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31 January 2012 @ 06:59 pm
Videogiochi: Il Q*bert  
Tra i personaggi che i videogiochi ci hanno regalato eccone uno
che mi è rimasto nella memoria: il Q*bert.
Era questi un esserino tutto naso e voglia di saltare (avendo solo le gambe non poteva fare altro).
Viveva in un piano esistenziale diverso dal nostro, una specie di disegno di Escher divenuto reale.
Condannato a colorare le piastrelle di una piramide isometrica, divideva il (poco) spazio con creature malvagie.
Serpenti-molla che tentavano di avvolgerlo nelle loro spire, palline mollicce che scoloravano il suo lavoro, ananas mutanti e mostrilli rimbalzanti.
Nel suo continuo saltare poteva contare sulla presenza di due dischi sospesi nel vuoto che avevano il potere di sollevarlo fino a raggiungere la cima della piramide (prima di sparire per sempre).
Con il progredire dei livelli le difficolta' aumentavano, le piastrelle avevano bisogno di piu' passaggi per essere colorate e i nemici diventavano piu' numerosi e cattivi.
Il videogioco doveva il suo successo alla semplicita' d'uso: per muovere Qberto (come lo chiamavano noi) si utilizzava il Joystick senza l'ausilio di nessun tasto.
La semplice ripetitivita' della meccanica di gioco (quasi ipnotica) e l'impegno nel cercare di allontanare l'inevitabile fine, facevano del gioco un esperienza mistica.
Qberto si faceva guidare impavido su e giu' per la piramide emettendo ad ogni salto un rumore simile ad una ventosa che si attacca/stacca.
Le sue imprecazioni quando veniva raggiunto da un nemico sono rimaste nella storia.
Prosit

 
 
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