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08 February 2011 @ 09:08 am
E il mare continuava a muoversi  
Un giorno gli sarebbe piaciuto trovarlo immobile, tanto per cambiare.
Un mare congelato sul quale camminare, onde paralizzate nell'atto di infrangersi, rampe, scivoli, riccioli trasparenti sui quali sedersi.
Sarebbe stato come entrare dentro una fotografia.
Ma il mare rimaneva sempre lo stesso come il resto del paesaggio che vedeva sfilare dal finestrino
Una pellicola che il cineoperatore metteva su sempre uguale come se fosse un cinema senza fondi che non poteva che proiettare la stessa bobina che giorno dopo si consumava.
E le facce nelle stazioni erano sempre le stesse e perfino certe carte gettate per terra.
A volte si chiedeva se l'unico elemento variabile dentro quella specie di terrario fosse lui.

C'erano giorni che ce l'aveva con il cielo.
Era inutile tentare di interpretare il suo sguardo grigio, non avrebbe capito se da li' a poco sarebbe piovuto, quell'attesa era come star seduti nella sala di attesa del dentista.
C'erano giorni un cui si sentiva solo ma aveva imparato ad apprezzare quella sensazione: la musica nelle orecchie e lo sguardo che non si fermava neppure un istante sulle persone che lo circondavano: passanti, passeggeri, comparse, ombre indistinte.
"Ci scusiamo per il ritardo" - diceva una voce
Ma CHI siete? Perche' vi scusate al plurale? Ci tenete ad essere in sovrannumero perche' nessuno provi a brontolare?
Mentre stava scrivendo ecco arrivare un altra ombra.
Stava seduto sulla porta della sua capanna da eremita in cima al monte irraggiungibile, ecco all'improvviso una sagoma che risale il sentiero.
Non sa chi sia, non vorrebbe neppure rivolgerle un pensiero ma e' troppo tardi, tra poco arrivera' vicino e pretendera' attenzione.
L'ombra allunga una mano e lo sfiora.
Pensa che sia qualcuno che chiede l'elemosina, un conoscente poco rispettoso della sua voglia manifesta di star solo.
Vorrebbe resistere, allunga una mano e aumenta il volume della musica ma alla fine deve alzare il viso e guardare negli occhi quell'ombra ostinata.
"Biglietto, prego" - legge sulle labbra dell'uomo con il cappello dalla treccia dorata.
"Sono abbonato" - vorrebbe dire
"E sono un eremita" - vorrebbe aggiungere
Poi chiude il taccuino, rimette il tappo alla penna con movimenti lenti, ostentati come se far aspettare quell'uomo sullo zerbino, fuori dalla sua capanna, sia un suo sacrosanto diritto.
Prende il portafoglio, dopo averlo trovato l'abbonamento lo mostra all'uomo che non ha potuto far altro che aspettare, subire la sua lenta e misera vendetta.
L'uomo lo controlla, vorrebbe trovar qualcosa che non va per poter a sua volta vendicarsi dell'attesa ma e' tutto regolare, sorride, glielo rende.
E' ora di scendere.
 
 
Current Location: Sul treno
Current Music: Paolo Nutini - Candy