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28 June 2010 @ 04:45 pm
Open Space  
I cubicoli (o loculi), sono stati creati per inoloculare disagio nella fragile mente dell'uomo.
L'occupazione di un loculo dona una sensazione che sta a meta' tra l'avere delle briciole di biscotto nelle mutande e ritrovarsi nudi nella navata centrale della cattedrale durante la messa di Natale.
Ma quale e' la loro origine?
Tutto e' cominciato con un dirigente che voleva avere la possibilita' di controllare l'operato dei propri sottoposti.
Ispirato da un documentario sulle api, fece costruire dei microspazi dove poter alloggiare tutti gli impiegati. (L'idea iniziale, che poi venne abbandonata, prevedeva anche loculi a castello dotati di scaletta).
Passeggiando tra le strette vie del labirinto avrebbe potuto tenere tutto sotto controllo e inibire il divagare da tutto cio' che non e' attinente al lavoro.
Da quel giorno Come animali in cattivita' gli impiegati si sono trovati ad affrontare questo nuovo (poco) spazio.

L'arredamento del proprio loculo rispecchia la personalita' dell'abitante. Se siete tra i fortunati a cui e' stato assegnato un loculo riconoscerete il vostro tra quelli che seguono.


I loculi "Tabula rasa" sono un compromesso tra minimalismo e praticita'.
Non hanno alcun elemento che possa relazionarli all'occupante.
Quest'ultimo elimina meticolosamente ogni traccia della propria presenza ogni volta che se ne allontana.
Il cavo del mouse e' posizionato in modo casuale cosi' come il cordone del telefono, il proteggischermo non presenta sulla superficie alcuna impronta digitale, il piano di lavoro e' sempre sgombro da fogli e le pareti si mostrano intonse nel loro colorino grigio-salma.

I loculi "Horror-vacui" sono il terrore della donna delle pulizie, mettono soggezione anche agli ospiti che spesso si ritrovano a chiedere permesso o a pulirsi i piedi su un immaginario zerbino prima di entrare.
Pieni all'inverosimile di oggetti personali, fotografie, soprammobili e pupazzetti rappresentano il mazzo di fiori colorati tra le lapidi monocolore del cimitero.
Le loro pareti sono in continua mutazione come quelle di una galleria d'arte.
Durante la pausa pranzo gli impiegati piu' arditi si avventurano nelle zone sconosciute del labirinto alla loro ricerca.
Quelli con il pallino dell'ordine segnano la loro posizione nella mappa del piano (con un pallino), quelli con la mania delle classifiche li ordinano per originalita'.

I loculi "Hard Work" sono un concentrato di quello che una volta si trovava dentro ambienti distinti.
Il piano di lavoro e' un tecnigrafo, un tavolo riunioni, una agenda per gli appuntamenti, una bacheca per gli annunci, un archivio, un angolo pausa caffe',un appoggio per il Pc (da cui escono milioni di periferiche: scanner, stampanti, hardisk, telecamere, microfoni, centinaia di mouse e milioni di chiavette USB sodomite che connesse una dentro l'altra si mostrano al mondo senza nessuna vergogna).
Non e' possibile sapere il colore del piano o delle pareti perche' ogni centimetro di superficie e' coperto da cavi, documenti, schemi, grafici, diagrammi temporali, calendari, elenchi, manuali, normative e telefoni cellulari in carica.

L'uomo non e' un animale socievole e l'impiegato e' come una belva ferita che sopporta a fatica la vicinanza di una pianta di ficus, figuriamoci trovarsi troppo vicino ad un proprio simile.
La stretta vicinanza dei loculi scatena in lui fobie che prima erano trattenute (a stento) dalle solide pareti degli uffici tradizionali.
Arriva ad essere sensibile e insofferente ad ogni minimo gesto da parte dei colleghi.
Il tichettare di una matita sulla superfice della scrivania, sentire pronunciare al telefono sempre le stesse parole (L'Hit-Parade vuole al primo posto "Diciamo" seguito a ruota da: "Non so se mi sono spiegato" per concludere con: "Ho solo due mani, faccio quello che posso") lo rende furioso.
Il profumo dei colleghi (quando presente) scatena reazioni allergiche incontrollabili. Spesso seguono starnuti (che vanno ad infastidire altri colleghi), e rumorose soffiate di naso.
Ci sono i colleghi che si isolano dal mondo con le cuffiette e la musica a palla nelle orecchie.
Una buona soluzione che ha due effetti collaterali.
Il primo e' che il telefono degli isolati suona per ore senza che questi se ne accorgano (ma se ne accorgono i colleghi vicini), il secondo e' il "Tzzz Tzzz" che esce dalle cuffiette...
Le alte frequenze che non vengono bloccate dall'isolamento dei diffusori si librano nell'aria a infastidire tutti i colleghi nelle vicinanze che cominciano a prendersi a schiaffi.
Questo fenomeno e' chiamato "Effetto zanzara" ed e' ancora in fase di studio.
Chi da' un colpetto di tosse, chi si schiarisce la gola, chi succhia una mentina, chi si gratta la barba...
Rumori che in uno spazio a misura d'uomo sono impercettibili trovano nell' open space un amplificatore naturale.
I rumorini salgono lungo le pareti, rimbalzano, si rinforzano fino a costituire un enorme concerto dodecafonico che dalle 8 alle 5 continua senza sosta.
Come avviene nel corallo la summa di tutti i loculi forma un unica creatura multicervello.
Frustrata e isolata vive soffrendo di costante emicrania, di nervi a fior di pelle e di mancanza di affetto.
C'e' da dire che alcuni abitanti dei loculi sono riusciti a fuggire.
E' certo il caso di un impiegato di Battipaglia che e' finito in una spiaggia soleggiata dell'arcipelago di Bora Bora attraverso il salvaschermo, un altro fissando per due anni interi il calendario di frate indovino si e' convinto che la vita monastica era adatta a lui. Ora vive in clausura in un monastero sulle pendici del monte Gabin dove cura una piccola vigna con cui produce un timido vinello che consuma nelle notti di luna piena.
Tutti gli altri sopportano in attesa del giorno in cui gli open space non andranno piu' di moda.

 
 
Current Location: e dove ?
Current Music: The for carnation - smoother
 
 
 
space_oddity_75: text_gimmeascotch_by_maplestspace_oddity_75 on June 28th, 2010 03:23 pm (UTC)
Brrrrr, che brutti ricordiiiiiiii!

Una decina di anni fa lavoravo per un tour operator e per un periodo sono stata anch'io vittima dei temibili loculi nell'open space. Il mio era sicuramente di tipo 'hard work': colpa del mio capo, che mi mollava tonnellate di roba da fare, i cui faldoni finivano immancabilmente impilati finché la torre non cominciava a pendere fino a cadere giù. In più mi dovevo subire pure il fumo passivo delle sigarette dei colleghi, perché il divieto di fumo negli uffici non esisteva ancora. Bleah! Per fortuna, dopo qualche mese sono stata 'promossa' al front office e ho mollato i simpaticoni e le loro puzzolenti abitudini. Tié.