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01 June 2011 @ 09:42 am
Giochi senza frontiere  
La nostra squadra ha un lungo allenamento che deriva dal susseguirsi dei giorni.
Noi pendolari della West Coast, abbiamo sviluppato una dedizione e uno spirito combattivo senza pari perche' tutti i giorni affrontiamo le prove che Trenitalia ci presenta.
Dobbiamo riconoscere che e' una severa maestra che non fa sconti a nessuno, sopratutto sul prezzo dell'abbonamento.
Non ci lamentiamo mai. Mentre lo spirito si tempra e il corpo si fortifica, ritardo dopo ritardo, soppressione dopo soppressione ci trasformiamo in esseri superiori che sanno pazientare con saggezza e lungimiranza.
Oggi, a sopresa, siamo stati invitati ad una puntata di giochi senza frontiere.
Ci siamo ritrovati in stazione come ogni mattina e abbiamo trovato nell'atrio della biglietteria, che non fa piu' servizio, i faccioni rubicondi di Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri.
Non abbiamo neppure avuto il tempo di prepararci, di pensare ad una tattica di gioco, di posare ombrello e impermeabile che abbiamo sentito nell'altoparlante degli annunci: "Un, deux, trois!" seguito da un lungo fischio...

Ho cominciato a correre.
I lunghi mesi di allenamento mi hanno preparato a questo, e' arrivato il giorno dove posso mostrare di che pasta sono fatto.
Scatto, per un istante le scarpe con la suola Vibram scivolano sulla superfice bagnata del pavimento...
un colpo di reni e appoggiandomi ad una vecchietta che malferma sulle gambe tenta di vidimare il biglietto, raggiungo i binari.
La situazione e' tesa, decine di migliaia di comparse sbarrano il terreno costringendomi ad uno zig zag da capogiro.
Grazie alla mia passione per i balli caraibici e alla pratica del limbo, riesco a divincolarmi e raggiungere l'accesso al sottopassaggio.
I gradini sono bagnati, il corrimano e' divelto, qualcuno sopraggiunge in senso contrario ma senza esitare comincio a scendere.
Nel buio del tunnel volti smarriti mi suggeriscono di desistere, afferro un volantino sul referendum (A proposito andate a votare e scrivete tanti bei SI) e sento uno scroscio provenire da destra.
Mi volto, la scala e' stata rimossa e sostituita dalla cascata delle Marmore.
La corrente e' innarrestabile, qualche salmone esausto sbatte ancora la coda negli spasimi che precedono la morte.
Ad ampie falcate tento la salita, ringrazio la passione per il pogo che ha temprato le mie gambe, i muscoli stanno per cedere ma quando i flutti stanno per avere la meglio, il bagliore dell'uscita mi dona nuove forze e con un ultimo scatto raggiungo la superfice.
Il treno sta per arrivare, se evito le pozzanghere posso riuscire a salire ma il timore di fallire mi scuote le ossa.
Anche questa volta mi sorprendo della mia fisicita', un agile balzo e sono sul primo gradino, quasi sorrido mentre apro la porta e salgo in carrozza.
I sedili sono per la maggior parte bagnati, i finestrini lasciati aperti per sopperire alla mancanza di aria condizionata, hanno permesso alla pioggia di entrare e di colorare tutto di un profondo color blu.
Scorgo sul fondo Rosanna Vaudetti che mi sorride, la raggiungo scavalcando corpi e masserizie, "Erano venticinque anni che quei sedili non venivano lavati" - mi dice, non posso darle torto.
Scorgo un sedile asciutto in fondo, scatto, supero un atleta della squadra avversaria e mi siedo.
La prova del treno consiste nello star seduti stretti stretti, con un caldo da serra tropicale, mentre mio malgrado devo ascoltare discorsi inutili e frasi fatte.
Stavolta a venirmi in aiuto sono i lunghi mesi invernali trascorsi nella pratica del Tai-chi.
Comincio a regolare la respirazione e successivamente i battiti finche' raggiungo la stessa frequenza di un orso in letargo.
Assumo la posizione del pendolare-che-paziente-attende-la-sua-sorte e chiudo gli occhi.
La mente e' libera di vagare nel mondo colorato creato dalla mia fantasia, tra fiori iridescenti dal lungo gambo, gabbiani che lasciano scie formate da bolle di sapone e treni di panna che arrivano in anticipo, ecco si insinua una voce stridula:
"Un, deux, trois!!!"
Quando sento fischiare sono gia' in fila per raggiungere l'uscita.
Un occhiata all'orologio mi dice che sono rimasto in trance per un ora, se non mi fossi concentrato sul Tan Tien sarei impazzito.
Il treno lentamente si ferma, una fitta pioggia mi accoglie sul marciapiede e laggiu' avvolto da una nuvola grigia ecco spuntare il mio ufficio.
Raccolgo le ultime forze e sto per partire quando vengo fermato dal braccio di un uomo.
Alzo il viso pronto a lottare fino alla morte quando riconosco Ettore Andenna che mi dice:
"Non hai ancora usato il Jolly, questa e' l'ultima possibilita'!"
Cacchio, ha ragione...
"Gioco il jolly!!" - dico "O raddoppio o moriro' nel tentativo!" - aggiungo
Poi, fletto i muscoli, e sono nel vuoto.

 
 
Current Location: sul treno
Current Music: Kula Shaker - Gowinda
 
 
 
josephine_marchjosephine_march on June 1st, 2011 08:51 am (UTC)
Ahahahah! Grandissimo!