?

Log in

No account? Create an account
 
 
26 September 2011 @ 03:28 pm
Io c'ero  
Ebbene si, io c'ero.
Ero li' quando la dea analogica, formata da valvole, rele', interrutori e lampadine si mostrava a tutti i suoi seguaci.
Quando si lasciava carezzare dalle mani callose di un muratore che alla fine della giornata giocava con un flipper, quando una ragazza coi sogni appesi agli orecchini pigiava i bottoni di un jukebox, quando la puntina di un giradischi si posava sul solco e cominciava il suo lungo viaggio a spirale verso il centro dell'universo musicale.

Ed ero li' quando il primo videogioco arcade, dentro il suo mobile di legno nero, veniva posto nell'angolo di un bar.
Lo stesso timore di un indigeno che osserva un aereo che si schianta sulla sua isola.
La stessa paura nell'avvicinarsi ai rottami, cosi' mi sentivo nei confronti di quel videogioco che ammiccava di fievole luce nell'angolo buio del bar.

La mia giovane mente non poteva comprendere come una leva potesse muovere un cannoncino di pixel sullo schermo percio' la consideravo magia e quello senza dubbio era un oggetto incantato.
Cosi' infilavo la moneta nella fessura ed era come l'offerta per una divinita' a cui chiedere favori.
In fondo pregavo che le tre vite durassero a lungo, di riuscire a colpire l'astronave da 300 punti e magari di finire nella schermata dei record.
Il gioco era semplice e ripetitivo ma prima di arrivare all'inesorabile fine si riuscivano a sviluppare diverse tattiche di gioco.
I rumori: "Tun Tun Tun (la marcia insesorabile degli alieni) Psii Psii Psii (il nostro cannoncino che sparava a manetta) e ogni tanto l' uiuiuiuiu dell'astronave madre avevano un che di ipnotico e rassicurante

Arrivarono dunque i videogiochi da bar e credo sia difficile per chi non c'era, immaginare un luogo dove le novita' le dovevi scoprire da te.
Non c'erano riviste specializzate, nessuna pubblicita', internet era ancora fantascienza.
Cosi' capitava che un ragazzino di dodici anni passasse il pomeriggio passando da un bar all'altro.
Scritta cosi' sembra che gia' da piccolo fossi un poco di buono, in realta' avevo sete di novita'.
Senza alcuna vergogna varcavo la soglia dei locali pubblici come se volessi andare al bancone e ordinare un bianco.
Passavo attraverso la nebbia del fumo, gli odori di vino e birra con gli occhi spianati per scorgere da qualche parte la sagoma di un nuovo videogioco.
"Al bar Luigi hanno messo Pac-man" - dicevo agli amici
"Invece a quello di via Merano c'e' un gioco incasinatissimo" - rispondevano (il gioco in questione era "Defender" della Williams che aveva piu' tasti che un citofono).
Dai giochi che sembravano a colori grazie alle bande colorate, a quelli ricchi di effetti, il passo e' stato brevissimo.
Ricordo le 50 lire che son diventate 100 e poi 500 in un lampo, in quel periodo pensavo che gli spiccioli fossero coniati solo per i videogiochi.
Ora nei bar ci sono solo tristissimi videopoker o simil slot machine che nulla hanno di magico.

Io ne ho viste cose che voi nuovi umani non potreste immaginarvi
Navi del Lunar Lander in fiamme mentre si facevano largo tra le meteore di Orione
E ho visto i raggi del Phoenix balenare nel buio vicino alle porte di Tempest
E tutti quei momenti andrebbero perduti (se non ci fossero gli emulatori)
Come monete da cento lire sotto il box dell'Asteroids
Per i videogiochi da bar
e' tempo di morire :(

 
 
Current Location: Bar
Current Music: Chic - Strike up the band
 
 
 
josephine_marchjosephine_march on September 26th, 2011 03:11 pm (UTC)
Eh, c'ero anche io a quei tempi... ;-)

una ragazza coi sogni appesi agli orecchini pigiava i bottoni di un jukebox

Bellissima immagine.