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07 August 2012 @ 03:30 pm
In fondo... attimi di vita  
Quegli scampoli di vita ora sono spariti per sempre, cancellati dalle nuove tecnologie.
Eppure spuntavano con una certa regolarita' ed ogni volta era una piacevole sopresa.
Si pensava: "Uhh vero, c'e' anche questa e guarda qui che faccia!!"
Mi riferisco alle fotografie di fine rullino, quelle che si scattavano per poi scaricare la macchina e recarsi dal fotografo.
I soggetti preferiti erano il paesaggio che si vede da qualche finestra, la coda del gatto che scompare dietro la porta e che sancisce la fine del safari fotografico-domestico, un angolo particolarmente caro della nostra camera, scorci sciocchi di angoli di casa, i vasi di gerani sul pogiolo ma anche primi piani della mamma intenta a impastare, della sorella che fa i compiti, dei nostri piedi nelle ciabatte la cui ripresa aerea ha da sempre affascinato piu' di un fotografo.

Il momento del ritiro delle fotografie era una sorpresa, ci si recava dal fotografo con una aspettativa unica e il timore di aver perso le immagini.
Il rullino poteva essere stato caricato male, aver preso luce, il fotografo stesso poteva aver combinato un casino (non lo avrebbe mai confessato).
Se tutto andava bene ci veniva consegnato il pacchetto di fotografie che di solito veniva posato sul banco e smazzato come si fa con le carte da gioco.
Il fotografo ci poneva allora la consueta domanda: "Sono le sue?"
Era un momento terribile, il prezzo da pagare per venire in possesso dei nostri scatti.
Considerando che spesso c'erano altre persone nel negozio in attesa e che l'uomo stava li' con sguardo indagatore, sbrigavamo la questione con una velocita' sorprendente, pieni di vergogna e con la sensazione di dover nascondere al piu' presto la nostra intimita' perche' quelli scatti erano, seppure brevi, momenti della nostra, privatissima, vita.
Arrivati a casa, nella nostra accogliente e lontana-da-sguardi-indiscreti, casa, passavamo in rassegna le foto per poi metterle nel piccolo album che ci veniva magnanimamente regalato dal fotografo.
Una foto dopo l'altra e alla fine ecco apparire le foto di fine rullino.
Siccome non ci azzeccavano nulla con il resto dell'opera (la comunione, la gita alla Madonna della Guardia, l'Euroflora) non avevano l'onore di finire nel piccolo album ma venivano riposte in qualche scatola, cassetto, mobile, stipo, dove venivano poi dimenticate e perse alla prima occasione.

Tempo fa ho trovato una di quelle foto. A dire il vero e' solo una meta'.
Era sotto un mobile, comparve quando i miei cambiarono casa.
Ci sono io, avro' dieci anni, seduto al tavolo di cucina leggo un topolino.
Guardo nella macchina, lo scatto mi ha bloccato con un aria stupita e un dito nel naso.
Osservo le piastrelle bianche dove sono appese le figurine dei formaggini. La finestra che ho alle spalle mostra un terrazzo con dei vasi senza piante e piu' indietro ancora la sagoma rosicchiata del Monte Gazzo.

Chissa' chi ha finito il rullino con questa foto, a lui vanno i ringraziamenti per
avermi regalato questi pensieri.
Viva gli scampoli, gli avanzi, gli scatti senza posa.
Prosit
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fuchsia_gfuchsia_g on August 7th, 2012 02:03 pm (UTC)
Ad un concorso che non ricordo – corsa dei sacchi? lancio di biglie? tartaruga che corre?, vinsi una Polaroid a stampa istantanea, anni fa. Un monoblocco grande due scatole sovrapposte di cornetti Algida da sei, con due tasti e un pertugio, sotto.
E, almeno per me, era più intrigante aspettare che ogni singola pellicola sbucasse fuori e poi lo sventolarla accuratamente in attesa di vederla apparire – pena una foto miserevolmente bianco e grigio, altrimenti- che il cercare elementi da ritrarre. Tutto il mondo, probabilmente.
M la bravura sembrava stare tutto lì, nello sventolio disciplinato in tot tempo.
( pensare che ho sempre odiato la chimica, e lei me:)