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21 July 2010 @ 09:36 am
Non e' terrestre  
Uno dei libri che ha segnato la mia infanzia e' stato "Non e' terrestre" di Peter Kolosimo.
Il fascino ammaliatore degli argomenti trattati mi attirava e mi uccideva, esattamente come una falena con la fiamma di una candela.
Fu Cockelberry un giorno a prestarmi il libro e ricordo che la prima occhiata alla copertina fu sufficente per riempirmi di inquietudine.
Il peggio naturalmente si trovava all'interno. Il cranio di un antico bisonte presentava un perfetto foro che solo un proiettile avrebbe potuto causare, a Palenque, un incisione di migliaia di anni fa raffigurava un astronauta con casco e tuta e ancora i disegni di Nazca, la
locazione di Atlantide, il triangolo delle Bermude e vari articoli sugli alieni che sarebbero arrivati sulla terra ai tempi dei dinosauri e di tanto in tanto tornavano a farci visita.
Noi pensavamo che fosse tutto vero, che quel libro che era arrivato nelle mani del mio socio per motivi altrettanto misteriosi, fosse proibito e chi lo possedeva rischiava la persecuzione.
Quell'autore russo aveva avuto il coraggio di dire tutta la verita', di scrivere nero su bianco segreti che fino a quel momento era tenuti nascosti ai piu'.
Da quel giorno il mio interesse per la fotosintesi clorifilliana, il ciclo dell'acqua e le caratteristiche dei mammiferi si amplio' verso i misteri descritti dal professor Kolosimo.
Immaginavo l'uomo dotato di una folta chioma ribelle, grandi occhiali con una stanghetta riparata da nastro isolante che indossava perennemente un camice con le maniche avvolte sulle braccia e privo di bottoni cosicche' ad ogni movimento, questi lo seguisse come una specie di mantello svolazzante.
La barba lunga e gli occhi grigi, profondi e impauriti erano esattamente come i miei.
Dalla teoria alla pratica il passo fu breve, la prima occasione capito' alla gita scolastica "lunga" durante la scuola media.
La meta era Rimini ma le altre tappe prevedevano Montefeltro, il castello di Gradara, i mosaici di Ravenna... ogni volta che ci capitava davanti agli occhi un quadro, un arazzo, un intarsio, ecco che il nostro interesse era nel cercare elementi "Alieni" sicuri che Peter avrebbe apprezzato: "Belin ma non e' un Phon quello che ha in mano Teodorico?"
Quando alla Rocca di San Leo visitammo la cella dove il Conte di Cagliostro fu rinchiuso, toccammo il cielo con un dito.
Quell'uomo capace di tramutare il ferro in oro che si diceva aver scoperto il segreto dell'immortalita' era davvero esistito e forse era spirato dentro quell'angusto stanzino illuminato da una piccola finestra.
Certo la nostra fantasia galoppava piu' di Furia cavallo del west ma quando leggemmo sopra un cartellone quello che Cagliostro stesso diceva di se: "Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza” pensammo che il buon conte fosse un alieno.
Quando ci trovavamo sul pulman durante quelli che ricordo come viaggi interminabili, due erano i modi per passare il tempo:
Guardare i volti degli autisti dei TIR durante il giorno (erano tutti buffi, li chiamavamo: "I culmini") e verso l'imbrunire osservare il cielo.
Con il naso incollato al vetro scrutavamo la volta celeste alla ricerca di astronavi aliene.
"Tutti vedono dischi volanti, capitera' anche a noi di vederne uno no?" - diceva il mio socio spronando l'osservazione.
Naturalmente ogni stella, satellite, aereo, riflesso, allucinazione, era per noi un UFO.
Erano quelli gli anni in cui alla tele il comandante Striker impediva ai dischi volanti di arrivare sulla terra, Actarus impediva alle armate di Vega di impadronirsi del pianeta e noi impedivamo alla monotonia di entrare nelle nostre vite.
Certo se avessimo saputo che Peter Kolosimo era solo lo pseudonimo di Pier Domenico Colosimo, uno scrittore di fantascienza e divulgatore pseudo-scientifico di Milano, tutto avrebbe assunto un altro significato... o forse no?
We want to believe!!!

 
 
Current Location: San Leo
Current Music: UFO - Force it
 
 
 
fuchsia_gfuchsia_g on July 21st, 2010 01:53 pm (UTC)
Non c’era grande scelta.
Gli eroi della letteratura infantile erano tutti protagonisti al maschile: Tom Sayer; Huckleberry Finn, i ragazzi della via Paal; il Piccolo Principe; Peter Pan; i temibili pirati di Salgari; le strabilianti storie di Verne….
In tempi dove poco ci si interrogava su cosa fosse ‘eticamente’ (?) corretto regalare, per una bambina di sette anni, c’era la copertina rosa della piccola Dorrit, Pattini d’Argento, il Giardino Segreto, Alice -se solo lei non ne fosse stata così turbata, all’idea di poter anch’essa cader in un buco sottoterra-, e tutta la serie Louisa May Alcott.
Chi non ha sognato su Piccole Donne, alzi la mano.
Chi non ha cercato i vari seguiti di questo o quel personaggio, lo punga il ragno nero.
E della propria eroina, in particolare.
Josephine, Jo. Io ero lei.
Ad ogni lettura e dopo, nelle ore trascorse a fantasticare e a fare aggiustamenti tra le nostre due vite. Perché, c’era tutto, lì dentro.
La ribellione ancora solo latente; i sogni condivisi; la scrittura; l’asprezza dei modi; un padre lontano.
Poi, ovvio, ci fu Pippi Calzelunghe, ma così stramba da apparire sempre unica ed irraggiungibile.
E Sandokan, che aprì la serie “del meglio maschio che nulla”.
Ma è un’altra storia.

p.s. La Alcott, che tutti identifichiamo con i romanzi per ragazzi e poco più, aveva pubblicato anonimamente e sotto pseudonimo, anche racconti che parlavano di follia, di poteri paranormali e di presenza sataniche, sulla scia del suo interesse per il ‘mesmerismo’, una teoria ipnotica sviluppata da un incantatore, F.A.Mesmer, nell’Ottocento.
Per dire, non tutto è per ciò che appare..
(Anonymous) on July 21st, 2010 08:02 pm (UTC)
la mia lettura preferita era l'album dei calciatori
e su di loro credevo cecamente, sopratutto sui colletti dei calciatori.
quando si era in gita,sul bus se non si giocava a figu si parlava di figa e si scocciava le compagne (che per lo meno alle medie erano copiose). comunque oltre agli album ed alle figu si sfogliava volentieri fumetti di ogni genere,gli supereroi erano i piu gettonati, riviste di motociclismo,ed il guerrin sportivo.
comunque per farla breve cio che ha segnato di piu la mia infanzia non è
il calcio perche in seguito mi sono dato al ciclismo,,,,,, perciò fai tei conti
sbrd
cockelberrycockelberry on July 23rd, 2010 07:09 pm (UTC)
Nei fratelli credi quasi ciecamente, loro sono quelli che sanno le cose, te le raccontano con aria complice e ti senti grande anche tu. Avendone uno vero di un paio d'anni più di me, ero nella condizione ideale per accettarne un altro con una fantasia ancora più sfrenata e Peter Kolosimo è stato davvero una specie di fratello più grande. Aveva una così apparente chiara visione dei fatti che quando lo conobbi, purtroppo solo letterariamente, mi ci tuffai anima e cuore. A quei tempi era più facile credere nel mistero e i libri di Kolosimo sembravano così "veri" che ci stupiva il fatto che non venisse preso seriamente dai cosiddetti adulti. Il grande Peter aveva anche una rivista, si chiamava PiKappa, non so quanto ci fosse di suo in quelle pagine. Io ne lessi alcuni numeri, ricordo che li comprava mio zio, lo stesso che giurò a me e a mio cuginetto che ci avrebbe portato sul Triangolo delle Bermude non appena avessi compiuto 15 anni...
Inutile dire che non lo fece mai. Ma forse è anche per quella cosa promessa e mai mantenuta che posso scrivere questo post.. :-)