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10 January 2014 @ 10:36 am
Sparire  
Quanta è la differenza tra il prima e il dopo, tra la prima impressione e quella successiva quando si possiedono più dati e pensieri da collegare, concatenare, ridurre o amplificare?
E' un abisso, un baratro senza fondo da dove fuggire mentre ci si sente anche irresistibilmente attratti.

Eppure doveva essere ormai abituato al suo modo di fare, alle sue fughe che partivano lente come quelle di un atleta che è al via di una maratona.
Certo c'era chi scappava a sorpresa come chi ruba un dolce dal vassoio che il cameriere sta portando ad un tavolo in terrazza, c'è chi prende un profondo respiro, rende nota all'altro la sua decisione, dichiara che nessuna parola riuscirà a fargli cambiare idea anzi apprezzerebbe molto se di parole non ne arrivassero. Magari chiede scusa di ciò che sta per fare, magari fa promesse: "Un giorno forse ci rivedremo e scherzeremo sul nostro incontro, un giorno forse, lontano, forse, rideremo".
C'e' chi dà segnali premonitori, minimi, impercettibili che solo un anima allenata può cogliere. Un inflessione della voce, un cambio di pettinatura, una piega del pullover, un diverso modo di mangiare il budino... segni che annunciano tempesta. Poco importa comunque accorgersene prima, il maltempo non sente ragioni e se soffiano venti di scirocco con tendenza al rinforzo, si può solo sperare di avere un tetto sopra la testa quando la tempesta ci raggiungerà.
C'è chi sparisce, come nebbia al mattino, come il fumo sopra il cappuccino, come la condensa su un vetro appannato. Puoi voltarti, magari per riprendere un discorso interrotto da una telefonata e l'altro è scomparso. All'inizio si può pensare che sia in bagno, che sia uscito un attimo, magari ha suonato il postino, forse è sul poggiolo che stende, magari è uscito a comprare il giornale, forse ha le cuffie in testa e la musica ad alto volume, forse è nascosto dietro il divano e aspetta che noi lo cerchiamo per farci: "Buh!".
No, chi è capace a scomparire non lascia la più piccola traccia di profumo, scompare semplicemente, materia che prima occupava uno spazio e poi non più. Certo quel vuoto che rimane ci sembra molto più grande delle semplici proporzioni fisiche, è come se fosse sparito un baule, uno di quelli vecchi con gli angoli rinforzati e pesanti cinghie che ne impediscono l'apertura accidentale. Un baule di cui pensavamo di conoscerne l'interno e che invece, ad aprirlo ora, in mezzo alla stanza vuota, non ne riconosciamo il contenuto, gli oggetti a cui pensavamo di dare il giusto nome ora hanno un altra funzione. Uno scolapasta è diventato un elmetto, un frullino serve per annodare i capelli, una cornice è uno stampo per torte...
Dunque la differenza tra la convinzione e la delusione è un baule sconosciuto al centro di una stanza vuota?
Se solo non fosse stato mingherlino lo avrebbe sollevato quel baule, lo avrebbe portato sul ciglio del baratro e lo avrebbe spinto di sotto per vederlo rimpicciolire fino a sparire. Quel contenitore pieno di cose sconosciute avrebbe certo fatto un bel botto una volta raggiunto il fondo e forse, almeno il rumore, sarebbe stato esattamente come si aspettava.
Prosit
 
 
 
fuchsia_gfuchsia_g on January 10th, 2014 02:05 pm (UTC)
Bellissimo pezzo
Continua a scrivere, non sparire:-)
bustonebustone on January 11th, 2014 11:51 am (UTC)
Grazie!!!
Cerco di non sparire, promesso!