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13 September 2011 @ 02:58 pm
DAS  
La pasta da modellare della mia infanzia, quella che una volta aperta seccava in dieci minuti, quella che aveva un odore pungente, quella che bastavano due manate per trasformarla in un portacenere.
Quanti portaceneri di DAS saranno stati prodotti in Italia?
Centinaia di miliardi o forse di piu', tutti diligentemente modellati e poi lasciati ad asciugare sul calorifero.
Alla festa del Papa' la produzione di portacenere di DAS raggiungeva cifre da capogiro, cosi' come gli introiti per la ditta produttrice.
E' una legge della natura: l'immaginazione davanti ad un panetto di DAS si blocca e pare che le mani obbediscano ad un unico richiamo: "Tu ora riuscirai a modellare soltanto un portacenere e vedi di sbrigarti".

Ci provarono quelli del Das a lanciare nuove idee, devo riconoscere che si spinsero lontano.
Qualcuno ricorda il kit per creare le penne? Quello con lo stampo per gli scacchi? Quello per costruire automobili?
Con tutti gli accessori contenuti nella confezione (tubi di scappamento, radiatori, motori, ruote) si potevano creare le mitiche Sganghi Das!!
Quei lucidi bolidi colorati ammiccavano dalla confezione come a dire: "Amico provaci anche tu, sapessi quanto e' facile..."
E tu ci provavi e dopo ore e ore di impiastricciamenti, stordito dall'odore della pasta per modellare, riuscivi a creare l'equivalente di una michetta di pane con le ruote.
Non bastavano i vapori allucinogeni della vernice Vernidas, erano inutili i tentativi di trasformarla in un auto infilzandola con gli accessori in dotazione.
Diventava un lucido panino su ruote Voodoo, un oggetto raccapricciante che ricordava "la cosa" del film di Carpenter.
E allora la disperazione ti coglieva, cominciavi a piangere sommessamente carezzando con invidia l'auto che stava sulla scatola, conscio di non avere nessuna possibilita' di creare qualcosa di simile.
Allora le lacrime di disperazione scendevano lungo le tue gote e andavano a rammollire quell'ibrido meccano-farinoso fino a trasformarlo nel solito portacenere (munito di marmitta).
Perche' quello era il tendere, non c'era nulla da fare.
Perfino Luigi Ulzai, il mio compagno di scuola che aveva capacita' artistiche fuori dal comune e un cervello che superava quello del maestro, ad una festa del papa' si mise in testa di creare due polmoni malati.
Opportunamente colorati fino a renderli reali, sarebbero poi stati un regalo mirato, un segno della sua preoccupazione nei confronti della salute del genitore che, a detta sua, fumava quattro pacchetti di nazionali senza filtro al giorno.
Potrei dirvi che riusci' nell'intento, che il padre capi' il messaggio, che smise di fumare il giorno stesso buttandosi nel tunnel dei Chupa Chups e invece...
si, avete capito, quei perfetti polmoni di DAS che asciugavano sul calorifero si trasformarono in un agghiacciante doppio portacenere.
Per carita' il padre ne fu contento, poteva fumare due sigarette contemporaneamente e ogni volta che schiacciava un mozzicone poteva sentire l'affetto del figlio.
Se solo Luigi avesse saputo, se il Das avesse obbedito alle sue piccole dita, ora il padre potrebbe correre la maratona di Barletta riservata alle famiglie senza il minimo sforzo, invece sfrutto' la sua voce roca per unirsi ad un gruppo che suonava blues, si innamoro' della tastierista e scappo' con lei veloce come un ritornello (senza riuscire a nascondere un certo fiatone).
Prosit
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josephine_marchjosephine_march on September 13th, 2011 01:59 pm (UTC)
Aaaahhhh, il DAS... *sospiro*
Perche' si potevano fare anceh altre cose oltre ai posacenere? ;-)
E comunque se non ricordo male io ero riuscita a fare una penna!
Bella forza, dirai tu.
Eh, ma 'anfatti asciugandosi il das si era spaccato... ;-)))