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05 October 2014 @ 10:03 am
La mia eleganza  
Quando lessi che sarebbe stato un incontro formale pensai a quello che avevo buttato in valigia. Il capo più elegante era una camicia a fiori. Ma  il peggio erano i capelli, non li tagliavo da tre mesi, dire che in testa avevo una specie di foresta aggrovigliata non era abbastanza.
Non che mi importi di far bella figura nè che abbia una particolare predisposizione per adeguarmi alla folla ma si trattava di lavoro e il mio capo mi avrebbe ucciso se gli fossero arrivate voci che il delegato della Siren Corporation pareva un vagabondo che si era imbucato per sbafare qualcosa al rinfresco.
Così appena arrivato posai la roba in albergo ed uscii alla ricerca di un barbiere.
Camminai per mezz'ora nella via principale dove incontrai diverse botteghe, mi sembravano tutte troppo piene, lussuose, povere, finchè non mi imbattei in un piccolo locale con la vetrina piena di poster di vecchi attori.
Ognuno sfoggiava una acconciatura nuova di zecca e sorrideva verso l'obiettivo.
Dopo aver passato in rassegna tutta la parata cercai la maniglia della porta ed entrai.
Mi accolsero il rumore di una radio che trasmetteva musica (troppo bassa per capirne il genere), l'odore di colonia, il rumore delle forbici e poi la voce del barbiere che diceva: "Buongiorno". Parlò senza distogliere lo sguardo dalla pelata a cui stava accorciando le basette, unica rimanenza di una antica capigliatura.
Mi sedetti accanto ad un tipo che aspettava il suo turno. Anche questo non era messo meglio, calcolai che l'attesa non sarebbe stata lunga. Presi una rivista sgualcita da una pila di riviste sgualcite e cominciai a leggere frasi qui e là senza voglia nè interesse.
Dopo qualche minuto arrivò il turno del tipo seduto al mio fianco, l'altro cliente pagò e sparì in silenzio.

Quando anche questo fu liberato di qualche capello arrivò il mio turno.
Mi alzai, posai la rivista e mi sedetti sulla poltrona che il barbiere aveva appena passato con una spazzola per levare tracce di capelli.
L'uomo tirò fuori un fazzoletto pulito da un cassetto pieno di fazzoletti puliti, me lo annodò con cautela al collo, poi mi guardò attraverso lo specchio e mi chiese: "Come desidera che le tagli i capelli signore?"
Non avevo pensato a quello, in effetti è un dato importante, nessuno entra in un panificio senza avere la più pallida idea di cosa comprare.
"Non saprei" - dissi e dopo aver visto la sua espressione perplessa aggiunsi: "Faccia lei"
"Faccio io signore?" - mi chiese stupito, "Lei lascia a me il compito di scegliere? Ma non mi conosce neppure e io non conosco lei. Qui non si tratta di pareggiare due peli come con i signori che l'hanno preceduta, lei ha una capigliatura folta, capelli robusti, non c'è il minimo segno di calvizie o di arretramenti dovuti a sofferenze capillifere, la sua testa offre ogni possibilità di intervento!"
Se pensavo che l'uomo misurasse le parole, quel suo intervento mi rivelò il contrario. Parlava della mia testa mettendola sotto una luce completamente nuova, come mai non mi ero mai reso conto del tesoro infinito di possibilità che il mio collo reggeva ogni giorno? Parlava e intanto passava le mani tra i capelli, alzava una ciocca, scostava un ciuffo. Era come se valutasse la bontà di un blocco di marmo prima di cominciare a scolpire o ancor di più come se esaminasse un diamante per capire quale sarebbe stato il miglior taglio.
"Devo essere elegante" - dissi sperando fosse abbastanza
"Mio caro signore" - disse sorridendo, "Ci sono tanti tipi di eleganza, alcune persone sono dotate di eleganza naturale e il taglio non deve aggiungere nulla, altri sono eleganti all'eccesso e allora il taglio deve sminuire, poi ci sono quelli che la natura ha privato di ogni armoniosità, che hanno modi rudi e tratti grossolani e lì il taglio si deve far carico di supplire a tutte le mancanze, l'attenzione del prossimo deve fermarsi a quel livello senza mai scendere, capirà che allora non si può pensare che un taglio valga un altro nè che il barbiere decida da se perchè  il suo, anche se professionale, è pur sempre un parere".
Non mi trovavo in una situazione simile da quando l'amministratore delegato della Sanrio S.p.A. mi aveva rivelato la rottura del contratto. Cosa potevo rispondere? La verità era che non avevo la più pallida idea della mia eleganza, probabilmente è la reazione che suscitiamo negli altri a rivelarcela ma solo a farci caso, potevo essere l'uomo più sciatto del mondo o un elegantone inconsapevole... forse ero elegante come un orso sui pattini o un cavallo che caga, ecco quest'ultima immagine mi fece riflettere, l'avevo formulata insieme ad altre mille e in quel momento mi rendevo conto che era un immagine che sentivo vicina ma come comunicarla all'uomo?
"Mi faccia un taglio che sia adatto per un cavallo che espleta i suoi bisogni?"
Eppure io ero proprio così, non amavo le convenzioni e mi adattavo ad esse solo per necessità, quando potevo però non mi facevo alcun problema a mostrare agli altri chi ero, proprio come un cavallo che quando decide che è ora di svuotare l'intestino sforna una bella torta calda.
E non gli importa se sta trainando una carrozza con a bordo una coppia di giovani sposini o se è nel bel mezzo di una parata regale. Nascondere la propria natura o trattenersi solo per questioni di decoro o etichetta non ha senso. Chi ha inventato quei termini doveva essere nato stitico oppure andava alle parate solo dopo aver trascorso un periodo nel cesso.
"Allora?" - chiese il barbiere
"Lei pensa che io sia elegante?" - chiesi
"Ma l'ho appena osservata, ora è qui seduto con il fazzoletto, sembra un fantasma con un cespuglio al posto della testa e mi chiede un giudizio sulla sua eleganza? Senta facciamo così, io comincio e mentre procedo lei mi dirà dove fermarmi e dove continuare, che ne dice?"
"Mi sembra un ottima idea" - risposi e quello dopo aver battuto un paio di volte le forbici contro il pettine cominciò.
Lo lasciai fare a lungo prima di parlare, ogni tanto si fermava e mi fissava come a chiedere il permesso di proseguire, allora io annuivo e lui riprendeva. Arrivò ad una lunghezza che trovai ottimale e gli dissi che così poteva andare, poi lo guidai con la lunghezza dei capelli sui lati, sulla forma delle basette, e su quanto collo lasciar scoperto sulla nuca. Mi mostrò con uno specchio se tutto era come desideravo e terminò il lavoro con il rasoio per rifinire il perimetro.
A lavoro ultimato mi versò del borotalco nel collo e spazzolò via tutti i rimasugli di capelli con una spazzola che faceva il solletico.
Pagai e dopo averlo ringraziato stavo per uscire quando mi bloccò a metà strada.
"Ehi, aspetti un attimo, si faccia guardare adesso!" - disse il barbiere
Rimasi immobile, quello si avvicinò, fece un giro tutto intorno a me e poi disse: "Si vede che non è di queste parti ma comunque, se dovesse capitare di nuovo nel mio negozio, la mia poca memoria farà in modo che non mi ricordi di lei, dunque quando le chiederò come vuole i capelli, lei mi dica "Come quelli di un cavallo che caga", ci siamo capiti? Lo so, le sembrerà strano ma io capirò e le farò esattamente questo taglio qui".
Annuii senza riuscire a pronunciare parola ed uscii dal negozio. La sensazione dell'aria fresca sulla testa mi procurò un brivido lungo la schiena. Ora dovevo trovare un negozio per comprare un vestito, forse ne avrei trovato uno adatto alla mia eleganza.
Prosit