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05 June 2014 @ 10:29 am
24 ore di Finale 2014 di notte  
Ma la notte, ma la notte, ma la notte no! - cantava Renzo Arbore...
e invece la notte si perche'otto ore abbondanti della 24 ore si corrono al buio.
Il buio e' un elemento insolito, perfino il vocabolario per definirlo deve tirare in ballo la luce, il buio e' mancanza di luce, e' una assenza.

A pensarci bene trovare il buio non e' cosi' facile, a meta' della mia squadra capita di lavorare di notte e forse per loro il buio e' un elemento familiare, sono abituati a respirarlo, a farlo entrare nei pori della pelle, a rispettarlo.
Per me, lurido impiegato cittadino che ha sempre a portata di mano un interruttore, un faro, un lampadario, e' un elemento da temere.
Il buio e' come il mare, infinito riempie ogni fessura, silenzioso e paziente si fa penetrare ma non promette una rotta sicura, non indica nessuna direzione, e' una coperta fredda.

Dopo le 9 di sera sull'altipiano delle Manie arriva il buio, timido aspetta che il sole sia sparito del tutto, che la sua luce trasversale abbia finito di dipingere le nubi per stendersi uniforme come una tovaglia sopra il tavolo.
E' normale che i ritmi rallentino, e' un istinto naturale che non fa distinzioni. I biker continuano ad affluire in zona cambi ma la musica e' cambiata, perfino quella del palco che diminuisce di volume e intensita'.
Alcuni decidono di dormire e il numero di chi gira e' visibilmente diminuito.
La zona cambi e' una specie di capanna nel deserto, illuminata dalle luci appese alla volta e dai mille fari dei ciclisti: lucine rosse che ammiccano, fari alogeni che abbagliano, luminarie artigianali da dove spuntano fili e batterie come fossero le interiora di un robot.

Arriva Simone: "Ufooo Ufooo, Gian ci sei?" - grida, parto, sono le due.
Il buio giunge pian piano, subito dietro il palco che come il retro di tutte le cose mostra la sua faccia nascosta e poi qualche luce appesa negli accampamenti, la torcia che illumina i passi di qualcuno e poi arriva il bosco dove il buio si rifugia anche di giorno e ti inghiotte come una balena dalle fauci spalancate.
La luce sul casco illumina una buona porzione di sentiero ma il mio faro e' posizionato male, il fascio di luce e' troppo vicino alla ruota anteriore, per anticipare quel che verra' devo inclinare il collo in una posizione poco naturale.
Il percorso e' totalmente privo di luci se si escludono quelle da presepe di un paio di postazioni di soccorso e il tratto con i sassi sporgenti del toboga dove
due tipi della croce stanno tutta la notte sperando di non raccogliere nessuno con il cucchiaino.
La polvere si solleva dal terreno e rimane sospesa nell'aria, migliaia di creature danzanti che vengono incontro regalandomi l'effetto iperspazio, lo stesso che Han Solo osservava dalla cabina di guida del suo beneamato Millenium Falcon.
La luce non si infila nei buchi del terreno, li' il buio li riempie come farebbe il minestrone nel piatto.
E allora non riesco a valutare la profondita' e spesso la reazione della bici non corrisponde a quella che avevo immaginato.
Di notte occorre dare fiducia al mezzo che passa sopra a ostacoli che di giorno non avrei osato affrontare.
I rumori sono attutiti, l'umidita' pervade ogni cosa, alla prima salita gli occhiali si appannano e contribuiscono a diminuire la visibilita'.
Anche di giorno cerco di arrivare il prima possibile ma di notte aumenta l'urgenza di giungere sano e salvo alla capanna della nonna senza incontrare il lupo cattivo che forse mi aspetta nascosto dietro un albero.
Prosit