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29 May 2014 @ 11:50 am
Nella valigia  
Metti che devi far presto, prendere dieci cose e metterle in valigia perche' sta per partire l'astronave.
Non e' che puoi pianificare o pensare perche' rischi di salire a bordo senza il bagaglio o ancor peggio rimanere a terra e vederla mentre si allontana.
Allora veloce afferri oggetti, butti dentro, esci senza neppure chiudere la porta e sali a bordo.
Durante il lungo viaggio, quando la noia e' cosi' spessa che occupa la maggior parte dello spazio, apri la valigia e guardi dentro.
Ti accorgi che ci hai messo quel robot di metallo che ti hanno regalato quando avevi dieci anni. Gli manca una mano, la vernice e' scrostata e si e' rotto lo sportello che da' accesso al vano per la pila. Hai portato con te quel libro che in realta' ti piace fino a meta', potevi strapparlo in due, guadagnare spazio.
La scatola con le monete romane, la maggior parte sono cosi' consumate che non si legge nulla. Sono la cosa piu' antica che possedevi?
Ti piace pensare che sono passate tra tutte quelle mani e qualcuno le ha usate per comprare il pane, qualcuno forse ha preso importanti decisioni facendo testa o croce, qualcuno ha pagato un debito.
Quello col trolley ha appena detto che lui ha portato una pietra che ha preso sulla spiaggia, tonda, liscia. E' sicuramente molto piu' antica delle tue monete ma lassu' ci saranno pur dei sassi no?
Hai portato un giornaletto, lo hai fatto per il suo odore, la magia sta nell'annusarlo e tornare indietro nel tempo quando avevi il morbillo e tutti ti facevano regali.
La scatola del tangram perche' la disposizione delle sue tessere crea infiniti disegni.
Non ti e' mai piaciuto accostare quelle forme ma hai pensato che qualcosa che contenesse la parola "infinito" fosse perfetto per tutto quello spazio, per quel lungo viaggio.
Hai portato una noce, sei sempre rimasto affascinato da quello scrigno naturale, la sua forma di conchiglia terrestre, le rughe sagge, la lucida superficie.
Puoi sempre aprirla se ti viene fame o rimanere con il dubbio che dentro sia marcia.
Una biglia di vetro al cui interno sono rimaste imprigionate minuscolo bolle d'aria.
Ti piace pensare che quelli siano micromondi e il resto un misterioso universo sconosciuto.
Il disco di quello con la fisarmonica che si sente quando prende fiato e batte il piede a tempo. Una foto di quel giorno che ti sei laureato, ti piacciono le facce.
Non la tua che e' nascosta dal libro che il relatore tiene aperto, quelle di chi ti sta intorno, la loro espressione e' cosi' indefinita che passi i minuti a cercare di decifrarle, a pensare a cosa pensavano, a mettere loro parole sulle labbra.
Infine hai preso una matita e ora ti danni perche' non hai pensato al temperino. Certo la punta e' acuminata, bastera' usarla con cura, non premere troppo e forse potra' durare finche' non raggiungerai la destinazione, a quel punto chissa' se avrai ancora voglia di scrivere.
Prosit