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02 May 2014 @ 03:26 pm
Il peggior amico dell'uomo  
Quando pioveva non era il cielo grigio a metterlo di cattivo umore, né le pozzanghere o gli spruzzi delle auto. Non era il doversi vestire con l'impermeabile o le gocce nel colletto, erano gli ombrelli che nella sua classifica personale degli oggetti più odiati stavano al terzo posto superati solo da cravatte e bigodini.
Gli ombrelli erano come cani senza tutte le belle caratteristiche che contraddistinguono il migliore amico dell'uomo. Quando pioveva occorreva portarli fuori, evitare di dimenticarli nei portaombrelli dei negozi, asciugarli con cura, piegarli e riporli con amore. Gli ombrelli a differenza dei cani se ne stavano silenziosi come se cercassero di fuggire o di farsi rubare per cambiare padrone.
Così capiva perfettamente perché in certi paesi non vengono usati e si preferisce prendersi sulla gobba tutta quella che viene.
Quell'odio aveva radici antiche, all'epoca del suo primo ombrello, un regalo che apprezzo' con l'entusiasmo infantile per le novità. Era un lungo ombrello dal manico marrone, quasi più alto di lui faceva la sua figura appoggiato ad un angolo o nel portaombrelli dove guardava i suoi simili dall'alto in basso. Quando stava a terra, disteso e aperto per asciugare, pareva uno strano animale marino. Si sarebbe detto pronto a chiudersi sulle ignare vittime, scattare come una terribile trappola e senza pietà divorarle lentamente.
Dunque era fiero del suo ombrello che portava appoggiato alla spalla come la spada di un soldato di ventura. Aveva visto che Brancaleone faceva proprio così e tale si sentiva, capace di affrontare ogni pericolo con l'esperienza dei suoi dieci anni di vita. Fu quando arrivò a scuola che ridimensiono' la sua proprietà. Gli altri compagni avevano i loro ombrelli ed erano dotati di un magico pulsante che bastava premere per farli aprire come fiori che sbocciano.
All'improvviso il suo fiero ombrello si muto' nella clava di un troglodita.
Le richieste alla madre di un nuovo ombrello automatico cominciarono quello stesso pomeriggio. Fu così insistente nei giorni seguenti, dichiarando tutti i vantaggi che un ombrello automatico poteva offrire, che lo zio Alfonso anticipando il regalo di compleanno, gliene regalò uno che si apriva con uno scatto così potente da far tremare il braccio.
Da quel giorno pregò per un peggioramento delle condizioni meteo, desiderava la pioggia come una pianta assetata, come un torrente in secca, come una grondaia arrugginita.
Poi, un mattino si svegliò con gli scrosci di temporale che frustavano i vetri della sua finestra e allora balzò giù dal letto e si lavo' e si vestì e senza neppure far colazione indosso' impermeabile e stivali e sotto il suo grande ombrello automatico si recò a scuola.
Appena arrivato cercò i compagni per mostrar loro il suo gigantesco baluardo automatico contro le intemperie e li trovò riuniti in cerchio che confabulavano.
I mini ombrelli, capaci di piegarsi e stare in cartella, erano la novità. L'ombrello di Luca, una meraviglia della tecnica, non era solo di ridotte dimensioni ma dotato del pulsante a scatto.
"Il tuo e' normale mentre il mio è un mini-automatico!" - diceva e pronunciava le vocali di "automatico" facendole eccheggiare in bocca per sottolineare l'enorme gap tecnologico. L'ombrello prima si allungava con uno scatto poderoso e poi si apriva raddoppiando di dimensione.
Era l'epoca di Mazinga Z e quell'oggetto era la cosa più simile al suo pugno atomico.
Chiese di poterlo provare e quello glielo sparò nei testicoli.
Ne provò l' efficacia tra le risate dei compagni e per mezz'ora non riuscì a pensare ad altro che al dolore e al suo vetusto ombrello.
Da lì a volerne possedere uno passò poco tempo e quando finalmente lo ottenne non riuscì comunque ad eguagliare i compagni che
si erano già muniti del modello a doppio tasto.
Questo rincorrere la fama senza mai riuscirci lo stanco' e decise che gli ombrelli non erano degni della sua attenzione.
Non appena fu abbastanza grande si comprò un cane con il quale, anche sotto la pioggia, faceva lunghe passeggiate senza ombrello.
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on May 3rd, 2014 07:06 am (UTC)
Ahahaha, il gap tecnologico!! :-)