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13 August 2014 @ 11:49 am
L'uomo e il mare  
Nessuno, all'inizio, gli voleva credere.
Poi tutti quelli che videro con i loro occhi l'articolo di giornale non poterono fare a meno di giurare che una pesca così incredibile non l'avevano mai vista.
"Ho attaccato all'amo un verme, come al solito" - disse Gervasio
"Forse era più in carne del solito ma sapete come funziona, la pesca è una attività che prevede metodo, pazienza e ripetitività. Se solo mi dovessi affliggere ogni volta che mi scappa una preda o che si incastra il mulinello o che si rompe la lenza o che..."
"Abbiamo capito, abbiamo capito" - dissero in coro quei quattro gatti che stavano bevendo con lui al bar Esperia del porto.
E anche se erano invidiosi perché loro non erano mai finiti sul giornale e conoscevano abbastanze bene l'uomo tanto da sapere che quello sarebbe stato un racconto lungo e pieno di balle, il vino che riempiva loro i bicchieri era sincero, abbondante e abbastanza forte da lasciarli nel torpore adatto ad ascoltare l'impresa.
"Dunque, come vi dicevo, attacco il verme all'amo e poi carico su un pò di lenza... non troppa, diciamo cinque braccia, poi libero il mulinello e lancio.
A quel punto blocco, appoggio la canna al supporto e mi siedo sullo sgabello.
Guardo il mare calmo, riesco a scorgere i cerchi concentrici dove si è tuffato il verme e penso che mi ci vuole qualcosa di caldo.
Allora trascino la borsa accanto a me, la apro e sto per prendere la scatola dei biscotti quando con la coda dell'occhio scorgo un movimento sulla cima della canna.
A volte è solo la corrente o un alga che si è impigliata all'amo ma poi a quel primo movimento ne segue un altro, più deciso.
Allora mollo il pacchetto dei biscotti, scosto la borsa con un piede e afferro la canna un istante prima che quella si pieghi in due.
Vi giuro che stavo per finire in acqua, meno male che ero vicino alla bitta e ho potuto appoggiare il piede.

L'uomo alza il fiasco e riempie tutti i bicchieri assetati che sono posati sul tavolo, poi riprende.

"Dunque ero lì che reggevo la canna con entrambe le mani, se non era una balena quella che tirava dall'altra parte doveva essere un rimorchiatore. In quei primi secondi ho lottato per non lasciar andare la canna, poi c'è stato un istante in cui quel bestione ha mollato un attimo e ne ho approfittato per recuperare un po' di lenza e mettermi in una migliore posizione. Sapete quegli anelli dove ormeggiano le barchette? - chiese, gli altri annuirono, lui proseguì: "Bene ci ho infilato un piede, se avesse ripreso a tirare con forza si sarebbe portato dietro me e un bel pezzo di molo!" - esclamò, gli uomini si scambiarono occhiate di approvazione.
"Poi cominciò il duello perché di questo si è trattato, quella tirava e io cedevo, poi io recuperavo e lui perdeva terreno... non so quanto è durato il tutto, so che è arrivata la notte ed io sono rimasto lì cocciuto ma quella dannata bestia era fatta della mia stessa pasta perché dopo tutto quel tempo non accennava ad un minimo cedimento. Ho dovuto tirar fuori tutte le mie doti da contorsionista per raggiungere la borsa e ficcarmi in bocca qualche biscotto senza mai mollare la canna, il fatto è che stavo morendo di fame e sentivo che le forze stavano scemando, dovevo ingurgitare qualcosa.
Avrei anche bevuto volentieri, avevo la gola riarsa e se anche la notte mi regalava conforto da quei raggi che per tutto il giorno mi avevano flagellato, sarei morto di sete. Cercai di reggere la canna con una mano sola mentre con l'altra frugavo nella borsa alla ricerca della bottiglia.
Quando le mie dita sentirono la liscia superficie di vetro, si chiusero sul collo come una tagliola.
Vi giuro che stavo già gongolando mentre per l'attesa continuavo a ingoiare saliva, quando quel fetente diede uno strattone che mi fece perdere l'equilibrio. Dio solo sa come sono riuscito a non mollare la canna e a non finire in mare... purtroppo ho dovuto lasciare la bottiglia che si è frantumata ai miei piedi.

"Porca miseria!" - disse Antonio
"Questa storia mi ha messo una gran sete!" - replicò Nicola allungando il bicchiere
Gervasio fece il giro dei bicchieri e poi un cenno al barista con il fiasco alzato come a dire: "Portane un altro".
L'uomo prese una bottiglia da sotto il bancone, "Ho della lumassina ma viene sette e cinquanta, va bene lo stesso?" - chiese
"Va bene, va bene" - rispose Gervasio e dopo lo schiocco del tappo e quello del vetro che veniva posato sul tavolino continuò:

"Ero in ginocchio, sopra di me la luna con la sua enorme faccia sembrava deridermi. Vedevo la lenza illuminata che si perdeva in un punto lontano e si spostava a destra e a sinistra, a destra e a sinistra come se quella dannata bestia volesse ipnotizzarmi.
Ero allo stremo delle forze, le dita mi tremavano, vesciche mi ricoprivano i palmi delle mani, in gola avevo un intero castello di sabbia...
Poi vidi la pozzanghera, un po' d'acqua uscita dalla bottiglia si era fermata dentro una spaccatura.
Allora dopo aver dato due strattoni alla canna mi chinai, piegai la schiena fino a sfiorare il terreno.
Tirai fuori la lingua e leccai, succhiai, cercai di non perderne neppure una goccia. Dovevo sembrare una bestia ma poco mi importava, si trattava di vita o di morte, dell'uomo che prevale sulla natura o soccombe alla stessa, impotente.

"Ma questo vinello bianco lo vogliamo assaggiare o no?" - disse Nicola
Gervasio benedì ogni bicchiere, prese un sorso dal suo e riprese:

"Stava albeggiando quando decisi che con le poche forze rimaste dovevo tentare il tutto per tutto. Sarebbe spuntato di lì a poco il sole, la giornata si preannunciava limpida e calda e non sarei durato ancora molto.
Al cospetto di due gabbiani che parevano aver preso a cuore la mia sfida, cominciai a tirare con tutte le mie forze.
Cominciai ad avere le visioni, il mare si colorò di porpora, i gabbiani parlavano tra loro in dialetto e la cadenza di Voltri, mi pareva di avere braccia lunghissime e che la canna fosse diventata improvvisamente luminosa.
Intanto tiravo e recuperavo, tiravo e recuperavo.
Quel diavolo dannato provò un paio di volte a sorprendermi ma non ci riuscì, cocciuto come uno scoglio con le onde del mare, non mi muovevo di un millimetro.
La lotta durò ancora per un tempo che mi parve infinito finché non riuscii a tirare quella cosa sotto la murata del molo.
A quel punto anche lei era esausta e quasi mi diede una mano per farsi tirare fuori dall'acqua.
Quando ci riuscii gli crollai accanto, le sue pinne batterono un paio di volte prima di fermarsi poi svenni.

Dal Secolo XIX del 12-08-1975
"Pescatore aggancia sommozzatore intento a lavori sottomarini per l'ampliamento della diga foranea.
Il fatto avvenuto nella mattinana di ieri vede come protagonista Gervasio Montaguti che dopo un estenuante lotta degna de "L'uomo e il mare" riesce a tirare a riva il malcapitato Manlio Parodi operaio della ditta Galimberni che si occupa di operazioni subacquee, il tale ha giurato che..."
Prosit
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