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02 June 2014 @ 04:17 pm
24 ore di Finale 2014  
Eccomi qui a mettere in ordine i pensieri che riguardano la gara.
Impresa difficile quasi quanto fare un giro completo senza mai mettere un piede a terra.
Cominciamo dall'inizio.
Al principio era la spiaggia di Finale dove era stata collocata la partenza...
No, aspetta, andiamo ancora più indietro, comincia con la parte filosofica:

La 24 ore è una insolita competizione, si pedala per la squadra, si ha sempre in testa la paura di non essere all'altezza o di creare un intoppo che possa bloccare il meccanismo dei cambi.
La preoccupazione si estende alla propria bici che deve funzionare al meglio, poi prosegue con il nostro stato fisico e perché no, con quello mentale.
Ma la gara è tanto altro.
E' salutare un compagno che è partito per il suo giro ed essere felici quando torna illeso, è cominciare a riconoscere il carattere degli altri, le loro reazioni davanti alla gioia, alla fatica, alle preoccupazioni.
E' mangiare la torta della Ale o i ripieni di Loredana, la torta di Riso di Stefano o la meringotorta di nonna Dige.
E' lavarsi con l'acqua fredda e divertirsi con Alberto a chi muore meglio giocando ai cauboi
E' un evento da affrontare seriamente in allegria e con la giusta concentrazione perchè quando parte il cronometro è come se ti avesse morso un serpente a sonagli e tu stia aspettando la diligenza che porta l'antidoto.
Quest'anno alcuni di noi non avevamo mai condiviso una pedalata con gli altri ma dopo qualche ora abbiamo cominciato a prenderci per il culo e questo è sintomo di aver legato, di aver abbassato le barriere, di star bene gli uni con gli altri.
Dopo 24 ore avrei abbracciato tutti i miei compagni e ora non voglio fare il sentimentale ma quando ci siamo salutati la tristezza è salita in sella.

Il principio, giusto, dunque:

Partenza a piedi modello vichinghi che devono raggiungere un negozio di Drakkar che fa i saldi, salita sul mezzo e salitona fino alla Manie.
Qui Giove decide di aprire le cateratte celesti e di rovesciare sopra i malcapitati una ramata cosmica. (A Huge cosmic ramat)
Tra i malcapitati c'era il nostro Stefano,grazie al cielo più duro della corteccia di una quercia, e così accaldato che le gocce di pioggia non appena lo colpivano si trasformavano in vapore.
Quando giunge quindi in zona cambi è avvolto da una nube mistica, qualcuno giura di sentire anche rumori di flauti di pan e odore di incenso ma forse è solo effetto dell'altitudine.
La pioggia rende il terreno inagibile, lo strato saponifero e melmoso ha trasformato il toboga, ricopre di burro le radici, olia per bene le pietre esposte e forma enormi pozze dove già si abbeverano i primi avvoltoi.
I concorrenti che terminano il giro hanno pezzi di sentiero sparsi ovunque e sul sentiero ci sono pezzi di concorrenti (principio dello scambio equivalente).
Il cielo si schiarisce un poco ma poi ci ripensa, alle quattro una nuova e potente ramata fa scempio di banchetti e concerto.
I soli che non possono mettersi al riparo sono i ciclisti che stoicamente continuano a pedalare, a giungere in zona cambio irriconoscibili e con le ginocchia sbucciate, scrollano il capo e dicono che il divertimento è irrimediabilmente morto.
Ma le Manie sono una zona insolita, le nubi si diradano, giunge il caldo che in poco tempo fa tornare tutto alla normalità.
Il percorso torna quello di sempre, quando è il mio turno lo trovo completamente asciutto.
Ma cosa accade prima che sia il mio turno?
Lo scopriremo solo aspettando (domani)
Continua
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