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28 June 2014 @ 11:06 am
La tana  
Un cielo di piombo sovrasta il mare che come un vecchio sdentato si ostina a leccare la riva. Uno stormo di uccelli, inconsapevoli del loro volo geometrico, vola verso est.
Si ode il rumore dell'acqua, un gorgoglio lontano come di chi inghiotte assetato e più lontano ancora la sirena di una nave.
Nella tana di quel ratto che ha rubato pezzi di stoffa e legno e li ha accumulati come fossero i più preziosi tesori, quel luogo dove il cibo si mischia a masserizie prive di forma, a pezzi di cose che son state, dove le speranze e il continuo incedere del tempo disegnano simboli nella polvere, c'è lui.
Seduto su uno sgabello con la schiena appoggiata al muro, stringe tra le gambe un bicchiere vuoto.
Il capo reclinato dondola al ritmo di sogni neri, solo ogni tanto serra la mascella e la barba si muove come percorsa da una scossa, da un improvviso soffio di vento.
Un altro suono di sirena lo desta, apre le gambe, il bicchiere tocca il pavimento senza rompersi e rotolando finisce sotto il tavolo.
Si alza di scatto e mentre il merito di tenerlo dritto pare sia tutto del cappotto, si guarda intorno come se lo avessero rapito e poi tenuto in un luogo sconosciuto.
Quello è il bar di sempre, ne ha riconosciuto l'odore prima delle forme che la poca luce carezza affettuosa.
Mette a fuoco il bancone, dove dietro c'è il ratto, quello lo osserva, il viso spaccato da un sorriso.
Muove il primo passo in quella direzione poi prosegue con una breve camminata, le ginocchia che bestemmiano.
Si appoggia al banco come un naufrago alla zattera, il ratto è lesto a riempire un bicchiere, a metterglielo sotto il naso senza aprire bocca.
Pare un cane con la ciotola e vorrebbe quasi dir qualcosa: lui non è un animale e non ha chiesto di bere, ha dei soldi nascosti da qualche parte e se solo si ricordasse dove, potrebbe comprare tutto il bar e poi una cassa di dinamite e far saltare tutto in aria.
Immagina i gabbiani spaventati alzarsi in volo, la colonna di fumo contro il sole, i curiosi arrivare da ogni dove, le voci, i commenti e poi lui stesso dire che quella era tutta roba sua.
Tira fuori una mano dalla tasca, la solleva con la stessa lentezza di un argano e afferra il bicchiere.
Il ratto si volta come a mostrare rispetto per un gesto sacro.
Lui avvicina il bicchiere alla bocca, lo inclina e il liquido sparisce nella gola con quel gorgoglio di mare, proprio quello e allora pensa che tutto è collegato, che ogni azione ne genera un altra e che la vita altro non è che scegliere di continuo e che se provi a star fermo qualcuno sceglie per te.
Esce dalla tana senza nemmeno aver fatto finta di cercare una moneta nel cappotto, apre la porta, fuori c'è il sole che come tutti i giorni, cerca di far luce sui misteri della vita.
Prosit
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