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11 January 2011 @ 11:42 am
Gli stereotipici  
Sono Giovanni Pettinato (con-la-riga) e sono uno stereotipico.
No, non e' la mia professione, e' una mia caratteristica, immaginate che sia la razza a cui appartengo.
Ci sono gli ispanici, i teutonici, i maori e ci siamo noi.
Noi stereotipici non siamo molti, per lo piu' ci confondiamo anche se siamo facilmente riconoscibili.
Siamo belli, atletici, il nostro viso e' eternamente fisso in un sorriso bambolesco e sopra la nostra casa brilla sempre il sole.
Ci svegliamo con il suono argentino della sveglia.
Anche noi, come voi, vorremmo afferrarla e scagliarla contro il muro ma siamo stereotipici e dobbiamo scacciar via ogni pensiero comune.
In quei primi momenti di risveglio il vostro cervello non e' capace di ragionare, l'unica cosa che vi trasmette e' l'urgenza di doversi alzare e lasciare la casa in tutta fretta dopo aver diviso l'unico bagno con il resto della zombi-famiglia, ingurgitato qualche biscotto (perche' la prima colazione e' il pasto piu' importante), scambiato qualche grugnito con gli altri che dividono piu' o meno la stessa sorte (un grugnito = buongiorno, due grugniti = dormito bene? Tre grugniti = ci vediamo stasera).
Noi stereotipici ci svegliamo, tutti contemporaneamente.
Scalciamo via le bianche lenzuola mentre i nostri figlioletti biondi balzano nel letto.
Ma che bello essere vivi, svegliarsi e sorridere tutti insieme!! Tutto e' bianco come se durante la notte qualcuno avesse levato il tetto alla casa e fosse caduta la neve.
Le lenzuola, i denti, i pigiami, le pareti, i mobili, tutto e' bianco, igienicamente sano e perfetto.
Mai un calzino sulla moquette, un libro sul comodino, un quadro storto o un cane che si gratta dietro un orecchio.
Mia moglie appena alzata e' come la vostra quando e' pronta per andare a teatro. I capelli in piega, la pelle liscia, un umore che la vostra, forse, ha il primo giorno di vacanza.
Ce ne stiamo un po' li' a far volare i bambini, ogni tanto ci abbracciamo, continuiamo a ridere senza alcun motivo e poi scatta la gara per raggiungere il tavolo della colazione che ci aspetta imbandito.
Facciamo a gara nel scendere le scale e intanto realizziamo astute trappole per gli altri componenti della famiglia, cosi' per farci qualche risata.
Nessuno si fa mai male, non capita mai di prendere una storta, di scivolare nel bagno, di fracassarci il mignolo contro lo stipite della porta, come capita a voi mentre vi muovete come bradipi nel tragitto letto-bagno.
Noi siamo acrobati e come tali con piroette e salti mortali raggiungiamo la cucina.
In palio c'e' l'onore di prendere il primo biscotto dal pacco.
Ora, la confezione e' esattamente come la vostra, potete controllare ma il contenuto no. Dal nostro pacco escono biscotti grandi il doppio, buoni il triplo e croccanti come se fossero appena stati sfornati.
Se voi tirate su con il dito inumidito qualche briciola di biscotto prendete due chili all'istante, i nostri biscotti invece...
Li tuffiamo nel latte che schizza fino al soffitto cazzeggiando allegramente, i bambini dicono battute divertentissime e possiamo trascorrere due ore a far colazione perche' grazie ad un potere temporale di cui siamo dotati noi stereotipici, dopo pochi secondi l'intera famiglia e' pronta per uscire.
Io indosso il mio vestito grigio, in mano stringo la valigetta di pelle e non attendo altro che il momento in cui la mia mogliettina mi porga il sacchetto con il pranzo e mi aggiusti il nodo della cravatta mentre mi bacia appassionatamente sullo zerbino.
I bambini schizzano fuori poco dopo di me, hanno il loro sacchetto, la cartella e una felicita' incontenibile, frequentare la scuola e' come andare a Disneyland.
Quando voi arrivate in ufficio la sensazione e' sempre la stessa, quella di vivere in un film gia' visto mille volte senza la possibilita' di cambiare la trama.
Il portiere vi saluta con un grugno, i colleghi vi ignorano o se attaccano a parlare e' solo per ripetere le solite frasi: Visto che tempo? Sentito che freddo? Vista la partita? Belin Derrick ieri sera mi ha stupito con quella arguta deduzione.
Trovate la scrivania lercia e i pupazzetti rovesciati e il primo mail e' di quelli che contengono menate urgenti e noiose da sbrigare prima di pranzo (sempre che non vi siate dimenticati la password).
Il mio ufficio e' diverso, sorge sopra un prato, dalle pareti a vetro vedo passare sempre e solo coppie felici che fanno footing senza sudare, giovani mamme con bambini in carrozzella (scorgo sempre la manina che stringe un sonaglio), cani educati che trotterellano a fianco del padrone senza far pensare che quella sia una passeggiata a scopo fisiologico (i cani da noi la fanno nei bagni dei bar dopo il caffe').
I miei colleghi sono vestiti come me, sorridono come me e sono bellissimi, proprio come me.
Si a volte ho qualche crisi di identita' ma poi leggo il nome sulla scrivania e mi levo ogni dubbio.
Di solito alla fine della giornata siamo tutti senza giacca, le maniche tirate su, la cravatta slacciata e beviamo caffe' da grandi tazze bianche.
Siamo circondati da fogli (bianchi), sparsi ovunque.
E' il momento della telefonata nella quale ci comunicano che ce l'abbiamo fatta.
Qualunque cosa stessimo facendo, ce l'abbiamo fatta. Allora scattano le pacche sulle spalle, gli abbracci, le mani si uniscono con la stessa frequenza di nacchere spagnole che accompagnano un flamenco, le colleghe femmine figone si complimentano con noi (nel mio mondo le donne sembrano esistere solo per far piacere a noi maschioni) e poi arriva il megadirettore, con il quale abbiamo un rapporto schietto e corretto, basato su complimenti reciproci e pacche varie, che ci fa i complimenti per il successo, una lacrima gli scende dalla guancia.
La vostra acidita' di stomaco, quelle borse che perennemente mostrate sotto gli occhi, la colite, la borsite, la cervicale, nella nostra vita non esistono perche' sono cose brutte.
Il rientro a casa (no, niente treni pieni o autobus puzzolenti ma teletrasporti efficacissimi) e' sempre accolto da grandissimi abbracci, sorrisi, baci e altri complimenti).
Come dite? Che vorreste diventare come noi?
Non ce la potreste mai fare, al massimo, seguendo alla lettera cio' che consiglia la televisione, potreste arrivare a simularci ma attenzione il passo tra Monotonici e Stereotipici
e' lungo, molto lungo.
Prosit

 
 
Current Location: Stereolandia
Current Music: Fleet Foxes - Ragged Wood
 
 
 
sig_ombrasig_ombra on January 11th, 2011 11:46 am (UTC)
Complimenti! sei riuscito ad irritarmi.
Perfetto :-)
Potevi continuare anche la serata!
Il caminetto, mi manca un po'...