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02 August 2011 @ 02:15 pm
L'uomo che ride  
La sua risata era una scureggia indecisa che dopo un gemito simile all'ultimo respiro di un moribondo, trovava finalmente la via d'uscita.
Si poteva sentire perfino dal fondo del corridoio, e si riusciva ad immaginare il suo volto con gli occhi strizzati, i lineamenti tesi, la bocca semiaperta nello sforzo di ridere.
Di solito accadeva quando qualche collega si sentiva in dovere di rallegrare i primi tristi minuti di ufficio con una battuta e qualcun'altro, pur non trovandola divertente, cercava di essere cortese.
Un vociare che durava pochi istanti ma che veniva prolungato dalla sua risata innaturale.

Forse il suo era un riflesso condizionato, uno stimolo al quale il corpo reagiva senza prima consultare il cervello.
In ogni caso, per quanti sforzi facesse, nessuno avrebbe mai scambiato la sua risata per genuina.
A poco a poco, anche i piu' distratti cominciarono a notare quella falsa dimostrazione di apprezzamento.
Questo miglioro' le cose, nessuno piu' faceva battute e anche i discorsi di circostanza cominciarono a sparire.
Si poteva arrivare in ufficio senza pronunciar parola e nel silenzio ovattato di quei primi minuti dare il tempo alle buone maniere di svegliarsi.

Un giorno pero' decise che se nessuno faceva piu' battute su cui poggiare la sua risata di plastica, doveva far da se.
Cosi' comincio' ad attirare l'attenzione.
"Dovete sentire questa, c'e' un tale che siccome ha perso la chiave della porta del cesso, quando si siede sulla tazza comincia a cantare..." - diceva e nel silenzio sbigottito dell'ufficio saliva solitaria la sua risata.
Adesso rideva delle sue stesse battute.
Quella specie di comportamento masturbante era perfino peggio di prima perche' introduceva il fattore "Attesa".
Tutti sapevano che dopo la battuta sarebbe arrivata la risata e se fosse stata una giornata sfortunata ne sarebbero seguite altre.
Era come star seduti nella saletta del dentista, come attendere l'esito di un esame medico, come sapere che da li' a breve sarebbe arrivata una brutta notizia .

Qualcuno si chiedeva se e' scientificamente possibile ridere delle proprie battute, qualcun'altro si fingeva occupato, qualcuno alzava gli occhi al cielo dove lo sguardo veniva bloccato dal controsoffito. C'era chi aveva preso l'abitudine di tenere sempre le cuffiette ficcate nelle orecchie anche se gli sguardi attoniti dei colleghi gli indicavano il momento esatto in cui l'uomo dalla risata sibilante tentava di rendere l'ambiente piu' sereno.
Nessuno avrebbe mai detto che un ufficio condizionato, al piano decimo di un moderno grattacielo potesse essere paragonato alle esalazioni di una discarica, al buio di una galleria o all'instabilita' di un ponteggio ma la realta' era che quel posto era diventato peggiore di qualunque inferno.

Erano diventati tutti tristi? Incapaci di apprezzare le sue battute? Amanti dell'isolamento? - si chiedeva l'uomo ma a sua insaputa, quando lui si assentava, tutte le ansie sparivano in un istante, come se qualcuno avesse aperto una finestra e da quella un venticello benevolo avesse portato via tutto il malumore.
All'improvviso i suoni dei telefoni erano come campanelli sul cappello di un giullare, sui volti spuntavano i sorrisi e alla macchinetta tutti facevano a gara per offrire il caffe'.
Qualcuno, che aveva conservato nel cassetto una bottiglia di spumante, la stappava e beveva a garganella senza preoccuparsi delle macchie sulla cravatta, si intonavano canzoni da osteria, si ballava su una musica silenziosa e nell'aria volavano i coriandoli prelevati dal cassetto della bucatrice.

Purtroppo i giorni di assenza erano assai rari, l'uomo era un infaticabile stakanovista e lo spumante rimaneva a stagionare nei cassetti e raramente vedeva la luce.
Un giorno ricevette una promozione, divenne responsabile del piano, capo diretto di tutti loro.
Alla notizia qualcuno rispose cadendo in una cupa depressione, qualcun'altro fece domanda di trasferimento e ci fu perfino il geometra Gervasutti che si licenzio' per poi finire al mercato del pesce a scaricare cassette.

Gli fu assegnato un ufficio chiuso, la distanza riusciva a mitigare lievemente il problema ma ora, quando qualcuno veniva convocato, doveva per forza ascoltare quello che l'uomo aveva da dire e purtroppo battute e risate non mancavano mai.

Poi un giorno avvenne che un collega, mi pare fosse Martini, usci' da quell'ufficio ridendo a squarciagola.
L'uomo che ride gli poggiava una mano sulla spalla e come se avesse tra le labbra il bocchino di una cornamusa, accompagnava la sua uscita con la sua solita risata sibilante.
Il giorno dopo la scena si ripete' con Franzetti e poi con altri che nei giorni successivi parevano apprezzare la simpatia dell'uomo.
Alla riunione mensile tutti ridevano sonoramente come se fossero seduti davanti ad uno spettacolo comico.

Va detto che le battute dell'uomo non erano migliori di un tempo e la sua risata sibilante non era cambiata di una virgola.
Sotto ci doveva essere dell'altro, forse un mistero scientifico ancora piu' grande

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josephine_marchjosephine_march on August 2nd, 2011 02:13 pm (UTC)
LOL
E' come se di queste persone sapessi anche i nomi ;-)
sig_ombrasig_ombra on August 3rd, 2011 05:51 am (UTC)
E' già capitato che un tuo racconto "buffo" mi facesse lo stesso effetto del gessetto sulla lavagna.
Attenta la tua lettura del mondo ma soprattutto la capacità di porla in modo semplice e scorrevole.
(prima frase straordinaria)