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23 June 2011 @ 09:53 am
Granfondo - Le docce dopo gara  
Poche musse le gare sono una cosa seria e per quanto uno pensi di affrontarle con leggerezza e buon umore e' molto semplice cadere nei numerosi tranelli che si nascondono un po' ovunque, piu' viscidi delle radici umide del sottobosco e piu' profondi delle pozzanghere che: "Entraci deciso, che cosa vuoi che sia".
L'ambiente e' piuttosto rigido e per quanto tutti cerchino di sorridere per venire bene nelle foto nessuno ce la fa davvero, sorrisi di circostanza e paralisi volontarie dei muscoli facciali si mostrano ovunque ma ci sono situazioni che paiono create apposta per il buonumore (Anche se non fanno sorridere).

Quest'anno alla MillegrobbeBike, causa lavori del comune, il vecchio tendone con le docce e' stato soppiantato da una struttura che mi ha ricordato molto le latrine che costruivamo negli scout.
All'epoca i nostri pochi mezzi erano composti da zappe, pali di legno e sacchi da patate scuciti ma nonostante siano trascorsi duecento anni e' sempre bello constatare che a volte il passato ritorna.
La zona lavaggio era composta da alcune cabine disposte in fila, alcune seggiole da cinema all'aperto poco distanti e un sottilisimo telo trasparente teso tra la zona riservata agli uomini e quella delle donne.
In Svezia almeno avrebbero levato il telone per eliminare l'effetto ti-vedo, non-ti-vedo e non dare alla fantasia alcuno spunto, ma da noi no, anzi il genio che ha ideato la struttura si e'impegnato per far di meglio, porre il lavaggio biciclette dietro le docce degli uomini, per accedere a tale zona era necessario passare dentro le docce senza scampo.
Forse il progettista e' un uomo che pensa che le donne siano sante e che a loro non capiti di fare puzzette e ruttini, da li' a pensare che le loro bici rimangano linde dopo chilometri nel fango e' un attimo.

Cosi', momenti imbarazzanti si sono susseguiti, ragazze con gli occhi chiusi che finivano contro la staccionata, ragazzi pudici che si sono chiusi nella doccia e non sono piu' usciti fino a tarda notte.

La doccia per sua natura e' un ambiente ostile, le insidie sono sempre in agguato, per quanto ci si impegni, dimenticarsi le mutande o i calzini e' un attimo.
La temperatura dell' acqua ad esempio... se e' fredda e' un casino, se e' molto fredda e' peggio.
Di solito quando chiedete: "Come e' l'acqua?" tutti rispondono: "Una delizia! Mai fatta una dolce piu' calda!"
Poi nella doccia entrate voi e scoprite che ci sono solo due possibilita', vi hanno preso tutti in giro o l'acqua calda e' finita nel momento in cui ne avevate bisogno.
In entrambi i casi dovete affrontare il terribile flusso gelato.
Le esigue dimensioni della cabina di solito non danno scampo e non permettono un graduale avvicinamento alla morte bianca.
Si apre il rubinetto e si lascia che i mille aghi ghiacciati colpiscano la pelle.
Se non fosse che siete pieni di fango e sarebbe troppo complicato fare a meno dell'acqua uscireste sdegnati bestemmiando Santa Calderina.
Ma resistete, fate gli spiritosi con i vicini di doccia e intanto pregate che il gelo non vi faccia perdere l'uso di qualche arto.
Dopo esservi bagnati con la velocita' di una foca che si immerge sotto il pack polare, chiudete l'acqua e vi apprestate a insaponarvi.
Per motivi di peso in queste occasioni non ci si porta mai dietro un flacone nuovo di sapone liquido, neppure mezzo, solo il fondo (ma se ce ne' poco).
Una buona alternativa sono le boccette trovate nei bagni degli alberghi (Che quando andate in trasferta rappresentano una specie di trofeo di guerra), una tradizione che per quanto mi riguarda ha origini antiche: la gita a Rimini durante le medie dove facemmmo scempio di marmellatine durante la colazione lasciando pure una lettera minatoria firmata dai mitici Turiddi del Bengala.
Ma la vera figata sono i campioncini.
Monouso e sottili, stanno nella tasca dell'accappatoio e sembrano la miglior scelta.
Confessate, tutti avete in casa da qualche parte una piccola scatola dove conservate (fin oltre la scadenza) quelle minuscole bustine.
Shampoo alle fragranze esotiche, bagnischiuma alle piu' inconsuete profumazioni (ringhiera arrugginita e Patchouli, frullato di cardo, pelo di canguro aromatizzato al bergamotto, buccia di arachide agrumata).
Hanno nomi evocativi, colorazioni accattivanti e un piccolo difetto: non si riescono ad aprire.
Sono muniti di un piccolo taglio che dovrebbe, se sollecitato nella giusta direzione, svelarne il contenuto ma non e' cosi'.
Nella tranquillita' della propria casa capaci forbici sono in grado di aprire i campioncini con efficenza e velocita' ma la' fuori e' tutta un altra cosa.
Applicate vettori forza in ogni direzione ma complici le vostre dita intirizzite e il timore di morire, non ci riuscite.
Allora vi viene in mente che siete dotati di dentatura atta alla masticazione e, perche' no, all'apertura dei campioncini.
Dopo alcuni tentativi ci riuscite ma spesso accade cio':
- Il campioncino vi sfugge di mano e si infila dritto tra le fessure del piatto doccia scomparendo per sempre.
- Il campioncino vi esplode in bocca riempiendo il cavo ofaringeo con tutto il contenuto.

Vorreste sputare mentre cercate di reprimere i conati di vomito ma quel sapone vi serve percio' dovete resistere e far finta che la vostra bocca sia un dosatore dal quale sputazzando ricaverete la linfa necessaria per il lavaggio.
La cosa piu' difficile sara' centrare la testa e per via della poca quantita' dovrete impegnarvi come se fossero rimaste poche tracce di nutella in fondo al barattolo con le quali riempire la fetta di pane.
In ogni caso, non si sa come, forse per intercessione di Santa Calderina che in fondo ha il cuore tenero, siete insaponati, soprattutto gli occhi, dove e' finita la maggior parte del sapone al peperoncino antistupro.
Dovete cercare il rubinetto e poi aprirlo senza esitare.
Non appena il flusso maligno si riversa su di voi comincerete a muovervi.
In una versione tekno del ballo di San Vito, accompagnata da versi tribali, muoverete le mani lungo il corpo nel tentativo di rimuovere il fango che si e' combinato chimicamente con il sapone formando una miscela adesiva piu' resistente del cemento.
Non ci riuscirete ma ad un certo punto deciderete che basta cosi'.
Chiudete i rubinetti, vi infilate l'accappatoio fradicio che stava appeso alla porta alla merce' degli spruzzi d'acqua e uscirete all'aperto dove una bora impietosa vi accogliera' argentina.
Il destino (e Santa Calderina) avranno scelto quel preciso momento per far passare una ragazza
che sta portando la bici a lavare, una tipa fiera che non distoglie lo sguardo, che non rischia di finire contro la staccionata: una magnifica valchiria che ha concluso la gara e che vi guarda dritto negli occhi.
La bora scegliera' quel preciso momento per aprire il vostro accappatoio e mostrare cio' che ci dovrebbe essere in condizioni normali sotto l'ombelico.
Il freddo da quelle parti ha fatto uno scempio e come qualcuno che si rifugia nella baita calda quando giunge la tormenta, anche il vostro amico preferito e' scomparso da qualche parte ad arrostire toffolette davanti al camino.
La valchiria allora abbassa lo sguardo e poi torna a guardarvi dritto negli occhi.
E' un sorriso quello che le orna il viso?
E quell'angolo piegato in su al lato della bocca e' forse l'accenno di una risata di scherno?
Non lo saprete mai, lei prosegue verso la zona lavaggio e voi rimanete li' chiedendovi se non sia il caso di provare qualche altro sport, uno dove alla fine magari non si fanno docce...
Prosit

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Current Location: Nella doccia
Current Music: MSG - Doctor Doctor
 
 
 
josephine_marchjosephine_march on June 23rd, 2011 10:33 am (UTC)
Splendido!
La parte delle docce si potrebbe applicare anche a qualunque campeggio! :D