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25 July 2014 @ 07:44 am
Londrasonora  


Londra è formata da suoni, rumori, parole. Quelle pronunciate in decine di lingue diverse, le varianti della stessa e le parole troncate rimaste per metà nella bocca dove ci vogliono entrambe le orecchie per coglierne il senso. E suoni di infiniti lavori stradali "che ci scusiamo per il disagio ma stiamo lavorando,  il 13 Aprile 2015 alle ore 9:30 la piazza riaprirà. I rumori sono standard e ripetuti come i messaggi registrati che si nascondono ogni dove: vicini alle porte, negli ascensori, nella metro, per strada e ci si aspetta che anche le persone, tra loro, parlino con frasi da sceneggiato di serie B e invece non parla nessuno. È vero la popolazione è in gran numero e non si può pensare che tutti si conoscano ma qualcuno ogni tanto dovrebbe incontrare un amico,  collega, vicino con cui scambiare due parole e invece no. Sulla metro tutti sono individui asociali che si estraniano dal momento locomotore infilando le cuffie nelle orecchie, lo sguardo nel telefono e il cervello da un altra parte ancora. A pensarci il vagone può sembrare una casa dell'oppio dove la gente va a perdersi, "Se non penso dunque non sono" e mai nello stesso posto e la sequenza di stazioni è solo una serie di sogni che quando giungo al risveglio presso la MIA stazione, non ricorderò più.
Per strada ognuno segue la sua traiettoria che non prevede incroci, soste o stop.
Qui tutti sono costretti: a indossare il vestito elegante, a camminare veloci, a mangiare all'inpiedi a parlare solo quando la birra decreta il fine giornata. Allora sembrano obbligati a far conversazione, è come allentare il nodo della cravatta e sentire il freddo al collo, una situazione comunque fastidiosa.
"I'm not a number, I'm a free man! "Diceva il protagonista del Prigioniero, "Sono una parola e non uno slogan" dico io e mi sembra più attuale in questa  città che parla poco e non dorme mai. Ancora non ho capito se sogna ad occhi aperti o soffre del primo caso di sonnambulismo di massa, nel frattempo continuo a studiare.
Prosit