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18 December 2008 @ 10:40 am
Il corpo e' una macchina meravigliosa anche se...  
Filo di scozia, cotone, spugna, lana, acrilico, fibre miste.
Berto le aveva provate tutte ma non c'era nulla da fare, le calze scendevano.
Inutile porre una cura maniacale nell'allineare l'asse polpaccio-caviglia, superfluo arrotolarne la sommita' con la tecnica che i pescatori norvegesi adottano con i loro maglioni a collo alto; le calze andavano a nascondersi.
Bastavano pochi passi, una decina o anche meno se erano decisi e calcati, e la sottile barriera tra la calzatura e il piede cominciava a muoversi.
Era una rotazione sinistrorsa che faceva compiere alla calza un intero giro, a quel punto cominciava a scendere verso la punta.
Lenta ma inesorabile la calza spariva nella scarpa accumulandosi attorno alle dita come folla compatta nella calca degli acquisti di Natale.
Si era illuso che una pomata all'eucalipto e glicerina potesse, oltre che risolvere minimi problemi di sudorazione, donare alla pelle del piede quella resistenza superficiale necessaria per contrastare il fenomeno, si sbagliava.
Penso' che la temperatura potesse giocare un ruolo importante, la differenza tra calore corporeo e materiali isolanti sarebbe potuta essere la causa.
Cosi' per un intero mese, prima di uscire di casa, rilevava la temperatura con un vecchio termometro di precisione e riportava i dati su un foglio su cui aveva tracciato precise righe a matita.
Dall'analisi successiva capi' che l'unica costante era il movimento della calza che sembrava incurante della temperatura.
Prese cosi' la decisione di andare da un medico, forse la sua era una malformazione a livello osseo, forse era nato con un difetto talmente lieve da passare inosservato ma sufficente per donare alla calza vita propria.
Il dottore promise di non ridere ma quando senti' il motivo della visita ci riusci' a stento.
In ogni caso, da buon luminare, dopo averlo visitato prescrisse una lunga serie di esami, gli occhi di Berto brillavano come le lucine dell'albero di Natale ogni volta che il dottore diceva: "...io farei anche questo, e questo, e questo...".
Usci' dallo studio, si fermo' davanti all'ascensore, si mise i fogli degli esami in bocca e si tiro' su, una dopo l'altra, le calze.
Se ormai quello era diventato un gesto abitudinario, il fastidio pareva peggiorare di giorno in giorno.
I calzini erano vietati, quelli sparivano troppo rapidi e l'unico modo per risolvere momentaneamente la situazione era quello di levarsi le scarpe e recuperare il fagotto sul fondo, sull'autobus o in metropolitana era come tirar su il secchio dal pozzo senza usare le mani.
Si sottopose agli esami con la convinzione di essere vicino alla soluzione, raggi, baropodometro, prove di carico e analisi andarono a gonfiare la cartella che il mese dopo Berto consegno' al dottore.
Usci' di casa con l'umore alle stelle, certo le pause per recuperare le calze erano puntuali come il raffreddore ma sentiva di essere sul punto di liberarsi per sempre di quella schiavitu'.
Il dottore lesse scrupolosamente ogni referto, esamino' nuovamente le estremita' dell'uomo per dichiarare cio' che tutti i pazienti si augurano ma che Berto prese come una terribile notizia: "I suoi piedi godono di ottima salute, sono perfetti, per darle un idea se fossero scarpe sarebbe come se lei le avesse appena levate dalla scatola.
Berto usci' dallo studio senza neppure salutare, lascio' la cartella sulla scrivania, la porta aperta e se non fosse stata per una pausa-calza sarebbe filato via senza fermarsi fino al portone.

Una sera stava sonnecchiando davanti alla tv quando una pubblicita' lo riporto' alla triste realta': decine di piedi infilati in calze multicolori ballavano dentro un enorme spazio bianco.
Per quanto saltassero e si dimenassero non c'era calza che cedesse di un solo millimetro, che cominciasse a torcersi, che una sola grinza interrompesse le righe parallele che parevano dipinte sulla pelle.
Il fermacarte di vetro con la gondola compi' l'intera distanza divano-televisore in una frazione di secondo.
Il botto lo fece sussultare e preoccupare allo stesso tempo.
Se era arrivato al punto di perdere il controllo, l'intera faccenda stava prendendo una brutta piega, perfino peggiore di quella della sua calza destra che dentro la ciabatta aveva cominciato il solito strip tease.
Ando' nel bagno e apri' l'armadietto delle medicine come se ci potesse trovare le pillole contro la caduta delle calze.
Si rese conto che non esistono medicine per le malattie rare, che solo i mali comuni hanno rimedio e dopo aver infilato la testa sotto l'acqua fredda capi' che doveva trovare altri come lui con cui parlare e confessare le paure e forse riuscire ad ottenere aiuto.

Accese il PC e comincio' la ricerca in internet.
Arrivo' sera e poi notte, ogni volta che gli sembrava di aver trovato una buona traccia finiva per scontrarsi contro calli e duroni, pareva che gli unici problemi da quelle parti fossero quelli, nemmeno una parola sulle calze.
Poi alle prime luci dell'alba, come se aspettasse il momento propizio per mostrarsi, scopri' il sito dell'A.F.E.A.
L'associazione Fenomeni Extracorporali Autoindotti aveva sede nella sua citta' e i soci soffrivano come lui di quei "Mali" che non avevano nome e purtroppo rimedio.
Fece loro una visita quello stesso pomeriggio, anche se insonne dal giorno prima l'emozione lo teneva piu' sveglio di un gallo.
Conobbe Marina a cui il cavo delle cuffiette si annodava al punto da strangolarla, Mario a cui le penne si smontavano nelle tasche, Saverio il cui ombelico produceva piu' lana di una pecora merinos, Ottavio che aveva la cintura che si muoveva come l'insegna di un barbiere, Magda a cui si slacciava sempre il reggiseno, Marco e le sue bretelle calanti, Gino i cui lacci delle scarpe erano vivi come orbettini, Oscar dagli occhiali sempre appannati, Gisella con la borsa che scivolava giu' dalla spalla, Ermete e l'elastico delle mutande ballerino, Luca dalla cerniera sempre aperta, Renato che...

Soffrite anche voi di un disturbo simile?
L'A.F.E.A. non promette di risolvere i vostri problemi ma associandovi potrete conoscere gente che, come voi, ha smesso di sentirsi sola.
Sedute terapeutiche tutti i martedi' sera dalle 21 alle 23
Per maggiori informazioni AFEA@gizmo.com

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Current Location: Sede A.F.E.A.
Current Music: Charles Earland - For the love of you