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09 November 2010 @ 02:50 pm
Quattro gatti  
I gatti camminavano lenti,stretti dentro i loro cappotti di pelo di topo, le code ritte per evitare le pozzanghere che coprivano il terreno.
La cassa, dove si trovava il corpo di Gaudenio Faucipronte era leggera sulle loro spalle. Il destino aveva scelto per lui un modo bizzarro per andarsene, non lottando con i ratti, come avrebbe voluto, ma contro una silenziosa ed invisibile malattia contro la quale gli artigli non erano serviti a nulla e che lo aveva smagrito giorno dopo giorno fino a ridurlo ad un sacchetto di pelo arruffato.

Solo gli occhi,fino alla fine, erano rimasti gli stessi.
Le sue ultime parole: "Seppellite insieme a me la voglia di vendetta, sangue porta sangue..." Erano troppo leggere, prima di raggiungere i loro cuori induriti dall'odio erano volate via attraverso la finestra scostata.

Un vento freddo, proveniente da nord, era arrivato sulla citta' e con lui: freddo e pioggia come due brutte amiche a cui trovar marito.
Spietato si accaniva con gli alberi come se volesse strappare tutti i rami, solo il fragore del tuono interrompeva ogni tanto il suo sibilo costante.
La citta', come molte altre che si trovavano sulla costa, era abituata a quegli eventi. Tutti sapevano che c'era un tempo per godere del sole e un tempo in cui era saggio acciambellarsi e dormire ma certi fatti non lo permettevano: quando i pensieri erano piu' grigi della piu' terribile tempesta erano loro a vincere perfino contro la furia della natura.
Il vecchio reverendo Felini aveva atteso tutto il tempo sotto un ombrello logoro. In mano il tomo del profeta dalle cui pagine pendevano strisce di velluto rosso a segnare i capitoli.
Non appena i quattro ebbero posato la cassa accanto alla quercia, si schiari' la voce e comincio' a parlare.
Sbrigo' le formalita' in un baleno, ricordo' con poche parole i fatti piu' importanti della vita di Gaudenio ritraendolo come un gatto modello da cui prendere esempio. In fondo e' sempre cosi', quando si parla del passato tutti sono buoni.

Concluse cercando di ammonire tutti sulla condotta da tenere in vita per ottenere in paradiso la ciotola sempre piena, poi con un brivido (forse una goccia di pioggia si era insinuata nel colletto della tonaca) benedi' cassa e presenti e si avvio' verso il cancello.
I quattro gatti dopo aver passato i lacci da scarpe sotto la cassa, cominciarono a calarla nella fossa che attendeva buia.
La cassa spari' lenta nel terreno come un ratto nella sua tana. Ritirati i lacci si misero ai lati dell'apertura e con rapidi movimenti delle zampe posteriori la coprirono di terra.
A lavoro finito, complice il terreno molle e fangoso, non si sarebbe mai detto che in quel punto qualcuno aveva sepolto qualcosa.
Eppure li sotto, piu' morto di un sasso, c'era Gaudenio, con cui avevano diviso la vita fino a quel momento.
Gli ubbidivano da sempre, lui sapeva sempre cosa andava fatto, quando era il caso di rompere una mascella o di regalare un topo di gomma, quando era meglio miagolare che tacere, quando bisognava aspettare nell'ombra per cogliere la preda impreparata.
Adesso le loro speranze per il futuro erano coperte da un metro di terra umida.
"Cosa facciamo ora?" - chiese Vibrissa
"Ci infiliamo da qualche parte per asciugare il pelo con un bicchiere di liquore" - aveva suggerito Zamperio.
Gli altri avevano annuito e senza affrettare il passo erano usciti dal camposanto, quella luce in lontananza sembrava l'insegna di un bar.
(continua)


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