?

Log in

No account? Create an account
 
 
17 November 2014 @ 11:51 am
Robottoerotomania  
I giocattoli sono il primo desidero materiale dell'infanzia, la lotta per il loro possesso ha radici antichissime e non si discosta molto dal
bisogno di cibo.
All' asilo, la corsa per raggiungere per primi la cesta dei giochi, metteva in mostra il lato bestiale che l'educazione non aveva ancora cancellato. Bimbi che a stento stavano in piedi riuscivano a correre i cento metri in 8 secondi, usavano pinocchi di legno come fossero picozze,  e le corde da saltare come fruste. Le suore esterrefatte assistevano allo spettacolo senza poter far nulla. "Mai mettersi tra un bambino e la cesta dei giocattoli", era la regola che la suora superiora aveva fatto scrivere sul muro dopo aver perso due dita per un morso di una bimbetta tutta boccoli e sorrisi (e denti come rasoi).
Crescendo si cambiano gusti, si riconsidera la cesta dei giochi e si capisce che era colma di oggetti rovinati che l'asilo aveva ricevuto in dono perche' passati di moda e che fuori dal contesto non avrebbero suscitato il minimo desiderio.
Arriva la scuola elementare, le mie scatole di Lego ricevute in premio per aver sopportato con pazienza e sprezzo del pericolo le iniezioni di Gammaglobulina si accumulano,
La mia gracilita' mi rende tra i piu' ricchi possidenti di mattoncini del quartiere anche se non riesco a raggiungere le vette di chi, operato di appendicite, si e' ritrovato l'armadio pieno.
Il castello incantanto e' un desiderio realizzato, l'allegro chirurgo no.
In prima media arrivano i robot giapponesi, cambia il modo di guardare i cartoni animati e i giochi.
Quel Natale chiedo in regalo un robot di metallo che vado a comprare insieme a mia mamma e che poi faccio finta di dimenticare fino alla santa notte.
Si tratta di Gloizer G7, un robot che pare invero una imitazione di Goldrake (molti anni dopo scopro che aveva una onorevole storia tutta sua) ma che e' fierissimo. Dotato di pugni sparanti, luce nel petto, piccoli razzi che spuntano dai piedi.
Il suo peso e' mirabile e dentro la sua scatola di polistirolo dove alloggia insieme agli accessori, e' come una piccola divinita' da adorare.
L'anno successivo alla tv arriva Jeeg robot d'acciaio e nei negozi Force Commander e Baron Karza. Robot che si possono comporre grazie ai potenti magneti di cui sono dotati. Sono uguali al robot che corre tra lampi di blu ma hanno teste diverse (e chissenefrega).
Quel Natale sono il regalo piu' richiesto, i negozi per far fronte alla richiesta ne ordinano all'estero e quando arrivano hanno pugni sparanti e missili inutilizzabili perche' incollati (per motivi di sicurezza).
Non so ancora adesso come ma il mese successivo il negozio fornisce gratuitamente agli acquirenti pugni sparanti finalmente pericolosi (forse spinti dall'unione oculisti).
Passa il tempo, arrivano i videogiochi che sostituiscono quasi del tutto i robot, dico quasi perche' ogni volta che vado a Lucca torno con un modellino di Gundam in scatola di montaggio.
Poi arriva internet, ebay, le importazioni BANDAI con la linea Chogokin e mettendo nell'ultimo cassetto del como' la coscienza, avrei potuto cominciare una collezione dal peso esorbitante ma mi accontento di comprare qualcosa di usato o di occasione.
Il progetto di comprare il modellino dell'Arcadia di Capitan Harlock e' stato abbandonato del tutto.
Quella di metallo, che si illumina, con i cannoni che si muovono simultaneamente, con l'ancora e la lama per l'abbordaggio e' stato l'ultimo baluardo della coscienza.
Con Marco per anni siamo andati a Lucca promettendoci di tornare con l'acquisto. Abbiamo fatto perdere tempo a migliaia di venditori e abbiamo visto salire il prezzo a livelli cosmici. Perfino Harlock ci prenderebbe per scemi se comprassimo adesso il modellino.
Ora quella nave rappresenta il desiderio irrealizzabile, il giocattolo che se fosse richiesto per Natale farebbe muovere il braccio di Babbo Natale nel tradizionale gesto dell'abete che crolla e del pino che sale.
Ma va bene cosi' perche' ci deve sempre essere un desiderio di metallo nascosto in fondo al cuore, metti che ti operino di appendicite...
Prosit