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23 October 2014 @ 12:21 pm
Acciughe  
Quel mattino Dario Benvenuti si era svegliato tardi, il campanile suonava le dodici e i suoi propositi di prepararsi la colazione virarono verso il pranzo. Prese una pizza dal congelatore e la mise nel microonde, giro' la manopola e appena comincio' il tichettio ando' in bagno.
Quando usci' il campanello era suonato da un po' e per la cucina si aggirava uno stimolante profumo.
Apri' lo sportello del forno e solo allora si accorse che sulla pizza, disposte ad arte come se fossero parte di uno sconosciuto rito funebre, c'erano dieci acciughe.
Sospiro', aveva comprato lui quella pizza, sua la colpa di non aver osservato con attenzione l'etichetta.
Se avesse avuto un alternativa avrebbe buttato via tutto ma dovette rassegnarsi.
L'odio per le acciughe era vivo in lui da quella volta che era finito all'ospedale per indigestione.
Levo' i pesci facendo attenzione a rimuovere ogni traccia, li mise dentro un sacchetto di carta che chiuse per bene e si mise a mangiare.
Quando piu' tardi usci' di casa per andare all'universita', butto' il sacchetto nel bidone della spazzatura e se ne dimentico'.



La notte successiva Fabrizio Sgangheri, appeso al camion della spazzatura, stava pensando a cosa avrebbe potuto regalare alla sua fidanzata per l'anniversario. Era passato un anno da quel cinema e avrebbe voluto trovare un regalo che le ricordasse la serata ma cosa poteva comprare che fosse romantico e in tema con "La notte degli zombi voraci"?
Il camion si fermo' vicino a tre bidoni che stavano al lato della strada regalando un po' di colore alla notte.
Salto' giu', sollevo' il blocco al primo e lo spinse fino ad agganciarlo al sistema di sollevamento.
"Se trovassi il pupazzetto di uno zombi potrei infilarlo dentro un mazzo di rose, sarebbe un idea originale" - pensava mentre il bidone rovesciava nel camion il suo maleodorante contenuto.
Ripete' l'operazione con il successivo e poi con l'ultimo che era pieno da scoppiare.
Da quello usci' un sacchetto di carta che scampo' alla vorace apertura del camion per finire sul marciapiede vicino.
Fabrizio non si accorse di nulla, mise nella sua posizione l'ultimo bidone e poi si arrampico' sul predellino, fece segno al collega di ripartire mentre pensava che su ebay avrebbe trovato lo zombi, forse perfino un peluche a forma di morto che cammina.



Il sacchetto venne notato da un gatto. Un europeo dal pelo candido di nome Tobia che un giorno aveva avuto un padrone e che quando era morto, prima di fare una brutta fine, era scappato dalla finestra.
I primi mesi erano stati duri ma grazie alla sua stazza, era ben presto diventato il ras del quartiere. I bidoni della spazzatura
erano i suoi ristoranti preferiti dove aveva modo di scegliere il cibo che piu' gli aggradava senza dover dipendere dalla ciotola riempita con i gusti del padrone.
Quella notte tornando da una avventura amorosa, soddisfatto per aver sedotto una micetta domestica che abitava in un vicino giardino, si imbatte' nel sacchetto.
Non aveva bisogno di aprirlo per svelarne il contenuto, il suo odorato gli diceva che conteneva acciughe.
Ne afferro' un lembo per trasportarlo in un luogo appartato e attraverso' la strada.


Emilio Faraci, detto Bimbi, aveva bevuto troppo quella sera. Prima di uscir di casa si era fatto un paio di bicchierini, poi al bar con gli amici, non ricordava piu' i giri di birra e per finire quel gioco idiota su chi svuotava prima la bottiglia... ricordava il ritornello di una canzone che aveva sentito nel juke box, stava cantando quella, accompagnato dal Beep che lo avvisava di indossare la cintura, quando a bordo della sua Audi 4 station wagon si infilo' in via del Giullare.
Guidato dall'unico desiderio di tornare a casa il prima possibile, vide il fantasma che gli passava davanti e nonostante i riflessi annebbiati riusci' in qualche modo a frenare fermandosi in mezzo alla strada.
Quello, per nulla impaurito, si fermo' fissando i fari del veicolo che per lui erano gli occhi di una creatura che aveva intenzione di portargli via il sacchetto con i pesci.
In risposta mostrava i suoi grandi occhi illuminati: enormi e formati da brace infuocata.
Emilio stordito dall'alcool, con in testa la canzone che pareva non voler piu' abbandonare il cervello, se la fece addosso.
Poi comincio' a vomitare: sul cruscotto, sopra il vestito grigio tasmania che gli era costato milleduecento euro (vedra' fara' un figurone), sul navigatore con lettore video e sul parabrezza.
Questo almeno servi' a togliere dalla sua vista l'immagine di quel demonio, quando riusci' a uscire dalla macchina accompagnato dal monotono "Beep" vide che era sparito. Immagino' allora di aver sognato, di aver creato da se quello spettro.
Lascio' la macchina in mezzo alla strada e senza neppure chiudere la portiera imbocco' un vicolo che secondo il suo senso di orientamento avrebbe dovuto portarlo verso casa.


Dario Benvenuti stava tornando a casa quella notte, in sella al suo motorino percorreva viale Isonzo a tutta birra.
Prima dell'esame del giorno dopo non gli rimanevano che poche ore, a essere logici era gia' il giorno dopo.
Svolto' per viale Vetruvio poi imbocco' corso Trasimeno e quando fu all'altezza di piazza Bonaccorti gli venne in mente di prendere una scorciatoia, se avesse percorso contromano un tratto di via del Giullare si sarebbe risparmiato un bel pezzo di strada, avrebbe guadagnato tempo prezioso e a quell'ora le strade erano praticamente deserte.
Cosi' fece e non appena ebbe svoltato si trovo' davanti un AUDI 4 ferma in mezzo alla strada.
Fu tutto molto veloce, i fari lo abbagliarono, calcolo' che sarebbe potuto passare tra quella e il muro ma quando ci provo' scontro' contro la portiera che pareva essersi materializzata in quell'istante.
L'urto fu violento, volo' via dal motorino ed atterro' oltre la fila di auto parcheggiate.
Batte' la testa contro il marciapiede, svenne.
Si risveglio' il giorno dopo all'ospedale, la testa bendata e una forte emicrania.
"Le e' andata bene" - disse il dottore che lo raggiunse poco dopo
"E' stato proprio fortunato" - aggiunse l'infermiera


Fu cosi' che Dario Benvenuti fini' di nuovo all'ospedale, Emilio Faraci smise di bere e il gatto Tobia fece un meraviglioso spuntino al chiaro di luna. Quelle dieci acciughe non sarebbero riuscite a ottenere tanto neppure da vive.
Fabrizio Sgangheri trovo' un bellissimo zombie-peluche a poco prezzo  ma questo non fu merito delle acciughe, del resto non e' che possono far tutto loro no?
Prosit