da non crederghe! Varda qua!" - disse e tolto il fazzoletto che copriva il cesto ne cavo' fuori l'esemplare.
"Ben, sze' grando" - disse afferrandolo, "Sze' profuma'" - aggiunse portandolo al naso, "Ma sze mato" - concluse
"Come mato?" - disse l'Armando, "Me pareva bon a mi!" - aggiunse speranzoso
"No, sze baucco, mato, se te magni sto coso te ve' al creator!" - aggiunse
"Sito seguro?" - domando' come ultima spiaggia l'Armando
"Son seguro si, lo go' in tel poster szo all'ambolatorio, sze in basso a destra, ghe se la scrita: "Morte certa" - concluse
"Ben alora scusame se te go' disturba'!" - disse l'uomo pallido in volto e scese i gradini lento come se ad ogni passo qualcuno gli aggiungesse sulle spalle una fascina di legna.
Solo quando arrivo' sulla terra si volto' e chiese: "Gino, e il funzo?"
"Sze roba pericolosa!" - rispose quello e chiuse la porta come fosse il punto alla fine di un tema.
L'armando si avvio' verso casa ma il dubbio che era arrivato rapido come una saetta non spari' con la stessa velocita'.

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(Anonymous) on July 1st, 2008 07:23 pm (UTC)
me sa che el Ginet tsè na vojpa e quand che la vójpa la s'invëcia al galeèn a gli chéga int e' mus, sdise:)
Anya
(Anonymous) on July 2nd, 2008 06:39 pm (UTC)
ah, Montepiano... :-)
luka