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13 December 2010 @ 02:39 pm
Dischi  
Nella mia citta' c'erano diversi negozi di dischi, quelli dove le mie finanze sono state versate in piu' o meno vent'anni sono stati questi:

On stage
Negozio che tutt'ora esiste e dove si respirava un aria unica.
Specializzato sopratutto in musica rock e metal non disdegnava pop, folk d'oltremanica e prog.
Quando varcavo la soglia avevo l'impressione di entrare dentro un enorme sandwich sbocconcellato che era stato lasciato nel centro storico da qualche eccentrica rockstar americana.
L'odore era unico.
Un misto di polvere, cellophane, plastica e olio canforato.
Il primo strato del sandwich era rappresentato dal pavimento di tavole. Era cosi' vetusto che camminandoci sopra dondolava leggermente.
Sulla porta il cartello con la scritta: "Entrare al massimo in dieci, pavimento pericolante" la diceva grossa, essere uno dei prescelti era gia' di per se un buon motivo per sentirsi appartenenti ad una esclusiva elite.
In alto c'era il soffitto, tappezzato completamente da sacchetti per dischi di decine e decine di negozi italiani e stranieri.
Forse uno stratagemma per nascondere muffe e crepe, con tutta probabilita' il soffitto non doveva star meglio del pavimento, per fortuna li' non ci doveva camminare nessuno e in ogni caso contribuiva a farti sentire parte di qualcosa di piu' grande, come se tutti i negozi di dischi del mondo e tutti gli amanti della musica fossero parte di un unica famiglia.
Il negozio apriva a seconda dell'umore del proprietario. Mi e' capitato piu' di una volta di trovarlo chiuso e scoprire che lo stesso aveva scelto quel giorno di seguire la sua seconda passione, ovvero la bicicletta (ecco il perche' dell'odore di olio canforato).
Se era una bella giornata era facile trovare la saracinesca abbassata mentre lui stava affrontando qualche passo di montagna.
I dischi rappresentavano il ripieno del sandwich. Stipati al punto giusto, riempivano enormi contenitori di legno ed erano divisi da separatari sui quali una lettera alfabetica cercava di dar loro un ordine.
C'era qualcosa di profondo e zen nel passare il tempo sfogliando dischi.
Quei gesti che si compivano con le mani e si ripetevano all'infinito sono ormai quasi spariti in un passato che sembra lontano anni luce.
Si passavano in rassegna, uno dopo l'altro, appena uno sguardo sulle copertine conosciute, la mano sinistra che pian piano sentiva il peso di quello che era gia' stato esaminato, e le dita dell'altra che si muovevano come gambe di un omino impegnato in una camminata sul bordo dei dischi alla ricerca del titolo o della copertina stuzzicante.
Il proprietario era piu' muto di un sasso, non si e' mai lanciato in commenti su quanto acquistato, ne' ha mai buttato li' un giudizio. La sua monolicita' era tale per cui anche porgergli il disco scelto, pagare e uscire, (sollevando il pavimento dal proprio peso), era quasi imbarazzante.
Avevo pensato all'ipotesi che i dischi fossero tutti parte della sua collezione, quando qualcuno comprava qualcosa gli levava un pezzo di cuore, da li' il motivo del viso arcigno e della poca loquacita'.

Pink Moon
era (perche' al suo posto ora c'e' un negozio che vende addobbi e materiali per feste) il negozio di dischi piu' fighetto di Genova.
I dischi in vetrina erano posizionati come capi di abbigliamento in una boutique di lusso.
Li' dentro tutto era bianco, minimalista, pareva di entrare dentro un brano di Sakamoto in punta di piedi.
Il sacchetto bordeaux mostrava (l'ho capito anni dopo) un particolare del quadro di Hieronymus Bosch "The Garden Of Earthly Delights"
C'erano queste orecchie con una penna nel mezzo... in effetti cosa c'era di piu' adatto per un negozio che vende qualcosa di usufruibile solo dall'udito? Si certo anche dall'anima ma per la sua rappresentazione avrebbe dovuto servirsi di un quadro di Klee. Il nome derivava dall'album Omonimo di Nick Drake, capolavoro nel suo genere e forse passione del proprietario.
Se tutto si fosse limitato all'apparenza e al primo impatto, Pink Moon avrebbe vinto il primo premio come miglior negozio del secolo.
Ma l'apparenza inganna e come una crepa su un bel quadro ecco i commessi, parte integrante dell'attivita'.
Uno gentile e appassionato, l'altro scontroso e antipatico.
Mentre il primo si rendeva sempre disponibile a mettere sul piatto il disco prescelto per un assaggio di ascolto; la presenza del secondo era un buon motivo per passare oltre.
"Mettere su il disco? Non siamo mica una discoteca..." "Ha scelto o deve ancora rovinare qualche copertina?" "Mai sentito, se c'e' e' sotto la F"
Erano solo alcune delle tipiche risposte del personaggio.
Se ha chiuso e' stata sicuramente colpa del commesso cattivo, speriamo che a quello bravo siano capitate in seguito tante belle cose.


Disco Club
aveva un sacchetto sobrio, con l'immagine di un disco e una semplice scritta. E' rimasto forse il negozio piu' famoso e fornito della citta', ho fatto piu' di un acquisto ascoltando quello che veniva diffuso all'interno.
La maggior parte dello spazio era riservata ai vinili che erano conservati dentro buste di plastica, pochissimo posto per passare e un continuo:
"Scusi, permesso, prego" - quando c'era piu' di un cliente al suo interno.
Disco club, come dice il nome, era un posto dove potevi passare ore parlando di musica senza necessariamente acquistare nulla.
Entrare e chiedere un disco di cui avevi letto la recensione su Rockerilla e trovare il proprietario impreparato era cosa rara.

Questi tre negozi erano tappe fisse di quello che chiamavamo: "Il giro della morte".
Io e altri impallati avevamo trovato il percorso ottimale per passarli in rassegna uno dopo l'altro senza perdere neppure un secondo.
Tornavamo a casa con i nostri sacchetti e la smania di mettere sul piatto quanto acquistato.
Un discorso a parte meritano le copertine e i riti da svolgersi prima dell'ascolto, ne parliamo ancora.
Prosit

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Current Location: Giro della morte
Current Music: Bill Bruford - Splendour among shadows
 
 
 
sig_ombrasig_ombra on December 13th, 2010 03:42 pm (UTC)
belin, come capisco quello che scrivi!
E decrizione perfetta del tizio di on stage :-)
Che dischi in quel negozio...

claudia: amy - uhm?florealpolla on December 13th, 2010 06:22 pm (UTC)
Non avrei saputo descrivere meglio il commesso/padrone di OnStage!
:D
le_president: d'oh!le_president on December 16th, 2010 09:41 pm (UTC)
Mamma mia che ricordi..........magari qualche volta ci siamo anche detti "scusa" negli spazi angusti di Disco Club!!! Dove tra l'altro comprai il primo disco dei Marillion d'importazione!!!!