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19 March 2009 @ 04:25 pm
Mi raccomando fai il bravo  
Da piccoli dovevamo ubbidire a ordini e raccomandazioni.
Da grandi forse le avremmo gradite per trovare un posto al sole ma all'epoca annuivamo rassegnati per essere solidali con chi occupava il posto di genitore e doveva, da contratto, educarci al meglio.
Da li' la frase: "Fai pure di testa tua e poi non dire che non te l'avevo detto" sta a confermare l'ipotesi che nel caso di un controllo da parte dell'ente che tutela i rapporti genitori - figli loro ne sarebbero usciti con le mani pulite mentre davanti a noi si sarebbero presto spalancate le porte del riformatorio.
Le raccomandazioni generalmente erano di due tipi: i buoni consigli che allungavano la vita e le regole da osservare senza capire bene il perche'.
Mentre le prime riguardavano spesso la salute, la sicurezza o la prevenzione di qualche potenziale rischio (Guarda bene da tutte e due le parti prima di attraversare la strada, dai la mano a tua sorella, cammina dalla parte del muro), le seconde apparivano prive di significato.
Per non sentirci degli idioti assumevamo una seria espressione e fingevamo di aver capito questo prima di trovare una personale giustificazione a quegli strani ordini.
"Guai a te se parli con gli sconosciuti" dicevano ma nello stesso tempo ci mandavano a fare le commissioni.
Ora, ai nostri tempi gia' da piccoli venivamo incaricati di svolgere incombenze di tutto rispetto.
Versare soldi sul libretto di risparmio, comprare le patate al mercato della frutta, pagare la bolletta della luce, erano solo alcune delle commissioni richieste (tralascio la lavanda dei piedi che e' stata e sempre sara' la prova piu' dura dell'infanzia).
Non potendo conoscere tutta la cittadinanza ci trovavamo a dover a che fare con gli impiegati, i negozianti, persone che per ovvii motivi non avevamo mai visto prima.
E allora come ci dovevamo comportare?
Divisi tra la raccomandazione e il compimento della commissione diventavamo dei piccoli Marcel Marceau, abilissimi nell'esprimerci a gesti.
Ora provate voi a spiegare ad un uomo che volete un sacco di patate della varieta' Amandine con la sola mimica facciale, eppure va detto che tornavamo a casa con il resto strizzato nella mano sinistra e le patate nell'altra.

"Vai pure a giocare ma attento a non sudare".
Questa raccomandazione prevedeva che fossimo dotati di una volontaria regolazione del calore corporeo.
Purtroppo nonostante gli sforzi nessuno c'e' mai riuscito, cosi' ai tempi era facile vederci ai giardini mentre giocavamo a guardie e ladri con una mano incollata sulla fronte nel continuo monitoraggio della situazione.
Alcuni genitori elargivano anche un consiglio successivo: "Corri pure ma piano", forse letto su un libro di Rousseau.

Quando ci facevano una foto "Non dovevamo fare la faccia"
Quale faccia? Non importa tanto nessuna andava bene. Eravamo sempre troppo seri, troppo buffi, troppo sorridenti.
L'espressione che ci veniva meglio, a detta loro, era quella da ebete (tra l'altro non ne avevamo mai nemmeno visto uno altrimenti avremmo cercato di fuggire alla somiglianza)
Di rado assumevamo involontariamente e per qualche fugace istante un espressione a loro congeniale, in quel caso la concentrazione genitoriale impegnata nel cogliere l'attimo si scontrava con la tecnologia dell'epoca e con la tensione nervosa.
Foto prive di testa, mosse, o buie perche' si erano dimenticati di girare il cubo-flash, riempivano i gagliardi libretti dove i migliori scatti erano sempre rappresentati dalla prima foto scattata per prova fuori dalla finestra ad ignari passanti.

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(Anonymous) on March 19th, 2009 06:02 pm (UTC)
ricordo che bastava fosse nuvolo perchè tu portassi l'ombrello ......ed in villa rossi un giorno ti è servito. io nenche in vespino mettevo il parabrezza .......... e tornavo tutto bagnato......e lui, il grande capo scrollava la testa e borbottava testun te laivo dito.
(Anonymous) on March 19th, 2009 08:33 pm (UTC)
Lei è questa nella prima foto. Sì, ha la testa. I capelli ben pettinati, riga nel mezzo. Un nastro per addomesticarli. Modello ‘bambina con scarpe di vernice’, cresce.
Ma gli occhi, pare di vederli, c'è una domanda, nascosta dentro.
Nella seconda, i capelli assemblati in un chignon stretto da decine di forcine ed appollaiato dritto sulla testa, cappottino a quadretti bianchi, mira al cuore degli invitati al matrimonio e così lei sorride da vera damigella, come da copione, mentre qualcuno le ficca un mazzo di fiori tra le mani.
Cosa sapeva che io ancora non so, me lo chiedo ogni volta che ne gratto via le superfici.
Fucsia