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15 October 2008 @ 04:45 pm
Il mio io  
Sapeva tutto di me e ci davamo del lei.
Quando le chiesi perche' mi rispose che era per mantenere un certo distacco, suppongo che tra dottore e paziente ci debba sempre essere un confine preciso.
E immaginavo un lungo fosso pieno di acqua dove lei non osasse mettere piede, forse per non bagnare il taccuino dove con fatica cercava di dare forma alle mie idee.
Ero confuso, lo confesso e forse l'unica cosa sensata era stato attraversare la porta di quello studio.
Ogni mercoledi' dalla 3 alle 4 andavo da lei.
Mi chiedeva della mia infanzia, ponendomi domande che mi sembravano prive di significato, diceva di non preoccuparmi.
Mi rassicurava dicendo che ogni cosa aveva un senso, che il piu' piccolo indizio, come nella risoluzione di un omicidio, aveva estrema importanza.
Cosi' le parlai della mia passione per le palline click clack, di quando mi ruppi il polso nel tentativo di battere il record del paese che consisteva nel percorrere la scalinata che porta al bar Sorriso, scostare la porta, entrare, bere tutta una intera spuma da 100 e tornare al punto di partenza senza mai smettere di far sbattere le palline tra loro.
Mi sembro' particolarmente attenta alle difficolta' della cosa, mi chiese dati sul numero dei gradini, sulla grandezza della porta, sulla temperatura della spuma.
Le parlai di quando avrei voluto morire per vedere chi avrebbe pianto al mio funerale, le dissi che tenevo un piccolo centrino da bomboniera nascosto nel cuscino al quale ogni tanto rivolgevo una carezza, le confessai che tre parole mi davano sui nervi: coccige, pancreas e nullatenente.
Lei mi chiese se quando ero piccolo avevo un mestiere che avrei voluto fare da grande.
Le dissi che avrei voluto fare l'orologiaio. Mi chiese il perche', le risposi che avevo una cartolina dove c'era un riccio con il monocolo che aggiustava le sveglie e mi sembrava felice.
Era un piccolo pupazzo vestito con una camicia a quadri e al collo portava un fazzoletto rosso.
Sui miei amori sorvolai, ne avevo avuti a decine e tutti inconsapevoli di essere miei.
Nella mia testa le ragazze arrivavano ad abitare per un certo periodo finche' non venivano sfrattate per far posto ad altre. E se ad alcune riservavo un arredamento classico in castagno da baita alpina, per altre c'erano mobili di formica, bassi tavolinetti di cristallo o tapezzerie psichedeliche e lavalamp.
E creavo storie che facevo cominciare, proseguire e finire a mio piacimento, i cuori infranti erano di plastica ed erano pieni di poutpourri'.
Le dissi di quella volta che ero rimasto chiuso nella villa, sordo al fischietto del guardiano che sanciva l'orario di chiusura, di come avessi passato la notte nel gazebo vicino al lago e di come, di notte, i pesci rossi saltassero fuori dall'acqua.
Le confessai di aver rubato un bottone alla sarta di mia madre, di averlo nascosto sotto la lingua, di averlo ingoiato per paura di essere scoperto.
Le dissi della mia passione per la pasta alla carbonara e di quella volta che vidi quell'uomo scendere dalla macchina e prendere a calci un topo che era sbucato da un tombino.
Mi mostro' dei disegni, macchie per lo piu'. La prima assomigliava alla zia suora, un'altra era una farfalla, un altra ancora sembrava un teschio.
Parlava poco la donna, ed era brava a non far capire se la mia risposta era giusta o mi segnava fuori da ogni dubbio come un pazzo conclamato.
Mi chiese se mi capitava di sognare e se ricordavo qualcosa al risveglio.
Le dissi che capitava di rado, a volte mi venivano a trovare nel sonno strani incubi, la causa era il pesce mangiato durante la cena. Il tonno era il peggiore di tutti, una piccola porzione e mi ritrovavo protagonista di situazioni imbarazzanti dove ero nudo, avevo compiuto un grave reato e venivo giudicato da persone care che mi dicevano di essere
rimaste profondamente deluse dal mio comportamento.
Non so quanti taccuini riempi' con le mie parole, non so se gli indizi che raccoglieva ad ogni seduta la stavano portando sulla strada giusta per inquadrarmi sotto uno dei diecimila casi tipici.
Un giorno mi disse che ero guarito.
Me lo comunico' mentre scendevo le scale dopo una seduta.
Alzai il capo e la vidi sopra di me, appoggiata alla ringhiera rivestita di legno, la luce che filtrava dalla piccola finestra delle scale cadeva sopra i suoi ciuffi di capelli biondi donandole un aspetto da angelo e diavolo nello stesso tempo.
"Come guarito?" - chiesi
"Lei e' sano come un pesce" - rispose, non ha piu' bisogno di me.
"Ma allora questa e' l'ultima volta che ci vediamo?" - domandai, all'improvviso mi sembrava che tutto stesse precipitando.
"Si" - disse "Proprio cosi'" - aggiunse sorridendo.
"Ma non mi ha nemmeno detto quale fosse il mio problema!" - dissi e risalii un paio di gradini.
"Lei non ha problemi, non piu'. Aveva solo bisogno di qualcuno che stesse ad ascoltarla" - concluse, poi, mi sembro' che avvicinasse la mano alle labbra e mimasse un bacio, di quelli che si lasciano a galleggiare nell'aria e poi si soffiano via, nella direzione voluta.
Quando spari' nella porta e sentii il rumore dei suoi passi che pian piano si perdevano tra le pareti del grande appartamento, rimasi ancora un poco li' nel silenzio delle scale dove riuscivo a sentire il cuore.
Con la mano salii fino alla guancia, forse in quel punto si era posato il suo bacio che aveva superato il fosso.
Cominciai a scendere le scale, forse ero guarito davvero ma rapida mi assali' la paura di ammalarmi di nuovo da li' a poco di quel male che fa sospirare, trovare forme nelle nuvole e confondere le idee.
Sapevo quale era la soluzione, dovevo solo trovare qualcosa di adatto a lei, un divano di pelle, una grossa lampada da lettura, quadri con velieri e una libreria di mogano.

Cosi' accetto' di abitare nella mia testa.
Non avevo ancora raggiunto il portone che gia' i suoi piccoli piedi nudi sfioravano il tappeto persiano facendomi il solletico. Cominciai a ridere, il portiere scrollo' il capo ma non mi fermai a dare spiegazioni tanto non avrebbe mai capito.

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Current Location: Nelle scale
Current Music: Iron & Wine - Innocent Bones
 
 
 
cockelberrycockelberry on October 17th, 2008 06:28 pm (UTC)
Bellissimo, socio. La qualità dei tuoi racconti se è possibile migliora di volta in volta, il finale mi ha lasciato di sasso, eppure ha una sua logica... per me il miglior racconto di quest'anno.
bustonebustone on October 20th, 2008 09:30 am (UTC)
Grazie socio!! :-) Troppo buono
(Anonymous) on October 21st, 2008 08:03 am (UTC)
d'accordo con Luka, veramente un bel racconto!!
Anya