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12 August 2014 @ 04:41 pm
Per tutti gli accidenti  
C'era una volta una donna che tirava giù accidenti.
"Chi non impreca ogni giorno contro qualcuno o qualcosa?" E' normale.
Normale dite? Gli accidenti che Valentina scomodava non era parolacce ma alterazioni musicali.
Si, avete capito bene, diesis e bemolle, i loro doppi e raramente, se proprio le scappava la pazienza, un bequadro.
Gli effetti di questi segni erano visibili su di lei, il tono della voce saliva e scendeva di un semitono mentre inveiva contro qualcuno, e a volte, colpita dalla reazione di chi aveva di fronte (di solito timore e spavento), tornava sui suoi passi saltellando sui bequadri come fossero rocce che affiorano da un ruscello.
Queste doti musicali applicate alla vita di tutti i giorni non le erano poi molto utili.
Se solo un po' delle capacità di suo nonno, pianista di prim'ordine, le fossero arrivate... ma l'unica cosa rimasta di lui erano raccolte di spartiti che nella libreria si contendevano la polvere con i libri.
Aveva letto di un tizio che quando aveva fame si metteva a comporre pezzi pop e di una ragazza che quando infilava la testa nella scarpiera, raggiungeva note acutissime. Tutto le sembrava migliore dei suoi isterici semitoni.

Un giorno si mise in testa di studiare musica pensando che questa sua dote si potesse ben sposare con quel mondo a lei sconosciuto.
Si era iscritta presso l'istituto musicale Vincenzo Bellini dove aveva cominciato i solfeggi con il maestro Filiberto Gasperetti già fondatore della scuola, suonatore di bombardino presso la filarmonica cittadina e cavaliere del lavoro.
Egli amava mostrare a tutti il titolo esibendo sul bavero della giacca una piccola riproduzione in filigrana della medaglia ricevuta dalle mani tremolanti del presidente della repubblica Ernesto Seganti.
All'inizio, pur annoiandosi a morte, si era impegnata a collocare esattamente quegli insetti neri, a dar loro un nome a seconda della posizione, a impararne il valore e a dividerli equamente ubbidendo alla frazione che trovava all'inizio del pentagramma.
Poi, come chi non riesce a vedere la fine del tunnel, tutto gli era sembrato inutile, solo più avanti la voce di un qualche strumento le avrebbe svelato il mistero che si cela appena sotto quei segni ma la pazienza le era svanita del tutto quel giorno che fuori pioveva e che il maestro Gasperetti aveva preteso che arrivasse in fondo alla pagina senza sbagliare neppure una croma.
Aveva ricominciato da capo una decina di volte e ogni volta lo sguardo dell'uomo pareva quello di chi è conscio di spremere succo da una pietra.
Scomodare accidenti in quella sala, da dove i ritratti di Giuseppe Verdi e Donizetti guardavano gli astanti e dove la bandiera italiana tenuta in piedi dall'angolo voleva che tutti fossero fratelli, le sembrò una blasfemia ma ormai si era arrabbiata.
Tutti i presenti udirono la sua voce alterata che saliva e scendeva mentre gridava all'uomo esterrefatto tutto quello che pensava di lui e del "Metodo per l'insegnamento dei primi rudimenti del solfeggio con riferimenti al setticlavio e teoria musicale di Dagoberto Spinetta".
Qualcuno giurò di aver visto Giuseppe Verdi muovere un baffo, qualcun'altro sentì una scossa lungo la spina dorsale.
La donna afferrò il libretto che stava spalancato sul leggio e cominciò a strapparlo con una foga mai vista.
Tutti si aspettavano di vedere una pioggia di coriandoli scendere da lì a poco sul riporto del maestro, sul leggio e sul pavimento circostante, invece quel che videro furono note.
Quelle cadevano a terra silenziose come forfora color inchiostro seguite dalle righe del pentagramma che si srotolava come una rotella di liquirizia.
Diesis, bemolle, punti e legature, tutto cadeva e si accumulava ai suoi piedi.
La donna si fermò solo quando tra le mani non le era rimasto che un fascicolo completamente bianco.
A quel punto, come fosse la cosa più naturale da fare, lo gettò via e si allontanò verso la sgabuzzino. Tornò poco dopo con in mano scopa e paletta.
Mentre tutti la fissavano sbigottiti raccolse tutte le note facendo bene attenzione a non lasciar per terra neppure un punto.
In fondo quello era il suo libro, suo dunque il contenuto.
Mise poi tutto dentro un sacchetto di carta che teneva ripiegato nella tasca del cappotto e se ne andò.

Alla scuola presto tutti dimenticarono l'accaduto, come spesso avviene con gli incidenti: per qualche giorno se ne parla poi si riprende a vivere facendo finta di nulla. Quelli che erano presenti quel giorno, quando si incontravano, evitavano qualunque riferimento alla donna e il maestro Gasperetti si convinse di aver sognato e continuò a pretendere dai suoi allievi solfeggi perfetti esenti da errore.

La donna tornò a casa, non sapeva nemmeno lei come era riuscita a cavar note dal foglio, appese il cappotto all'attaccapanni e anche lei dimenticò.
Avvenne il mese dopo, quando aveva invitato le amiche per un tè..
Aveva preso il cappotto per far posto alle giacche delle amiche quando si ritrovò in mano il sacchetto.
Lo aprì, ci mise dentro il naso mentre con le dita rimestava quella strana poltiglia.
Un profumo mai sentito prima le si insinuò nelle narici e insieme a quello un idea le apparve in testa: "Che cosa sarebbe successo se al posto del tè al bergamotto, avesse messo in infusione parte di quel composto?"
Non ci pensò due volte, sentiva le amiche ridere e chiacchierare in salotto, le aveva fatte aspettare anche troppo. Dispose i biscotti olandesi sul vassoio d'argento, mise due abbondanti cucchiaini di composto musicale nel filtro, lo appese alla teiera che riempì d'acqua bollente, poi mise tutto sul carrello e raggiunse le amiche.
"Mentre aspettiamo che sia pronto il tè gradite un biscotto?" - chiese porgendo il vassoio
Tutte ne presero uno e Magdala fu la prima a dire: "Ma che delizioso aroma, quale tè ci offri oggi cara Valentina?"
"A dire il vero è una nuova miscela che nemmeno io ho ancora provato..." - disse
"L'hai comprata al solito posto?" - chiese Assunta
"No, a dire il vero non so nemmeno io come sia finita in casa" - rispose senza poi raccontare una bugia troppo grossa.
Dopo qualche minuto Valentina si decise a servirlo e si stupì non appena vide quello che scendeva dal beccuccio della teiera: pareva proprio del tè.
Il liquido ambrato riempì le quattro tazze e mentre spirali di fumo lieve si alzavano verso il soffitto, le donne cominciarono a sparlare delle assenti.
Amelia fu la prima a perdere la pazienza, a raccogliere la tazza e dopo aver soffiato brevemente sulla superficie a bere un sorsetto.
Come se avessero atteso il segnale del via, fu presto seguita da tutte le altre che eseguirono lo stesso procedimento.
Posarono le tazze sul tavolino all'unisono, una dopo l'altra si schiarirono la voce e i toni formavano una scala crescente.
La prima a parlare cantò: "Che gioia e che piacere dopo il mangiare bere!"
Le altre tre risposero in coro: "E' lieve la mestizia se vive l'amicizia!"
Poi furono cucchiaini che battevano sui piattini e biscotti che venivano masticati a tempo e ogni volta che qualcuno beveva un sorso di quel liquido subito intonava una nuova melodia a cui le altre rispondevano a tono.
Ballarono, cantarono, batterono sui braccioli delle poltrone e parlarono in rima.
Solo quando delle tazze si vide il fondo e dei biscotti non era rimasto che qualche briciola, tutto finì.
Le amiche la lasciarono senza dire una parola, forse era vergogna, incredulità, forse erano troppo stupite perfino per ringraziarla.
Presero l'ascensore, uscirono all'aperto, ognuna prese la sua strada come per far perdere le tracce dopo una rapina.

Valentina rimasta sola, ancor prima di riordinare, andò a controllare il sacchetto per calcolare quanta miscela musicale fosse rimasta, poi raccolse dalla libreria tutti gli spartiti del nonno, andò in dispensa e tornò con la macchina per fare la salsa di pomodoro.
Non sapeva ancora se in futuro avrebbe messo in vendita il composto o se si sarebbe tenuta tutto per se.
Prese il primo foglio del concerto numero 5 di Beethoven, detto l'imperatore, lo inserì nell'imbuto della macchina, cominciò a girare la leva.
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on August 12th, 2014 09:06 pm (UTC)
bizzarro, ma anche per questo, divertente...
bustonebustone on August 13th, 2014 09:50 am (UTC)
Tenkiù socio