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13 October 2010 @ 05:18 pm
Testa a sorpresa  
Quando quel giorno mi sono alzato ancora non sapevo.
Era un mattino qualunque, di quelli che devo pensare a quale giorno sia e il gatto cerca di farmi inciampare lungo il tragitto camera-bagno.
Poi ho aperto la scatola dei cereali e l'ho trovata.
Sembrava una di quelle teste rimpicciolite che realizzano gli indigeni del Borneo con un procedimento segreto.
Stava li' e mi guardava.
Se si fosse limitata a fissarmi in silenzio forse avrei pensato allo strascico di un sogno che ancora pendeva dal colletto del pigiama invece ha aperto la bocca e mi ha detto:
"Quanto ci hai messo ad alzarti stamattina?"
Se avessi saputo cosa mi aspettava sul tavolo della cucina sarei uscito per far colazione al bar.
Sono riuscito solo a scusarmi e quella ha brontolato con un grugnito.
Poi mi sono chiesto: "E adesso?"
Si perche' di certi eventi non e' tanto l'accadimento a rendere tutto irreale ma l'impossibilita' di proseguire.
Intendo che se non ci fosse stata quella testa ficcata come una sorpresa nella scatola, avrei riempito la mia tazza preferita, quella sbeccata, di fiocchi di mais, li avrei sommersi con il latte freddo e mentre scaldavo nel microonde una crostatina all'albicocca, mi sarei ascoltato il bollettino dei naviganti alla radio.
Invece c'era quella testa.

Ho provato a far finta di niente e mi sono allontanato dal tavolo ma non riuscivo a distogliere il pensiero da quello che c'era nalla scatola.
Sentivo quegli occhi adosso come se avesse creato due fori nel cartone e attraverso quelli mi spiasse.
Mi son seduto senza sapere cosa fare.
Come ci si rivolge ad una testa? Dandole del lei? Ma lei per via del rispetto o per via che e' una testa?
Aveva parlato dandomi del tu, forse per quella confidenza che nasce spontanea a chi e' posato sopra i tuoi cereali.
Mi sono deciso e ho detto la prima stronzata che mi e' apparsa in mente: "Hai gia' fatto colazione?"
"Fanculo" - ha risposto, proprio cosi': "Fanculo".
Ora tutti noi ci siamo andati qualche volta ma credetemi, sentirselo augurare da una testa, ha un sapore davvero unico.
Del resto come avrebbe fatto a ingoiare qualcosa? Dovevo cercare di formulare una domanda piu' sensata.
Ho cominciato a passare in rassegna tutte le possibilita' eliminandone alcune:
"Tutto bene a casa?", "Come va?", "Che si dice da quelle parti?". Alla fine ho provato con un: "Vuoi che ti tiri fuori di li'?"
A me non sarebbe piaciuto stare a lungo in una scatola, forse lei aveva la stessa sensazione.
La testa ha annuito, era arrivato il momento di agire.
Da che parte si afferra una testa? E quale e' il posto piu' opportuno dove collocarla?
Prima di sentire altre lamentele ho infilato la mano nel cartone tremando al pensiero del contatto.
Ho immaginato che fosse fredda, leggera, con i capelli sottili come fili di ragnatela, ho sperato che non mi mordesse...
ho infilato con cautela una mano e... le ho centrato con precisione un occhio.
Ha bestemmiato e lesto ho ritratto la mano.
"Ma che cazzo fai!? Tirami su per i capelli!" - ha urlato poi, la sua voce da dentro quella scatola pareva quella di un regista con il megafono.
Cosi' ho fatto, posandola nel portafrutta accanto ad una pera matura e ad un grappolo di uva moscia.
"Mi dispiace" - ho detto, l'unico occhio aperto mi fissava con odio.
"Se posso fare qualcosa..." - ho aggiunto
"Si, ce la fai a prenderti a calci nel culo?" - mi ha chiesto
Ho cercato di spiegarle che non mi era mai capitato di dover avere a che fare con una testa recisa, lei non ha mancato di replicare che non le era mai capitato di incontrare un idiota come me.
Per via del suo occhio chiuso, da cui era uscita una lacrima che era passata lungo la piccola guancia annerita, poi sulla buccia della pera e infine era sparita assorbita dal centrino che stava sul fondo del portafrutta, non avevo replicato, mi faceva pena, in fondo.
"Dunque d'ora in avanti dovrai prenderti cura di me, sappi che non amo essere considerata un oggetto, ti puoi scordare di lasciarmi a casa come fossi un vaso, dovrai portarmi sempre con te. Poi sappi che mangio solo carne masticata, dovrai provvedere tu a quello e a lavarmi.
Dovrai esser tu a spazzolarmi i denti e pulirmi le orecchie con il cotton fioc, e lo shampoo, preferirei un tipo agli agrumi per capelli secchi e bada che non sopporto la schiuma negli occhi..."

Sono sicuro che avrebbe parlato ancora a lungo con un elenco infinito di richieste.
Forse mi avrebbe detto che desiderava essere presentata ai parenti, che avrebbe voluto essere posata sul comodino quando facevo l'amore con Sonia, che avrebbe voluto una scatola foderata di velluto dove dormire la notte, un televisore al plasma e non so cos'altro.
In un solo istante mille immagini mi sono balzate alla mente e hanno creato la miscela esplosiva che mi ha spinto ad agire.
L'ho afferrata per i capelli, poi tenendola lontana dal corpo come fosse un serpente velenoso, l'ho ficcata nel forno al posto della crostatina.
La chiusura dello sportello ha zittito la bocca dalla quale uscivano insulti e sputi.
Ho girato la manopola sulla massima potenza e ho premuto il tasto "Start".

La testa sopra il piatto di vetro girava lenta come un automobile di lusso dal concessionario.
La bocca si apriva e chiudeva, gli occhi spalancati, anche quello rosso e gonfio, parevano quelli di una belva.
All'improvviso, come se non me lo aspettassi, un botto mi ha fatto sobbalzare.
Attraverso il vetro non si vedeva piu' nulla, quel che rimaneva della testa imbrattava l'interno del forno.
Ho aspettato qualche secondo, poi il "Dlin" mi ha avvisato che la cottura era terminata.

Sono crollato sulla sedia, mi sono pizzicato il braccio fino a lasciare un grande segno rosso ma ogni volta che giravo la testa verso il forno, il vetro colorato dello sportello era li' a raccontare quello che era successo.
Non so quanto tempo e' passato prima di sentire il campanello della porta di casa. Non so quanto a lungo l'ho lasciato suonare prima di tornare sulla terra e andare ad aprire.
Sullo zerbino ho trovato un tipo alto, grosso quanto un orso e con due spalle larghe come un pianoforte.
Aveva indosso un vecchio vestito coloniale, ai piedi grossi scarponi e al collo un foulard di seta rossa.
Quando le sue mani si sono strette intorno alla mia gola, non sono neppure riuscito a gridare. Un istante prima di perdere i sensi, ho capito perche' quell'enorme corpo senza testa fosse venuto a farmi visita.

 
 
Current Location: a casa
Current Music: No Man - Mixtaped
 
 
 
sig_ombrasig_ombra on October 13th, 2010 03:36 pm (UTC)
voglio lasciare un commento, anzi due.
ahahahahah :-)
e
bleah!