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27 September 2011 @ 01:59 pm
Cosi' cosi'  
[..] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.


Ci son stati momenti dell'infanzia in cui, le mie piccole mani sporche di pennarello e pongo, venivano investite di un immenso potere.
Tutto avveniva quando la maestra doveva uscire dalla classe per qualche minuto.
Se non c'era nessuna bidella disponibile per tenere a bada la scolaresca il suo sguardo sondava la classe e poteva capitare che si fermasse nei miei occhi.
Non so il motivo della sua scelta, non lo capivo allora e ancora adesso mi e' oscuro. Forse piccoli particolari senza importanza come l'abbigliamento, la mia posizione, il suo umore, le facevano scegliere e pronunciare queste parole:
"Tu, bustone, vai alla lavagna e segna i buoni e i cattivi finche' non torno"
E poi rivolta al resto della classe ammoniva: "E intanto voi, mi raccomando...", e usciva.
Incoronato re, dopo aver ingoiato un litro di saliva, mi alzavo e mentre sentivo sulla schiena gli sguardi di tutti (che aguzzi come puntine da disegno mi trasmettevano brividi) camminavo lento fino a raggiungere la lavagna.

Poteva capitare che fosse da pulire..
Operazione che andava sbrigata in fretta, non potevo cominciare finche' quella non era ripulita dagli avanzi di lezioni passate.
Mentre facevo sparire lettere e numeri con il cancellino, sentivo il brusio di quella creatura che era la mia classe, mi sentivo coraggioso a dare la schiena alla belva, ero come quei domatori che infilano la testa tra le fauci del leone.
Una volta che davanti ai miei occhi c'era solo il grande spazio vuoto, afferravo un gessetto e disegnavo la linea verticale.
Bastava quel semplice segno per gettare la classe nello sgomento.
Quella linea levava il fiato, tagliava in due ogni speranza. Era come se avessi preso il simbolo Ying & Yang e lo avessi stirato fino a far sparire tutte le curve e realizzare quell'unica linea muta e inquietante.
C'era chi si immobilizzava, chi cercava nella cartella un quaderno che sapeva di non avere e chi, spavaldo, fingeva di essere immune.
In realta' era solo un atteggiamento perche' a tutti importava su quale lato della lavagna sarebbero finiti.
Con le parole: "BUONI" e "CATTIVI" completavo i preparativi per il giudizio universale nel quale io ero stato eletto a giudice supremo.
Si trattava poi di girarsi e onorare l'incarico.

Per i cattivi era piu' facile.
Su chi si alzava in piedi, rideva, faceva battute, il mio gessetto calava rapido come la lama del boia.
Scrivevo il nome dello sventurato a caratteri precisi in modo che non ci fosse alcun dubbio sulla sua colpevolezza, se poi incurante del mio giudizio continuava a diffondere energie negative, capitava che ripassassi il nome fino a farlo brillare come una stella in mezzo ad una notte di ardesia.
Capire chi era degno di finire tra gli eletti era molto piu' complicato.
I buoni stavano tutti fermi nella posizione detta: "A braccia conserte", dovevo allora decidere se lo sguardo fisso, certi capelli con i boccoli o un sorriso potevano essere segni che levavano ogni dubbio sulla bonta' del proprietario.

Grazie al cancellino avevo la possibilita' di cambiare idea, di redimere qualche cattivo e di punire qualche falso angelo facendolo precipitare tra le fiamme dell'inferno.
Quella variabilita' era una sorta di metafora della vita, il rientro della maestra era determinante.
Al suo ingresso chi si trovava da una parte ci restava senza scampo. Sospiri di sollievo e silenziose imprecazioni accompagnavano quel momento.
"Allora come sono stati?" - mi chiedeva prima di farsi restituire lo scettro.
C'erano nomi scritti da entrambe le parti: "Cosi' cosi'" - rispondevo.

Lei non ha mai punito nessuno. A quel tempo non lo sapevo ma e' cosi' che va il mondo: Buoni, cattivi, qualcuno che tira una riga verticale e nessuno con la coscienza cosi' pulita da poter giudicare.

Prosit
 
 
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josephine_marchjosephine_march on September 27th, 2011 03:12 pm (UTC)
Bellissimo.
fuchsia_gfuchsia_g on September 27th, 2011 07:05 pm (UTC)
Penso che l’indubbio pregio del pezzo sia il confine sfumato tra memoria e fiction ( come se fosse possibile separarli, nella buona scrittura….).
E quanto più vaga rimane, l’immagine reale di Bustone col gesso in mano, eroe a minuti, tanto più è possibile aggiungere spessore luce parole a quel bambino. Perché era, è, ancora altro.
Grazie:)
sig_ombrasig_ombra on September 28th, 2011 01:55 pm (UTC)
che pezzo...
che pezzo di secchione!
ahahahaha scherso! :-))