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12 September 2011 @ 10:08 pm
LEGO  
Sono atomi da aggregare, pazienti individui che si lasciano incastrare, il gioco in scatola del piccolo creatore.

Tramandati da padre in figlio, conservati nel fustino del Dixan che li ha profumati di quel lieve aroma di marsiglia, non aspettano che dita, occhi e tempo senza un fine.

Custoditi dentro un sacco che era stato una coperta si lasciano ammirare tutti insieme come
un improvviso fuoco di artificio, un vulcano benevolo che erutta forme rumorose.
Quelli nella cassa di legno dello spumante sanno di colla, quelli che odorano di soffitta, di muffa, di naftalina.
Quanti Lego le mie dita hanno sfiorato? Su quanti spigoli i miei sguardi han rimbalzato?

"E' plastica inodore di qualità", dice un depliant ma tale rimane finchè è sullo scaffale, poi prende coscienza, diviene materia primordiale, si profuma di vita e pare sfoggiare la propria eleganza di oggetto magico ed immortale.
Stoico e saggio è il suo sopportare il tempo che passa mostrando appena qualche pezzo rotto, i segni di minuscoli denti da latte, un tratto di pennarello e del pongo che si è infilato sul fondo di un incastro.

Perchè nella caotica precisione di una montagna di Lego c'e' posto anche per i pezzi rotti, per modelli semismontati che furono qualcosa e che ora si mostrano come statue che spuntano sul fondale. C'è posto per le imitazioni scarse che vengono afferrate e poi gettate nel mucchio e la sensazione è quella di chi recupera la lenza e si ritrova tra le dita il viscido corpo di una anguilla.
E come un pesce si rigetta in mare.

L'estro e' un fuggiasco che si fa scorgere un attimo appena, occorre essere svelti per non lasciarlo scappare e imprigionarlo tra un pezzo e l'altro.
E allora non importava se quella forma aguzza sopra la quale stavamo seduti ci mordeva una chiappa o se non sentivamo piu' le gambe e da lì a poco sarebbero arrivate le formiche.
Finche' quello che avevamo pensato non prendeva forma, quella forma perfetta che non ha bisogno di un pezzo in piu' e un pezzo in meno, il resto non aveva importanza.

E poi il rumore, quella sinfonia immutata nel tempo che scaturisce dal continuo ravanare (*), che parte dalle nostre dita che ubbidiscono all'occhio che nella moltitudine cerca una forma, un colore e poi sale alle orecchie e il tempo rallenta, si ferma, torna indietro a quando stavamo stravaccati sul tappeto con tutti i sensi impegnati in un unico sforzo e le giornate erano infinite e anche noi, forse per osmosi, ci sentivamo senza fine.



(*) Ravanare: Frugare un luogo alla ricerca di un oggetto, rovistare disordinatamente (Ma anche molto di piu').

 
 
Current Location: casa
Current Music: onde che si frangono
 
 
 
josephine_marchjosephine_march on September 13th, 2011 01:08 pm (UTC)
Che belli i lego! Che bella la cascata di mattoncini che cadevano giu' giustappunto dal fustino di Dixan!
:D