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23 March 2014 @ 12:45 pm
Riti propedeutici  
Ecco, tutto è pronto, la luce che filtra dalla finestra illumina la macchina da scrivere mentre la lampada Ernest & Muttington rivolge tutta la sua attenzione ai fogli di appunti sparsi sul piano.
La tazza con il caffè bollente, tre cucchiai di zucchero, un filo di panna e una spruzzata di cacao è allineata con il portapenne, i suoi fantasmi di fumo si alzano lenti nella quiete della stanza.
Il cilindro di finto marmo contiene una matita HB di colore verde, una penna stilografica Montblanc di cui non si svita più il tappo, un tagliacarte con il manico di madreperla, due bic, un pennarello rosso, una cannuccia a righe bianche e rosse, un paio di forbici con la punta all'ingiù.
Ho consumato un abbondate colazione con pane tostato e marmellata di mirtilli, ho bevuto una tazza di tè verde e ho ingoiato le mie vitamine con l'ultimo liquido amarognolo rimasto nella tazza.
Dopo essermi fatto una doccia dove ho lasciato scivolar via tensioni e residui di incubi notturni, mi sono lavato i denti, accuratamente, che i semi dei mirtilli hanno una abilità speciale per incastrarsi nei posti più nascosti del mio cavo orale.
Ho indossato il mio vestito di flanella grigio topo, ho coperto il tutto con una giacca da camera nera che ho annodato in vita, ho infilato i piedi dentro le ciabatte di feltro e mi son seduto qui davanti.
Sono pronto, un occhiata intorno per controllare che tutto sia come deve essere...
La musica, che sciocco, come fare senza la colonna sonora?
Mi alzo, mi avvicino allo stereo, scelgo i concerti Branderburghesi di Bach, seleziono la traccia 5, BWV 1050 e torno a sedermi.
Il foglio bianco è infilato nella macchina, poso i gomiti sul piano, le dita sfiorano i tasti, comincio a scrivere.
Prosit
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