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02 August 2014 @ 02:52 pm
Sorpresa!  
C'era una volta un uomo molto anziano.
Era così vecchio che quando era il suo compleanno e doveva soffiare sulle candeline, occorreva usare due torte. Senza l'intervento dei suoi tre figli non sarebbe comunque riuscito neppure a far muovere il lembo di un tovagliolo di carta e anche con l'aiuto di quei sei giovani polmoni era una vera impresa riuscire a spegnere l'incendio.
Era così vecchio che quando parlava dei suoi tempi nessuno gli credeva, pensavano fosse ormai un po' fuori con la testa e si scambiavano sguardi complici a volte battendosi l'indice su una tempia.
Pur avendo ormai seri problemi di deambulazione, una digestione più lenta di quella di un coccodrillo e una vista che non distingueva un albero da un palo della luce, aveva ancora un udito eccezionale e un cervello ben oliato che continuava a macinare pensieri, ragionamenti e ricordi come se fossero ingredienti di una pagnotta che ogni giorno sfornava e metteva a raffreddare sul davanzale della sua finestra.
Sentiva quello che capitava intorno a lui, percepiva il desiderio comune di vederlo morto e sopportava a fatica quei sorrisi più finti del cavallo di legno che aveva in giardino.
Gli facevano gli auguri e parevano voler proseguire la frase con: "Adesso però potresti anche levarti dai piedi e lasciare a noi il compito di gestire il patrimonio..."
A volte non gli risparmiavano parole che avrebbero affondato una corazzata ma a lui non importava.
Non sarebbe morto e quando quel giorno nefasto sarebbe arrivato quelli non avrebbero avuto i suoi soldi. Quelli che gli erano rimasti dopo una vita di sacrifici e risparmi e non aveva ancora deciso come spendere.
A volte pensava al suo capitale, lo immaginava composto da monete da un centesimo occupare un reparto dei grandi magazzini, montagne e colline di monete luccicanti da dove spuntavano i manichini e dove i bambini giocavano costruendo castelli o facendo finta che quello fosse il mare dove nuotare e immergersi.
Altre volte il suo tesoro era composto da banconote nuove di zecca, mazzette legate da una fascia azzurra che, come mattoni, formavano le pareti di una casetta.
Si immaginava là dentro mentre ascoltava i concerti Brandeburghesi di Bach, solo su una sedia a dondolo, due finestre e una porta sempre aperta che dava su un grazioso giardino con l'erba ben tagliata e qualche fiore dal colore acceso.
Immaginava l'omino che portava il latte posare le bottiglie sullo zerbino, fargli un cenno di saluto toccandosi la visiera del berretto e poi prelevare una banconota dal muro, sfilarla via come si farebbe con un erbaccia e proseguire verso il furgone fischiettando sulle note del grammofono.
Una volta pensò di convertire tutti i suoi averi in oro e poi fonderlo dentro uno stampo e realizzare una statua con le sue sembianze come nella fiaba: "Il principe felice" di Wilde.
I bisognosi ne avrebbero grattato via un pochino tutti i giorni finché le sue dimensioni sarebbero diminuite a poco a poco fino a sparire.
Aveva sempre pensato che lasciare il proprio corpo vuoto in balia dei parenti, senza più nessuna possibilità di controllarlo, fosse agghiacciante, sparire sarebbe stata la miglior cosa da fare: un attimo prima la tua forma modella le lenzuola del letto e quello successivo non ci sei più.
Immaginava le facce dei parenti, i loro sguardi di stupore e poi i discorsi: "Non facciamo scherzi, dove avete messo il vecchio? Un attimo fa era qui, me lo ricordo benissimo, mi guardava con quei suoi occhi opachi e la sua facciadicazzo, non mi direte che si è alzato, è passato in mezzo a noi senza che ce ne accorgessimo?"
E poi sarebbe partito il litigio. "I parenti sono come gli stivali, più sono stretti e più fanno male", c'era scritto sulla brocca dell'acqua e lui aveva sempre pensato che quella fosse una grande verità.
Si sarebbe goduto la scaramuccia da un punto sopraelevato, come se si fosse tramutato in un ragno che appeso alla sua ragnatela, poteva godere degli insulti e delle parolacce che quelli di sotto si scambiavano.

Aprì gli occhi.
Quanto aveva dormito?
Voltò un poco il capo per osservare chi gli stava intorno, non poteva più neppure dormire da solo, quelli gli stavano sempre addosso.
"Ti sei svegliato pà?" - chiese Otis, il figlio di mezzo
"Hai dormito bene?" - chiese Martin il più grande
"Hai sognato ancora la mamma?" - chiese Henry, il più piccolo

Che si fosse svegliato era scontato, nella sua lunga vita mai aveva conosciuto qualcuno che dormisse ad occhi aperti. Non dormiva bene da quando aveva cinquant'anni, un secolo prima ormai e la mamma... se solo fosse stata ancora viva, li avrebbe presi tutti a calci nel culo e quando quelli avrebbero tentato la fuga, li avrebbe colpiti in testa con un lancio preciso dei suoi zoccoli di legno.

Si stava ancora abituando alla luce quando la sentì.
Gli avevano detto che quando giunge la dama nera se ne sarebbe accorto e capì che quella se ne stava seduta in fondo al letto in attesa che lui la seguisse.
"Ragazzi" - disse allora, tutti gli si fecero attorno
"E' arrivata la mia ora e prima di andare vorrei chiedervi un favore" - aggiunse sforzandosi di mantenere un certo tono serio anche se in verità la pancia avrebbe avuto una gran voglia di scatenare una risata.
"certo pa', tutto quello che vuoi, chiedi pure" - risposero quelli in coro lanciandosi in una gara di sorrisi adoranti.
"Nel mio comodino ci sono diecimila lire, potreste andare dal tabacchino qui sotto e comprare due buste sorpresa?"
La richiesta li lasciò basiti per un istante, poi giustificarono la questione pensando che un rincoglionito può in effetti farneticare e voler aprire una busta sorpresa prima di dire addio a questo mondo.
Fu Martin ad aprire il cassetto, prendere la banconota e uscir di casa. Tornò dopo dieci minuti e stringeva tra le mani due buste colorate sopra le quali una grossa scritta: "LE PIU' BELLE SORPRESE" prometteva faville.
"Ragazzi, quella banconota era tutto quello che mi rimaneva dopo avervi sfamato, vestito e istruito, anche se con poco successo, per tutti questi anni.
Da tempo ho svuotato il conto in banca donandolo ai missionari che scavano pozzi per l'acqua in Sudan.
Qui per voi ho comprato queste buste sorpresa, sono due così potrete litigare anche dopo la mia scomparsa"
- disse e poi spirò con un sorriso così largo che pareva un colpo di scimitarra sulla buccia di un anguria.
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on August 3rd, 2014 07:26 am (UTC)
Il colpo di scimitarra sulla buccia dell'anguria già da solo vale un altro racconto… Come sempre, un ottimo lavoro socio :-)
bustonebustone on August 3rd, 2014 08:42 am (UTC)
Grazie molte socio!!! :-)